30/06/16

FORMAZIONE RIVOLUZIONARIA DELLE DONNE:CHIANG CHING - 2 parte

Continuiamo la pubblicazione di stralci dell'opuscolo:

Chiang Ching
La rivoluzione nella rivoluzione di una donna comunista
(tratto da A World To Win 1993)
 
 
 
Chiang Ching a Yenan
 
"...Sebbene Chiang Ching fosse entrata nel Partito già alcuni anni prima, tutto nella sua storia indica che è stato il periodo delloYenan che ha costituito per lei il reale salto politico e ideologico.
Seguì le conferenze di Mao Tse Tung ed entrò nella Scuola di Partito, mentre lavorava e frequentava corsi all' Accademia d'Arte e Letteratura Lu Sin (che, fra l'altro, preparava le compagnie di teatro per servire al fronte). Recitare,ormai, non era più la sua attività principale: ricevette anche mesi
di addestramento militare e, appena vi fosse un momento di calma relativa nella guerra, si dedicava molto seriamente allo studio del marxismo leninismo. Mao, molto interessato alle questioni culturali

cercava costantemente la discussione su arte e politica anche con i compagni appena arrivati, Chiang Ching, a sua volta, divenne presto allieva entusiasta di Mao. Alla fine del 1938 si sposarono.
Ebbero una figlia, Li Na, che allevarono insieme all'altra figlia di Mao, Lin Min.
Sulla corona di fiori per il funerale di Mao, nel 1976 la dedica di Chiang Ching diceva: “Dalla sua discepola e compagna in armi”. Per tutti i 38 anni del loro matrimonio, fu questa la caratteristica della sua relazione con il Presidente e, se molte e diverse furono le tormente politiche che affrontarono uniti, fu negli anni intensi che condivisero nelle caverne dello Yenan e negli ultimi anni
anni della Guerra di Liberazione che Mao stava dirigendo nel Nordest della Cina, che si forgiò quel loro legame tanto stretto. Molti osservatori stranieri hanno descritto l'animata atmosfera radicale del ' comunismo di guerra' di quei vigorosi giorni nello Yenan, in cui alti dirigenti comunisti vivevano fianco a fianco con i contadini, giovani e vecchi ballavano insieme e i soldati aiutavano a coltivare il raccolto, dove la vita era relativamente semplice, organizzata intorno all'unico obbiettivo di scatenare la guerra rivoluzionaria del popolo.
Come diceva uno degli slogan di Mao, sulle antiche pareti dello Yenan: “Con una zappa su una spalla e un fucile nell'altra, saremo autosufficienti nella produzione e proteggeremo il Comitato Centrale del Partito.
Non è chiaro fino a che punto il PCC si sia intromesso nel matrimonio di Mao e di Chiang Ching, è stato però più volte affermato che alcuni capi del Partito lo accettarono solo a condizione che a Chiang Ching non fosse permesso di svolgere un ruolo politico pubblico. Ciò avrebbe più volte frenato la sua iniziativa negli anni successivi, dopo la liberazione, quando i compiti della rivoluzione socialista e la costruzione del socialismo divennero concreti.
Chiang Ching si unì ad un gruppo che partì per le montagne di Nanniwan per un programma di lavoro manuale semestrale, parte di un progetto di recupero di terre e di comunità autosufficienti,
lanciato da Mao nel 1939 per dare impulso alla produzione della zona. 
Nonostante stesse lottando contro la tubercolosi, agli inizi degli anni 40 Chiang Ching insegnò arte drammatica all'Accademia Lu Sin e diresse la produzione di opere che chiamavano le masse a resistere all'aggressione giapponese, rappresentate per il popolo della regione e al fronte.
Nel marzo del 1947 Chiang Kai Shek faceva bombardare lo Yenan, costringendo la direzione del Partito a trasferirsi. Chiang Ching si ritirò, quale istruttrice politica del Terzo Reggimento, nel Nordest dove, a suo dire, iniziarono gli anni più difficili della guerra di Liberazione, dal marzo
del 1947 al giugno del 1949. E' questo il periodo delle famose opere nuove, sviluppate durante la Rivoluzione Culturale: il Concerto per piano del Fiume Giallo e due delle opere rivoluzionarie, La lanterna rossa e Shachiapang. Ella ricorda la sua commozione quando, assieme a Mao, attraversava i villaggi lungo il tragitto, e le precauzioni che dovettero prendere per proteggerlo, evitando di dire il suo nome in pubblico.
Coerentemente con il “Manifesto del doppio dieci” di Mao (pubblicato il 10 ottobre del 47), che esortava il popolo a rovesciare Chiang Kai Shek e a unire la nazione, uno dei suoi compiti fu quello di organizzare una campagna per ricordare le sofferenze sopportate dalle truppe e condurre la lotta per fare dell'Esercito Rosso, un esercito al servizio del popolo.
Chiang Ching racconta di come approfittasse di ogni intervallo tra i combattimenti con il nemico per apprendere di più sulla situazione politica e sociale dei contadini, base per il lancio della riforma agraria. Un episodio è esemplare della condizione della donna in una provincia costiera in quel periodo, quando il concubinato era comunemente diffuso. Un proprietario terriero, particolarmente odiato, aveva obbligato le sue tante concubine a svolgere compiti servili, come quello di trasportarlo
da una parete all'altra su una portantina di vimini, e a sobbarcarsi tutto il lavoro dei campi.
Durante la riforma agraria, le 'sue 'concubine lo denunciarono davanti a tutta la comunità, distruggendolo; ognuna di esse, allora, ricevette una parte della sua terra perchè la lavorasse come propria...."

24/06/16

L'Aquila, alla vigilia della giornata mondiale contro la tortura, manifestazione nazionale il 25 giugno

che comincia a bucare il silenzio stampa. Dal Centro:
altre testate on line:
http://www.ilcapoluogo.it/2016/06/22/41-bis-sommergiamo-di-libri-le-carceri/
http://www.ristretti.org/Le-Notizie-di-Ristretti/41-bis-sommergiamo-di-libri-le-carceri

25 giugno a L'Aquila - volantino del MFPR e del SRP

23/06/16

Solidarietà alle compagne di Atik e Yeni Kadim


Solidarietà con ATIK e Yeni Kadin - Libertà per tutti i prigionieri politici - presa di posizione del CPA Firenze

A Monaco di Baviera il 17 giugno 2016 si è tenuta la prima udienza del processo nei confronti di tredici attivisti della Confederazione dei lavoratori turchi in Europa (ATIK) e di Donna Nuova (Yeni Kadin), organizzazioni di lavoratori nate in seguito alla massiccia migrazione avvenuta negli anni ’70 durante gli anni della dalla giunta militare fascista turca.


L’indagine, avviata a livello europeo dal Ministero tedesco della giustizia su prove fornite dalla polizia dello Stato turco e basata sull’accusa di appatenenza al TKP / ML (Partito Comunista di Turchia / marxista-leninista), culminava il 15 aprile 2015 con una campagna di arresti avvenuta a cavallo tra Germania, Grecia, Svizzera e Francia, paesi in cui i militanti vivevano e svolgevano le proprie attività politiche.

Dopo un’iniziale reclusione in Francia, Svizzera e Grecia i compagni sono stati trasferiti in rigide condizioni di isolamento nei penitenziari dello Stato federale tedesco, dove sono stati accusati in base agli articoli “antiterrorismo” 129 a e b (analoghi agli art 270 bis e ter) ovvero “creazione di un’associazione terroristica” e “associazioni criminali e terroristiche all'estero, applicazione allargata e rientrata”.

Questa campagna di arresti rappresenta un’ulteriore prova sull’utilizzo della legislazione comunitaria in materia di “antiterrorismo”.

L’ “emergenza terrorismo”, con le sue liste nere, serve a legittimare la ristrutturazione del sistema repressivo a livello nazionale e internazionale

Per chi lotta tutte queste leggi significano controllo, schedature, repressione, carcere.

Rompere questo circolo vizioso, costruire la solidarietà con tutti gli arrestati, costruire l’opposizione alle leggi della “emergenza” significa immediatamente difendere uno spazio di critica al sistema imperialista e alle sue guerre, spazio che viene in maniera sempre più pressante, e per chiunque, messo in discussione.


Libertà per i compagni di ATIK e Yeni Kadin!

Libertà per tutti i prigionieri politici! 

Abusi di potere, una denuncia da Roma

Da Tavolo4:
Stamattina mi è successa una cosa a dir poco allucinante: mi trovavo a San Giovanni con la bicicletta, passo tra due macchine facendo attenzione a non beccare gli specchietti come faccio sempre. Passo e due uomini sulla cinquantina in una macchina qualsiasi mi fischiano. Incazzata gli faccio le corna. Vado avanti con la bici appena scatta il verde e me li ritrovo che mi guardano da lontano sulla corsia preferenziale, li spernacchio e dato che non voglio più avere a che fare con loro passo con il rosso per ben due volte per seminarli.
All'improvviso me li ritrovo sulla sinistra che si fermano e tirano fuori dal nulla la paletta e mi chiedono il documento urlando. Io ci rimango spiazzata: era un evidente abuso di potere con tanto di molestia iniziale. E così mi sono rifiutata di tirare fuori i documenti e ho voluto i loro per denunciarli e nel frattempo ho chiamato la polizia per avere un'auto sul posto.
La polizia municipale mi risponde che la polizia ce l'avevo già lì e dovevo fornirgli i documenti. Loro chiamano una collega donna amica loro che mi fa la multa. 163 euro di multa. Io spiego che lui mi aveva fischiato e tutto il resto alchè si sono difesi dicendo che c'è fischio e fischio. Tutte scuse ovviamente si stavano rigirando la frittata. Loro giustamente si rivolgono col fischio alle persone. Perchè non hanno tirato fuori la paletta prima invece di spaventare la gente?
La collega donna mi risponde che se fosse stata lei non avrebbe fischiato ma avrebbe direttamente insultato. Queste sue parole le ho registrate e l'ho anche invitata a moderare i termini dicendo che stavo registrando la conversazione per tutelarmi. Mi sono anche arrabbiata perchè loro hanno molestato, abusato, e fermato una in bicicletta, invece di occuparsi di garantire la sicurezza stradale dove è veramente necessario.
Sono stata umiliata e in più ho una multa che non posso pagare. Voglio fare una controdenuncia per abuso di potere e molestie e farmi togliere la multa, ma non ho soldi per pagarmi un avvocato. Qualcuno può darmi una mano? Conoscete avvocati pro bono che si occupano di pratiche come queste? Vi ringrazio in anticipo.

22/06/16

Manifestazione a L'Aquila il 25 giugno - "Nonostante tutto, qui morti non siamo"

"Nonostante tutto, qui morti non siamo"
(L’Aquila, da una detenuta in 41 bis)

Una sentenza della Cassazione del 2014, stabilisce il potere assoluto delle circolari del DAP, per cui chi è sottoposto al regime di 41 bis, non può più ricevere libri e stampa in genere, se non acquistandoli a caro prezzo tramite il carcere. Quest’ulteriore censura, oltre al limite di detenere in cella un numero esiguo di testi, si aggiunge a un lungo elenco di gravi restrizioni, anche oggetto d’indagine della Commissione Diritti Umani del Senato.
In particolare, dall’’indagine conoscitiva sul 41 bis’ di quest’anno, emerge un quadro raccapricciante sulle condizioni detentive nella sezione femminile speciale del carcere dell’Aquila. “Un carcere femminile peggiore di Guantánamo e di Alcatraz”, lo definì Giulio Petrilli, “dove le detenute sono sepolte vive e in condizioni d’isolamento totale” e per di più in una Regione ancora priva di un garante dei detenuti. “Lontane dai propri affetti e dai propri figli, le 7 donne rinchiuse nel carcere dell’Aquila, soffrono più degli uomini di questa condizione di carcere duro” denuncia l’avvocata Fabiana Gubitoso.
Nel rapporto del Senato le donne rinchiuse alle Costarelle ci parlano di privazioni e afflizioni quotidiane del tutto gratuite ed esercitate al solo scopo di intimidazione e annichilimento, come la presenza continua di agenti durante le visite mediche, l’impedimento a svolgere attività creative, il limite al numero di libri, indumenti, foto ecc.
La lettura poi è di importanza vitale nelle sezioni di isolamento totale, impedirla è un accanimento che va oltre il 41 bis. Come altro vogliamo chiamarla questa se non tortura?
Diversi Magistrati di sorveglianza hanno accolto i reclami di prigionieri e prigioniere, tra cui la Lioce, contro questa circolare, in quanto anticostituzionale. La Cassazione invece, considerando le circolari ministeriali dei semplici provvedimenti amministrativi interni, non suscettibili di controllo di legittimità, l’ha di fatto legalizzata, rendendola così definitiva.
“La lettura è una porta sul mondo”, ha detto Mattarella, che molti non attraversano pur potendo e che invece è sprangata a vita per chi è recluso in 41bis. “Impedire che terze persone vengano a conoscenza dell’istituto di assegnazione dei detenuti” e “agevolare le operazioni di perquisizione ordinaria” sono le assurde motivazioni accampate per questa tortura bianca, esemplari del grado di inciviltà e di imbarbarimento di questo sistema.

Alla vigilia della giornata mondiale contro la tortura, Sabato 25 giugno a L’Aquila, h. 11 in Viale Gran Sasso, h. 14 sotto il carcere: manifestiamo contro la tortura! Per adesioni e info: mfpr.naz@gmail.com - femminismorivoluzionario.blogspot.it/.

Luigia De Biasi (MFPR - AQ)

20/06/16

L'odio verso le donne e la coscienza sporca di una legge, di una demokrazia che si misura in soldoni

Nessun diritto si mantiene in piedi senza la lotta rivoluzionaria delle donne contro questo sistema da moderno medioevo! Sembrerebbe ovvia, quasi lapalissiana questa affermazione, ma non lo è. A Trapani e presto in tutta Italia, il diritto di aborto verrà meno per pensionamento dell'ultimo ginecologo non obiettore!
In una demokrazia con la coscienza sporca del sangue di milioni di donne, dei profitti di poche mammane, della repressione delle lotte, è doveroso chiedersi perchè si continui a delegare una simile denuncia all'ala sindacale più riformista e pompierista, quella che in difesa dei padroni ha affossato i diritti di lavoratrici e lavoratori, quella che ha accettato sin da subito la trappola dell'obiezione di coscienza nella legge 194, quella che ancora oggi prende per buona questa legge così com'è, completamente svuotata dei principi che avrebbe dovuto difendere: l'autodeterminazione della donna e il diritto di aborto. 
È come "la storia di una società che precipita e che mentre sta precipitando si ripete per farsi coraggio: fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, ma il problema non è la caduta ma l'atterraggio" (Hubert)
E' chiaro che l'atterraggio di queste rappresentanti sindacali sul direttore generale dell’Asp Fabrizio De Nicola, non fornirà alle donne neanche un paracadute.
L'unico modo che abbiamo per non tornare indietro di 40 anni è la lotta rivoluzionaria autorganizzata delle donne!

“A Trapani non è più garantito il diritto all’interruzione di gravidanza“. A lanciare l’allarme è il coordinamento donne di Cgil e Uil dopo che è andato in pensione il dottor Tommaso Mercadante, l’unico medico non obiettore di coscienza dell’ospedale locale, sola struttura pubblica della città. “Dall’11 maggio al Sant’Antonio Abate le donne non possono più ricorrere ad aborti chirurgici e aborti dopo i 90 giorni perché l’ultimo medico non obiettore di coscienza sta andando in pensione”, spiegano Antonella Granello (Cgil) e Antonella Parisi (Uil), che sottolineano anche il rischio dell’aumento di aborti clandestini.
Il caso è nato dopo la pubblicazione della notizia sulle pagine di un quotidiano locale, che ha raccontato come l’unico medico non obiettore dei sette dottori del reparto di Ginecologia del Sant’Antonio Abate non sia più in servizio. Restano così altri sei colleghi, che però sono tutti obiettori: una situazione che preoccupa alle rappresentanti sindacali di Cgil e Uil, al punto di avere chiesto un incontro urgente al direttore generale dell’Asp Fabrizio De Nicola per aprire un confronto “sul problema dell’interruzione volontaria di gravidanza e sul potenziamento dei consultori”. “L’azienda sanitaria – scrivono le due sindacaliste – è tenuta a garantire alle donne che ne fanno richiesta il diritto all’interruzione volontaria della gravidanza stabilito dalla legge 194. Ciò che sta venendo meno a Trapani e in provincia è il principio di autodeterminazione delle donne a cui deve essere garantito il diritto libero e gratuito affinché possano scegliere autonomamente di diventare madri senza discriminazioni e a seconda delle condizioni personali di ognuna”.
Per le due sindacaliste, inoltre, c’è il rischio che col venir meno della possibilità di rivolgersi all’ospedale pubblico aumentino gli aborti clandestini: in media, affermano i sindacati, a Trapani si registrano circa 600 richieste di Ivg ogni anno e, “considerato che da oltre un mese il servizio non viene più garantito, ci chiediamo quale risposte sono state date alle donne che si sono rivolte al servizio pubblico per effettuare l’interruzione volontaria della gravidanza”. “Ci batteremo – concludono Granello e Parisi – affinché anche in provincia di Trapani si garantiscano il servizio di interruzione volontaria della gravidanza, un’adeguata assistenza sanitaria e si potenzino i consultori, così come prevede la legge”.
Nel dibattito è intervenuto il direttore sanitario dell’ospedale, Francesco Giurlanda: “Il medico che viene assunto può in qualsiasi momento dichiararsi obiettore di coscienza” e la soluzione da lui prospettata è quella di ricorrere a una convenzione esterna con privati, o di rivolgersi ad altre strutture pubbliche: quella più vicina è l’ospedale di Castelvetrano, piccolo centro che dista da Trapani 80 chilometri. Mentre il direttore sanitario dell’Asp di Trapani, Antonio Siracusa, ha aggiunto: “Dall’1 giugno il nuovo primario è Francesca Paola Maltese, che è obiettrice. L’azienda, appena ha avuto comunicata la libera scelta della dirigente medico, fermo restando che l’Asp continua a garantire il servizio presso l’ospedale di Castelvetrano, si è mossa subito per dare continuità al servizio: la prossima settimana incontrerà il medico non obiettore del nosocomio di Castelvetrano, per stabilire modalità e funzioni per garantire questo servizio fin da subito anche presso il Sant’Antonio Abate di Trapani”.

Condannata a "concorso morale" per aver riportato nella sua tesi la lotta No-Tav.

Studentessa di antropologia a Venezia viene condannata a "concorso morale" per aver riportato nella sua tesi la lotta No-Tav, come esperienza propria in una manifestazione.
Oltre l'innegabile complicità con i governi più palesemente fascisti e liberticidi come quello turco ed egiziano, il governo italiano avanza sempre più verso il moderno fascismo e alza il tiro con la repressione anche sul fronte interno. Infatti ormai basta riportare anche solo in una tesi di laurea una lotta sociale dove si era presente, come quella della No-Tav, che si viene immediatamente condannati. Possiamo dire in fin dei conti che le differenze tra il vecchio regime fascista e quello moderno che avanza si assottigliano sempre di più, per arrestare tutte le lotte sociali.

RIBELLARSI E' GIUSTO!



Articolo riportato da La Nuova

Racconta gli scontri dei No Tav per la tesi. Condannata

Una studentessa di Ca' Foscari preparava lo studio di laurea in Antropologia per conto dell'Università sulle proteste no global. Per la Procura si tratta di "concorso morale"
di Francesco Furlan


VENEZIA. Per avere presenziato a una delle dimostrazioni dei No Tav in Val di Susa culminata in momenti di tensione, una studentessa di antropologia, impegnata a scrivere una tesi di laurea sul movimento, per l’università Ca’ Foscari, è stata condannata ier in tribunale a Torino a due mesi di reclusione con la condizionale. La ragazza è stata dichiarata colpevole di "concorso morale" in alcuni dei vari reati contestati dalla procura agli attivisti.

Gli scontri. La manifestazione risale all’estate del 2013 a Salbertrand (Torino), e cominciò come un volantinaggio, poi si concentrò contro la sede dell'Itinera, una ditta che forniva materiali per il cantiere del Tav, con il blocco di un camion e l’ingresso nel recinto, con alcuni episodi di imbrattamento con scritte del tipo “No Tav” e “Basta devastazioni”. Dopo quei fatti la procura torinese ha indagato una quindicina di ragazzi minorenni e una trentina di maggiorenni, trai quali la cafoscarina e un’altra ricercatrice.

Ca' Foscari. Per entrambe l’avvocato Valentina Colletta ha chiesto il rito abbreviato, convinta di poterle fare uscire dal processo. Per dimostrare infatti che la studentessa veneziana era lì per motivi di studio, ha presentato la sua tesi di laurea sui movimenti e un documento dell’’università Ca’ Foscari la quale affermava che la tesi prevedeva anche una parte di ricerca sul campo, e che la ragazza era in Val di Susa proprio per quel motivo. Tuttavia il pm Antonio Rinaudo ha affermato che la studentessa non si limitò ad osservare da semplice spettatrice, tanto vero che nella tesi racconta i fatti in prima persona plurale.

La condanna. Quello che per la difesa era un "espediente narrativo" era invece, per l'accusa, la prova del "contributo" alla dimostrazione. Per le stesse circostanze era imputata una ricercatrice di sociologia all'Università di Calabria (oggi supplente in un istituto tecnico a Torino) che però è stata assolta. «L’uso del noi nella tesi rappresentava una scelta stilistica», spiega l’avvocato Colletta, «quindi è assurdo che la ragazza sia stata condannata sulla base di questa osservazione. Anche perché i filmati dimostrano che entrambe le ricercatrici hanno sempre avuto un atteggiamento defilato rispetto alla manifestazione». Per la studentessa veneziana il pm aveva chiesto 9 anni. Dopo la laurea a Ca’ Foscari la ragazza ora si trova in Inghilterra.

19/06/16

* precar* in lotta a Palermo contro i licenziamenti intervengono al corteo del Pride... dai migranti ai diritti sociali grande solidarietà ma non solo! la cronaca di una precaria

Da Proletari comunisti

IERI, SABATO 18 GIUGNO, GLI ASSISTENTI AGLI STUDENTI DISABILI DI PALERMO, IN LOTTA DA GIORNI PERCHE'   LICENZIATI  DALLA LEGGE REGIONALE EMANATA IL 17 GIUGNO SCORSO DAL PD DI CROCETTA/BACCEI E DAL M5S  DELLE DEPUTATE  FOTI/ZAFARANA, SONO INTERVENUTI   AL CORTEO DEL PRIDE CHE HA VISTO MIGLIAIA DI MANIFESTANTI IN PIAZZA.
UN CORTEO SI' FESTOSO E COLORATO MA CHE AVEVA AL CENTRO COME PAROLA D'ORDINE IN PARTICOLARE LA QUESTIONE DEI MIGRANTI, LA NECESSITA' DELLA CHIUSURA DEI CIE E DELL'APERTURA DELLE FRONTIERE ALLARGANDO POI  QUESTO CONCETTO A TUTTE LE SITUAZIONI DI OPPRESSIONE CHE SI SUBISCONO, DAL MONDO LGBT, AI DISABILI... DI CUI UNA RAPPRESENTANZA ERA IN PIAZZA ECC... 


GLI ASSISTENTI PRECARI DELLO SLAI COBAS PER IL S.C. ERANO TUTTI SCHIERATI LUNGO UN MARCIAPIEDE, ALL'INIZIO IN SILENZIO, PARLAVANO I CARTELLI SIA QUELLI CON PAROLE D'ODINE COME" IL DIRITTO AL LAVORO NON SI TOCCA", "IL  DIRITTO ALL'ASSISTENZA DEI DISABILI NON SI TOCCA" "I DIRITTI SOCIALI SONO TUTTI UGUALI", "LGBT, MIGRANTI, ROM, DISABILI... UGUALE RISPETTO, UGUALI DIRITTI" , SIA QUELLI CON LA LOCANDINA INGRANDITA CHE DENUNCIA LA POLITICA SCELLERATA DEL PD  DEL GOVERNO NAZIONALE E REGIONALE IN TANDEM CON QUELLA DEL M5S , CHE ATTACCA PESANTEMENTE DIRITTI BASILARI,  LA POLITICA DI UN PRESIDENTE COME CROCETTA CHE SI DICE A FAVORE DEI DIRITTI DEGLI LGBT, E POI CON LE SUA "RIVOLUZIONE" ANTIOPERAIA E ANTIPROLETARIA  E DI MASSACRO SOCIALE ATTACCA TUTTI SENZA ALCUNA DISTINZIONE, COMPRESO GLI LGBT.,  QUANDO TOGLIE IL LAVORO  E TAGLIA SUL SOCIALE,  LOCANDINA DIFFUSA IN TUTTI QUESTI GG SIA A PALERMO CHE NEI PAESI E CHE STA TROVANDO LA CONDIVISIONE DI TANTI CITTADINI .
 
 IL COLPO D'OCCHIO COSTITUITO DAI PRECARI HA SIN DA SUBITO ATTIRATO MOLTA ATTENZIONE  A PARTIRE DA TUTTA LA DIGOS E POLIZIA ANTISOMMOSSA CHE ALL'AVVICINARSI DELLA TESTA DEL CORTEO, DOVE VI ERA A SFILARE IL SINDACO ORLANDO NONCHE' NEO PRESIDENTE DELLA CITTA' METROPOLITANA, E' ACCORSA VERSO I PRECARI, CIRCONDANDOLI, PER "BLOCCARE" EVENTUALI AZIONI DI CONTRASTO AL CORTEO,  CUI I PRECARI HANNO RISPOSTO DENUNCIANDO IL LORO ATTEGGIAMENTO REPRESSIVO E DICENDO LORO DI ALLONTANARSI ...
 
ALL'ARRIVO DEL SINDACO ORLANDO, NONOSTANTE LA DIGOS, ALCUNI PRECARI SI SONO STACCATI DAL CORDONE UMANO CHE FORMAVANO E SONO ANDATI DIRETTI VERSO DI LUI, CIRCONDATI SUBITO DA FOTOGRAFI, GIORNALISTI, DIGOS...  IL SINDACO CHE NEL FRATTEMPO FACEVA LO SLOGAN CHE I PRECARI AVEVANO COMINCIATO A GRIDARE " IL POSTO DI LAVORO NON SI TOCCA LO DIFENDEREMO CON LA LOTTA"  HA STRETTO LA MANO AI PRECARI CHE GLI ERANO ANDATI DI FRONTE, I QUALI RIBADENDO FORTEMENTE LA PROPRIA SOLIDARIETA' AI MIGRANTI, AI DISABILI, AI PARTECIPANTI AL CORTEO HANNO PERO' DENUNCIATO LA GRAVISSIMA SITUAZIONE IN CUI SI VIVE A PALERMO A PARTIRE DAL LAVORO CHE VIENE TOLTO IN MODO ASSOLUTAMENTE ILLEGITTIMO A MIGLIAIA DI PERSONE E HANNO RIBADITO  LA NECESSITA' URGENTE DI UN TAVOLO PER AFFRONTARE NELLO SPECIFICO LA GRAVISSIMA EMERGENZA DEI SERVIZI DI ASSISTENZA IGIENICO PERSONALI E DELLA SALVAGUARDIA DEGLI OPERATORI , SONO CIRCA 200 A PALERMO ALTRE CENTINAIA IN TUTTA LA SICILIA I LICENZIATI ... NON BASTA CANTARE LO SLOGAN MENTRE SI E' IN PIAZZA ...  ORLANDO SI E'IMPEGNATO A INCONTRARE I PRECARI A FINE GIUGNO DOPO UN INCONTRO CHE FARA' CON TUTTI I SINDACI... STAREMO A VEDERE... MA NOI NON CI FERMIAMO!!!
 

MA L' ASPETTO MOLTO BELLO DI IERI  E' STATA LA GRANDISSIMA SOLIDARIETA' CHE I PRECARI HANNO RICEVUTO DA TUTTO L'INTERO CORTEO E CHE E' STATA RICAMBIATA  .... APPLAUSI, SEGNI DI CONDIVISIONE DEI CARTELLI, ABBRACCI, TANTE FOTO E RIPRESE  MA ANCHE INTERVENTI SIGNIFICATIVI FATTI DA CHI ERA SOPRA I CAMION CHE SFILAVANO ... PIU' DI UNA VOLTA SI SONO FERMATI DAVANTI AI PRECARI E DAL MICROFONO SONO INTERVENUTI , FERMANDO ANCHE LA MUSICA .... UNO FRA I TANTI , MOLTO  EMOZIONANTE  QUELLO DI UN TRANS  CHE HA GRIDATO A GRAN VOCE : UNA DELLE COSE CHE VORREI RICORDARE , IL PRIDE E' ANCHE QUESTO A PROTEZIONE E A DIFESA DI TUTTI I PIU' DEBOLI, MA QUI SE NE FOTTONO TUTTI,  E NOI VOGLIAMO L' ASSISTENZA AGLI STUDENTI DISABILI ORA!! SUBITO !!! DATE L' ASSISTENZA A CHI NE HA DIRITTO !!!!  UNA RAGAZZA POI HA INZIATO A DENUNCIARE AD ALTA VOCE LE MALEFATTE DI CROCETTA, ASSENTE AL CORTEO...
 

ERA "CORSO" INFATTI A CEFALU' PER LA QUESTIONE INCENDI, SU CUI LORO NON SI ASSUMONO MAI LA PIENA E GRAVISSIMA RESPONSABILITA' !!!

 QUESTE  ISTITUZIONI,  QUESTI POLITICI AL POTERE MASSACRANO OGNI GIORNO LA NOSTRA VITA.... COSA PARTECIPANO A FARE A QUESTE MANIFESTAZIONI??? PER AVERE CONSENSO??? E ANCORA DI PIU' SOTTO ELEZIONI???  MENTRE OGNI GIORNO ATTACCANO IL DIRITTO AL LAVORO, IL DIRITTO ALLO STUDIO DEI RAGAZZI DISABILI , IL DIRITTO ALLE CASE, IL DIRITTO AI MIGRANTI, IL DIRITTO AD UNA VITA DIGNITOSA ....
NON PUO' BASTARE COMUNQUE UNA PARATA ALL'ANNO, LA LOTTA E' QUOTIDIANA E DEVE ESSERE FATTA A 360° E NON PUO' ESSERE SOLO SINDACALE, NECESSARIA SU UN PIANO DI CLASSE MA NON UNICA... LA LOTTA DI CLASSE PER CAMBIARE IL SISTEMA E FARI SI "CHE TUTTI I DIRITTI SOCIALI SIANO DAVVERO TUTTI UGUALI"  E' MOLTO PIU' AMPIA, A PARTIRE DALLA LOTTA POLITICA CHE NON PUO' CHE ESSERE RIVOLUZIONARIA...

GIORGIA PRECARIA DELEGATA SLAI COBAS S,C, PALERMO

ASSISTENTI DISABILI IN LOTTA

19 GIUGNO 1986: GIORNATA DELL'EROISMO. Solidarietà con tutti i prigionieri politici rivoluzionari nel mondo!

Il 19 giugno del 1986, nelle carceri peruviane del Fronton, Lurigancho e Callao, centinaia di prigionieri politici e di guerra del Partito Comunista del Perù in rivolta furono massacrati dalle forze armate peruviane.
Morirono dopo aver rifiutato ogni falsa proposta di accordo, consapevoli del prezzo che il nemico gli avrebbe fatto pagare. Scelsero di dare la vita per il loro popolo, il partito e la rivoluzione, resistendo e combattendo fino all'ultimo; trasformando le tetre prigioni in “luminose trincee di combattimento”.
Il Partito Comunista del Perù ha chiamato il 19 giugno “Giorno dell'eroismo” e, da allora, a livello internazionale, si celebra questa giornata in memoria di quella battaglia, in solidarietà con tutti i prigionieri e le prigioniere rivoluzionari, contro la repressione delle lotte proletarie e i movimenti di lotta.
In particolare, quest’anno sosteniamo la manifestazione per G.I. Habdallah e esprimiamo solidarietà e sostegno per la difesa delle condizioni di vita e per la loro liberazione dei prigionieri politici indiani, turchi e di tutti i prigionieri politici nelle carceri imperialiste.
Sosteniamo e aderiamo alla manifestazione a L’ Aquila del 25 giugno contro il 41 bis applicato ai detenuti politici. Inoltre, sosteniamo la campagna in corso “pagine contro la tortura ” che sta centrando le iniziative su un aspetto, particolarmente odioso e repressivo, del regime 41 bis.

Viva il 19 giugno Giorno dell’eroismo!
Libertà per tutti i prigionieri politici!
Movimento femminista proletario rivoluzionario
Soccorso rosso proletario
Slai cobas per il sindacato di classe
Punto libreria Metropolis- Milano

16/06/16

SULLO STUPRO NON CONTATE SUL NOSTRO SILENZIO!

Da Tavolo4
SULLO STUPRO NON CONTATE SUL NOSTRO SILENZIO!
 
Il 12 febbraio del 2012 a L'aquila, Rosa viene stuprata e lasciata agonizzante in mezzo alla neve dal militare dell’operazione “strade sicure”, Francesco Tuccia.  In aula verrà difeso dagli avvocati Antonio Valentini e Alberico Villani. A sostenere Rosa, dentro e fuori le aule dei Tribunali ci sono centinaia di donne, sia del L’aquila che provenienti da altre città, molte da Roma. Siamo uscite in massa quando l’avv. Valentini ha pronunciato la frase “consenso reciproco” e portato avanti una difesa ancora incentrata sul rafforzare la cultura dello stupro.
A novembre del 2015 l'avv. Antonio Valentini viene invitato a parlare da un’associazione abruzzese alla Casa Internazionale delle donne di Roma, che con una lettera pubblica, revoca la partecipazione di siffatto personaggio, dando seguito alle decine di mail e telefonate di donne che si erano espresse in questo senso in quei giorni. Una di queste mail che avremmo potuto scrivere e abbiamo scritta ognuna di noi è quella che riportiamo sotto. Il 13 novembre il convegno sulla commissione Grandi Rischi  “Verso la Cassazione” si svolge regolarmente in assenza del difensore di Tuccia, ma il 18 maggio 2016 il pm dell'Aquila firma un ordine di sequestro di tutto il materiale tecnologico ad una compagna di Roma, che aveva diffuso a mezzo chat la mail che riportiamo qui sotto. La donna verrà denunciata dall’avv. Antonio Valentini per diffamazione aggravata.

FIRMIAMO E DIFFONDIAMO LA LETTERA “INCRIMINATA”!
 
“Alla Casa internazionale delle donne
sono aquilana terremotata e ho perso persone, luoghi e ricordi a noi tanto cari con il terremoto.
Quel che è successo a L’Aquila nel 2009 e oltre non lo dimentico.
Non dimentico la violenza e la militarizzazione con cui lo stato ha cercato di nascondere le sue responsabilità, sorvegliare i terremotati e reprimere chi osava lottare
Non dimentico lo sciacallaggio di comitati politico-affaristico-mafiosi sulla pelle degli sfollati.
Quando ho sentito che l’avvocato Valentini avrebbe assistito gratis tutti gli aquilani terremotati, pensai fosse un uomo coraggioso, ma poi abbiamo capito che non era coraggio quello, ma solo un esercizio di potere.
No, non dimentico quel che è successo a L’Aquila nel 2009 e oltre.
Circa 70.000 militari arrivati da tutta Italia a sorvegliare neanche 35.000 sfollati nelle tendopoli. Erano loro i padroni del territorio, non gli aquilani terremotati.
No, Non dimentico quel che è successo a L’Aquila nel 2009 e oltre.
Quando la notte del 12 febbraio 2012, in una discoteca di Pizzoli (AQ), una giovane donna di 20 anni, “Rosa”, fu stuprata e ridotta in fin di vita da un militare, Tuccia, in compagnia di 2 altri commilitoni del 33° reggimento artiglieria "Acqui", impiegati nell’operazione “strade sicure”
Sono loro i padroni del territorio e alcuni sono anche aquilani.
Ora l’avv. Valentini, che è “amico” di tutti, doveva correggere il tiro e conquistare quelli più potenti, quelli del braccio armato dello Stato. Così si offrì di difendere gratuitamente lo stupratore avellinese Francesco Tuccia.
Alle prime udienze per stupro, le compagne, le donne arrivate da tutta Italia percepirono netta la sensazione che a L’Aquila il militare stupratore si trovava in un ambiente amico
Ricordo nettamente la sensazione appiccicosa di schifo e violenza, esercitati sulla nostra pelle di donne, alle parole dell'avv. Valentini: “Tra i due ragazzi vi fu consenso esplicito. La pratica del fisting presuppone una particolare posizione della donna, assolutamente incompatibile con le modeste ecchimosi refertate sulla ragazza e soprattutto con il fatto che aveva, sebbene scesi, i pantaloni addosso”. Modeste ecchimosi le lacerazioni all’apparato digerente e genitale di Rosa! “Solo” 48 punti per ricostruire le parti interne lese!
Uscimmo in massa dall’aula, disgustate e indignate per la violenza che l’intervento dell’avvocato “amico di tutti” evocava.
E’ chiaro che l’ingresso di un tale individuo in un posto così è un insulto, una minaccia a tutte le donne e una provocazione: perché proprio alla casa internazionale delle donne?
Ci giochiamo le ovaie se l’idea non è stata proprio sua, dell’avvocato “amico di tutti”.

CI RIGUARDA TUTTE

militariallaquila@anche.no
 
Mandate una mail a militariallaquila@anche.no per firmare contro chi difende gli stupratori e minaccia le donne che denunciano la cultura dello stupro. Diffondete il più possibile , fate firmare il cartaceo e spedite le firme. Dobbiamo mostrare la solidarietà delle donne contro la cultura patriarcale!!
 

L'Aquila 25 giugno, manifestazione contro la tortura - lettera/comunicato ai giornali

Una sentenza della Cassazione del 2014, stabilisce il potere assoluto delle circolari del Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria, per cui chi è sottoposto al regime di 41 bis, non può più ricevere libri e stampa in genere, se non acquistandoli a caro prezzo tramite il carcere.
Quest’ulteriore censura, oltre al limite di detenere in cella un numero esiguo di testi (a L’Aquila solo 2), si aggiunge a un lungo elenco di gravi restrizioni, attualmente oggetto d’indagine della Commissione Diritti Umani del Senato.
In particolare, dall’’indagine conoscitiva sul 41-bis’ di quest’anno, emerge un quadro raccapricciante sulle condizioni detentive nella sezione femminile speciale del carcere dell’Aquila, inaugurata nel 2005 da Lioce, Blefari e Proietti, delle BR-PCC.
“Un carcere femminile peggiore di Guantánamo e di Alcatraz”, lo definì Giulio Petrilli dopo averlo visitato, “dove le detenute sono sepolte vive e in condizioni d’isolamento totale”. “Lontane dai propri affetti e dai propri figli, le 7 donne rinchiuse nel carcere dell’Aquila, soffrono più degli uomini di questa condizione di carcere duro” denuncia l’avvocata Fabiana Gubitoso.
Nel rapporto del Senato le donne rinchiuse alle Costarelle ci parlano di privazioni e vessazioni quotidiane del tutto gratuite ed esercitate al solo scopo di intimidazione e annichilimento, come la presenza continua di agenti durante le visite mediche non psichiatriche, la violazione della propria intimità, l’impedimento a svolgere attività creative come il ricamo, a detenere detersivo o fermagli per i capelli in cella, il limite al numero di libri, indumenti, foto, il divieto di cucinarsi qualcosa in cella ecc.
La lettura poi è di importanza vitale nelle sezioni di isolamento totale, impedirla è un accanimento che va oltre il 41 bis. Come altro vogliamo chiamarla questa se non tortura?
“La lettura è una porta sul mondo”, tornando a citare Mattarella, che molti non attraversano pur potendo e che invece è sprangata a vita per chi è recluso in 41bis.
“Agevolare le operazioni di perquisizione ordinaria” è la motivazione accampata per questa tortura bianca ed è esemplare del grado di inciviltà e di imbarbarimento di questo sistema.
Alla vigilia della giornata mondiale contro la tortura, Sabato 25 giugno a L’Aquila, h. 11 alla Villa Comunale, h. 14 sotto il carcere: manifestiamo contro la tortura!
Per adesioni e info: mfpr.naz@gmail.com
Per il Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario, aderente alla campagna “Pagine contro la tortura”, Luigia De Biasi

Qui l'appello integrale della mobilitazione, tratto da "Pagine contro la tortura"

14/06/16

Processo ai dirigenti rivoluzionari di ATIK il 17 giugno - solidarietà internazionale - Soccorso Rosso Proletario

In via di traduzione

Le procinès de l’opération menée l’an dernier contre le TKP/ML en Europe s’ouvre le 17 Juin en Allemagne. Cette opération dirigée par l’Allemagne, et menant aux arrestations simultanées de 10 révolutionnaires dirigeants de l’ATiK en France, Suisse, Grèce et Allemagne, met une fois de plus en évidence la profonde collaboration entre les impérialistes européens et le gouvernement fasciste du président turc Erdogan.
Centre d’Information : Dans un communiqué envoyé par le Comité International de Solidarité avec les Prisonniers Politiques (UPOTUDAK), un appel à la solidarité avec l’ATiK a été lancé en
déclarant : « Ce procès ne pourra être remporté qu’avec le soutien d’un mouvement de solidarité international ! ».
La première audience du procès suite à l’opération « TKP/ML » organisée contre les cadres de l’ATiK (Confédération des Travailleurs de Turquie en Europe), qui a eu lieu l’an dernier en Europe, va se tenir ce 17 JUIN 2016 à Munich (Allemagne). L’UPOTUDAK lance un appel à la solidarité lors de l’ouverture du procès : « Les 10 révolutionnaires interpellés sont actuellement toujours détenus dans des prisons différentes de Bavière et dans des conditions sévères d’isolement ». L’UPOTUDAK précise : « Les rencontres avec leurs avocats ou leurs familles se font isolées derrières des cloisons vitrées. Leurs contacts avec les autres détenus sont limités et bien sur aucun contacts entre eux n’est toléré ».
« Le TKP/ML n’est pas une organisation terroriste, c’est un parti politique »
Dénonçant ce procès contre le TKP/ML (Parti Communiste de Turquie / Marxiste-Léniniste) comme un procédé pour le mettre sur la liste des organisations terroristes et ainsi interdire ses activités en Allemagne, l’UPOTUDAK continue ainsi : « Il est très claire que ce procès va être fortement influencé par les accords secrets passés entre l’Etat allemand et l’Etat turc. Il est de notre devoir de dénoncer le fait que la véritable accusation lancée par le procureur fédéral allemand contre les 10 révolutionnaires emprisonnés est la lutte menée par le TKP/ML contre l’Etat fasciste turc ».
Pour la victoire des révolutionnaires, dans ce procès qui devrait durer au moins 2 ans d’après les juristes,  il est très important que la solidarité internationale s’organise.
D’après l’UPOTUDAK : «  Ce procès n’est pas un procès pour organisation terroriste. Le TKP/ML est un parti politique, pas une organisation terroriste ! Les forces des impérialistes et de l’Etat turc ne suffiront pas à vaincre les révolutionnaires ! »

13/06/16

TARANTO: IL FUNERALE DI UN PLURIASSASSINO COME UN FUNERALE ALLA 'CASAMONICA'

COSA VUOL DIRE PER LE DONNE OGGI "MODERNO FASCISMO"

Nell'opuscolo “Uccisioni delle donne, oggi” - in cui è l'oggi che viene sottolineato – e che pone i nodi di fondo per un'analisi della attuale strage quasi quotidiana delle donne, abbiamo scritto che: “Il moderno fascismo è l’edificazione a sistema di tutto ciò che è reazionario, maschilista...
In questo senso le uccisioni non si potranno fermare, né ci sono interventi di legge, di controllo che possano frenarle. Il moderno fascismo le alimenta a livello di massa...
La stampa,la televisione indirizza e/o devia l’attenzione, impone idee, giudizi, che comunque rispondono all’utilizzo di tali uccisioni e violenze per rafforzare la politica, l’ideologia, i “valori” dominanti e nasconderne la cause sociali...
Queste uccisioni e violenze come reazione degli uomini alle donne che vogliono rompere i precedenti legami, la precedente vita sono delitti fascisti, perchè mossi da una concezione fascista, di odio, di reazione ad ogni spinta di ribellione. Come fascista è spesso il clima generato di complicità diffusa pre e post uccisioni, in cui gli uomini vengono considerati perbene, e chi sa non parla e copre non solo perchè ha una concezione individualista, ma perchè spesso ha la stessa concezione maschilista, fascista verso le donne...”.


Ora occorre andare più dentro su ciò che vuol dire per le donne oggi “moderno fascismo”, che sulle donne mostra non una ma le sue tante facce; sulla questione delle leggi; ma soprattutto sul perchè come abbiamo scritto recentemente, semplificando, a proposito dell'ultima tragica catena di uccisioni delle donne: serve che la lotta delle donne faccia paura!


Per non parlare in termini generici, facciamo riferimento soprattutto all'assassinio avvenuto a Taranto e in particolare a ciò che ne è seguito. Ma in tanti altri femminicidi si ritrovano fatti esemplificativi.

- Il funerale del marito pluriomicida (di moglie e figlio di 3 anni), Luigi Alfarano, viene fatto in una delle più importanti, storiche e centrali chiese della città, quasi in pompa magna, quindi.

- La funzione religiosa è qualcosa di osceno e fascista. Il parroco, Don Tonino Nisi, fa una omelia, neanche per “giustificare” le atroci uccisioni, ma per riabilitare l'assassino come marito e padre amorevole:

“E' colpa del demonio se il marito ha ucciso moglie e figlio... “Luigi amava la sua famiglia e lo vedo mentre con una mano tiene la sua sposa e con l'altra il suo bambino”.

Don Tonino ha sottolineato che avrebbe preferito una messa unica per le tre vittime. (Federica e il suo bambino, Andrea, sono di fatto “colpevoli” anche da morti per aver fatto un funerale separato da quello del loro assassino - ndr). «Non stiamo celebrando un processo - ha aggiunto - ma il ricordo di tre persone. Qualche ombra (l'uccisione di una donna e un bambino, viene chiamata “ombra”! ndr) abbiamo tutti noi da presentare alla Misericordia di Dio». «Ogni defunto ci dà una lezione straordinaria perché ci ricorda che noi siamo di passaggio su questa terra”. Il frate ha ricordato l'attività svolta in vita da Luigi Alfarano (nell'Associazione Nazionale Tumori - ANT), dicendosi certo che fosse «una persona buona. Con il lavoro che faceva, stando anche a contatto con i malati terminali, aveva certamente le carte in regola per entrare in paradiso». «Nessuno si può permettere di fare una graduatoria di buoni e cattivi. Il Signore sa».


- L'ANT – il cui presidente è, tra l'altro, la madre dell'assassino – non spende parole per Federica e Andrea, mentre fa un manifesto funebre in cui è scritto “I volontari del ANT di Palagiano (TA) si uniscono al dolore che ha colpito la famiglia ALFARANO”. Il femminicidio scompare... non sono state due persone distrutte ma la “famiglia” che era di “Alfarano”.


- La madre dell'assassino a questo punto aggiunge anche la sua “chicca” macabra, e annuncia che donerà al ANT – di cui, ricordiamo è lei presidente... - la villa in cui Luigi Alfarano ha portato e ucciso il bambino, dopo aver ammazzato Federica, per curare i bambini malati di tumore, “certa che Luigi sarà felice di vedere giocare i bambini amati dai propri cari”.


- Ci sono, infine, gli applausi al feretro dell'assassino, sollecitati dal prete, da parte dei partecipanti, molti portati dal ANT.

 

Nessun organo di informazione locale, e quasi tutti quelli nazionali, nessuna istituzione locale, politica o religiosa (neanche il vescovo di Taranto, Santoro, “interventista” su tutto quello che accade in città), dice qualcosa (a parte qualche rara voce individuale) o mette minimamente in dubbio che questo funerale sia legittimo, o cerca di fermarlo (in passato bastava che una persona si suicidasse per negarle il rito religioso...).

Per fare un paragone, che non è tanto assurdo. A Taranto è avvenuto una sorta di “funerale di Casamonica”, in cui le varie figure della società piegano la testa a salutare un pluriomicida, o gli sembra normale che questo avvenga. Nessun esponente istituzionale dice che quel prete deve essere cacciato perchè ha santificato un assassino.


Un altro assassino pluriomicida non avrebbe avuto quel funerale o non sarebbe entrato neanche in Chiesa, ma un assassino di donne, sì.

“L'ideologizzazione della figura del padre, del marito”, “la famiglia” val bene una messa... si potrebbe dire.


E qui non centrano, o non centrano prima di tutto, i valori “patriarcali” in una città del sud, ma siamo ai valori odierni “neri”, siamo al moderno fascismo, che tutto ricicla e rinnova, al servizio del sistema sociale attuale in crisi e putrescente, che non deve essere incrinato nei suoi puntelli.

E le donne che vogliono rompere i legami della “famiglia”, che non accettano la subordinazione al capofamiglia, incrinano, eccome! Sono una “variabile” da piangere, ma da tenere sotto controllo.


Sono anelli di questo moderno fascismo anche, e a volte in particolare, alcune delle cosiddette “associazioni umanitarie, di volontariato”. Qui, gratta gratta, viene alla luce che sono pregne di concezioni reazionarie; in cui l'umanitarismo è volto (a parte ad avere tanti soldi legali e illegali) ad impedire che esplodano le contraddizioni sociali.

12/06/16

L'Aquila, manifestazione il 25 giugno - appello nazionale di "pagine contro la tortura" e adesione di MFPR e Soccorso Rosso Proletario

41-bis = tortura

L'Aquila 25 giugno
ore 11 manifestazione in città, concentramento in Viale Gran Sasso
ore 14 presidio sotto il carcere di Preturo

Da circa un anno chi è sottoposto al regime previsto dall’art. 41-bis dell’ordinamento penitenziario non può più ricevere libri, né qualsiasi altra forma di stampa, attraverso la corrispondenza e i colloqui sia con i parenti sia con gli avvocati. Libri e stampa in genere possono ora entrare nelle celle a 41-bis soltanto se acquistati tramite l’amministrazione penitenziaria.

Inizialmente, nel novembre del 2011, la circolare del DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, l’organo del ministero di giustizia preposto al comando nelle carceri) che impone il divieto a ricevere libri nelle sezione a 41-bis, fu bloccata dalle ordinanze di alcuni Magistrati di Sorveglianza (MdS), che accoglievano le ragioni dei reclami di alcuni prigionieri e prigioniere.
ricorsi opposti da almeno tre pubblici ministeri contro queste ordinanze furono confermati in Cassazione, con una sentenza del 16 ottobre 2014, che stabilisce il potere assoluto, non sindacabile, delle circolari del DAP, poiché considerate alle stregua di semplici provvedimenti amministrativi interni, rendendo così definitiva questa nuova vigliacca restrizione.

Questa ulteriore censura – e non di poco conto vista l’importanza vitale della lettura nelle sezioni di isolamento totale – va ad aggiungersi a un lungo elenco di gravi restrizioni che sono state oggetto, in questi ultimi anni, di ragionamenti critici e di diverse mobilitazioni davanti alle carceri, tra le quali ricordiamo L’Aquila, nel 2007 e 2011, Parma nel 2012, e, nell’aprile di quest’anno, Opera-Milano, Parma, Cuneo, Tolmezzo-Udine, Terni, Bancali-Sassari.
Anche se con un diverso orientamento, riflessioni critiche arrivano anche da ambiti istituzionali.
A tal proposito basti qui citare l’ “indagine conoscitiva sul 41-bis”, dell’aprile di quest’anno, visibile sul sito del Senato, lo sciopero dei penalisti del settembre scorso indetto dall’Unione delle Camere Penali contro l’applicazione e l’estensione del processo in videoconferenza, come pure le ordinanze con le quali diversi magistrati di sorveglianza hanno tentato di disapplicare questa ennesima restrizione. In particolare, con una recente ordinanza in merito all’ennesimo reclamo, il MdS di Spoleto, competente su Terni, ha deciso di “sospendere il procedimento in corso sino all’esito del giudizio incidentale di legittimità costituzionale”, un segnale che la faccenda, anche sotto il profilo giuridico, è tutt’altro che conclusa.

Il regime del 41-bis è l’elemento trainante nella scala del trattamento differenziato che caratterizza il sistema carcerario italiano. Adottato trent’anni fa, si è via via inasprito e esteso. Questa condizione detentiva è imposta oggi ad oltre 700 prigionieri e prigioniere, fra loro una compagna e due compagni rivoluzionari, militanti delle BR-PCC, trasferiti in queste sezioni da dieci anni.
Il 41-bis è attualmente in vigore in 13 sezioni interne alle carceri di: Novara, Parma, Opera-Milano, Tolmezzo-Udine, Ascoli Piceno, Viterbo, Secondigliano-Napoli, Terni, Spoleto, L’Aquila, Rebibbia-Roma, Bancali-Sassari e Uta-Cagliari.

La quotidianità in 41-bis è fondata su:

isolamento individuale per 23 ore al giorno (soltanto nell’ora d’aria è possibile incontrare altri/e prigionieri/e, comunque al massimo tre, e solo con questi è possibile parlare);

colloquio con i soli familiari diretti (un’ora al mese) nel quale è impedito per mezzo di vetri, telecamere e citofoni ogni contatto diretto;

l’esclusione a priori dall’accesso ai “benefici”;

la censura-restringimento nella consegna di posta, stampe e libri dei quali è possibile tenerne in cella soltanto tre;

“processo in videoconferenza” in cui l’imputato/a detenuto/a segue il processo da solo/a in una cella attrezzata del carcere, tramite un collegamento video gestito a discrezione da giudici, pm e forze dell’ordine, quindi privato/a della possibilità di essere in aula con tutte le limitazioni che ciò implica sul piano della solidarietà, della visibilità del processo, della comunicazione (tra coimputati, con amici e familiari, con il “pubblico”) e della difesa legale che ne risulta fortemente compromessa;

rapporto disciplinare delle guardie (che esclude, per esempio, dall’accesso alla liberazione anticipata di 45 giorni ogni semestre) in caso di saluto, anche solo a voce, di un altro prigioniero;

utilizzo dei Gruppi Operativi Mobili (GOM), il gruppo speciale della polizia penitenziaria, tristemente conosciuto per i pestaggi nelle carceri e per i massacri compiuti a Genova nel 2001.

Le motivazioni accampate per la detenzione al 41-bis sono pretestuose poiché il fine di evitare il perdurare dei legami con l’associazione è secondario rispetto a quello di estorcere informazioni che portino a nuove accuse, a nuove incarcerazioni.
E’ sotto gli occhi di tutti/e come più di vent’anni di 41-bis non abbiano di certo arginato l’influenza della cosiddetta criminalità organizzata che invece permea sempre più l’economia così come la politica, rendendo palese la natura criminale ed assassina del capitalismo.

Non dimentichiamo l’arroganza con cui lo Stato e i padroni hanno imposto la gestione “emergenziale” del post terremoto all’Aquila e nemmeno le risate con cui la cricca politico-affaristico-mafiosa si sfregava le mani pregustando gli affari sulla ricostruzione. Presi da una sorta di sindrome di Stoccolma in una specie di carcere a cielo aperto, rinchiusi nelle tendopoli militarizzate della Protezione Civile, narcotizzati dalla propaganda di regime e poi dissolti, isolati nei villaggi di cartapesta dei Berlusconi e Bertolaso, gli aquilani non dovevano unirsi e non dovevano capire chi fossero i veri sciacalli e i veri responsabili di 309 morti.
Per contro ciò che ha mantenuto intatta la sua funzione è il carcere di Preturo, con più di 100 celle adibite al regime di 41-bis e la sua tortura quotidiana che è diventata parte integrante e stabile della quotidianità in ogni tipo di galera.

Infatti, con il passare del tempo, le leggi e le norme di natura emergenziale si consolidano cosicché ogni restrizione adottata nelle sezioni a 41-bis prima o poi, con nomi e forme diverse, penetra nelle sezioni dell’Alta Sicurezza e in quelle “comuni”, specialmente contro chi osa alzare la testa.
Così la censura, il carcere preventivo, l’isolamento punitivo applicato con l’art. 14-bis o.p., il processo in videoconferenza, i rapporti disciplinari per i più umani gesti sociali, specialmente se espressi da persone immigrate, insieme ai sempre esistenti pestaggi – che troppo spesso si concludono in “suicidio” cioè nella morte di chi viene colpito – costituiscono oggi non l’eccezione ma la normalità della condizione detentiva.
Una condizione che attraverso la differenziazione, l’individualizzazione del “trattamento”, il ricatto della premialità e l’utilizzo della violenza di stato per chi resiste alla sottomissione, è lo specchio del più generale sfruttamento, a cominciare dall’imposizione di condizioni di lavoro misere e umilianti, fatte anche di lavoro gratuito e schiavile.

Le libertà di leggere, scrivere, comunicare, parlare sono forme sociali che la classe dominante devasta con i suoi lugubri mass-media, per imporsi sulle persone e così facilitare la realizzazione dei suoi interessi, a cominciare dalle guerre saccheggiatrici in Afghanistan, Siria, Libia e Iraq, dove oggi l’Italia è la seconda forza militare di occupazione presente.
Inebetiti dalla martellante propaganda di guerra sotto la bandiera della “lotta alla mafia”, al “terrorismo”, all’“immigrazione” assistiamo quasi inermi alla generalizzazione e all’approfondimento di forme di controllo, coercizione e deterrenza che accompagnano una fase storica segnata dalla recessione globale e dall’apertura di nuovi e preoccupanti fronti di guerra.
Basti qui citare la recente legge “antiterrorismo”, dell’aprile dell’anno scorso, che se da una parte crea nuove fattispecie di reato tanto generiche e arbitrarie quanto lo è il concetto di terrorismo, dall’altra, rifinanzia decine di missioni militari italiane all’estero per diverse centinaia di milioni di euro.
Nel mentre le città vengono via via militarizzate, sorgono veri e propri campi di internamento, si applicano leggi speciali per reprimere il dissenso (come l’utilizzo del reato di “devastazione e saccheggio” per reprimere le manifestazioni di piazza), vengono smantellate pezzo dopo pezzo la sanità, la scuola, l’edilizia pubblica, viene data libertà di licenziamento e di sfruttamento…

La giornata di mobilitazione a L’Aquila non è dunque soltanto espressione di lotta contro il carcere, di solidarietà e sostegno a chi anche nel carcere di Preturo tiene la testa alta, a chi anche in quel carcere ha fatto reclamo scritto contro la circolare del DAP, fra cui Nadia, Salvatore e chissà quanti altri dei quali nulla si sa fuori.
Essa vuole essere parte della più vasta mobilitazione contro le guerre saccheggiatrici, lo sfruttamento, la repressione, dai fogli di via passando per le espulsioni delle persone arrivate in Europa perché messe in fuga dalle guerre. Dagli arresti domiciliari, fino all’isolamento e alla tortura che lo stato adopera per dividere, intimidire, per imporre interessi devastanti in ogni senso. In quest’ottica, fa proprio l’appello alla mobilitazione lanciato dalle carceri, per i primi di giugno di quest’anno, contro l’ergastolo ostativo.
Togliere al sistema penale, di cui le carceri ne sono la base, la capacità di esercitare la violenza per dividere la classe sfruttata è oggi più che mai necessità vitale.
Confrontarsi, approfondire la conoscenza della realtà in cui siamo immersi è necessario per costruire unità effettiva nella lotta; segno che anche questa giornata vuole vivere, comunicare.


Giugno 2016
Campagna “pagine contro la tortura”



Adesione

Da tempo stiamo portando avanti una campagna contro il 41bis applicato ai detenuti politici, per la difesa delle loro condizioni di vita, e in particolare per la difesa delle condizioni di Nadia Lioce, unica donna prigioniera politica sottoposta a strette restrizioni nel carcere de L'Aquila.
Contro il 41bis è in corso una campagna di “pagine contro la tortura” che sta centrando le iniziative su un aspetto, particolarmente odioso e repressivo del regime 41bis.

La nostra mobilitazione è principalmente rivolta per quei detenuti politici rivoluzionari, verso cui lo Stato agisce con particolare repressione, appunto applicando il 41bis, perchè non si sono pentiti e rivendicano la lotta contro questo Stato borghese.
Con l'applicazione del 41 bis ai detenuti politici è la lotta rivoluzionaria che lo Stato vuole colpire.

Siamo per la liberazione dei prigionieri politici, siamo per la difesa delle loro condizioni nelle
carceri.

Questa battaglia è interna alla lotta contro la repressione, lo Stato di polizia e il moderno fascismo.

Questa manifestazione a L'Aquila è all'interno delle manifestazioni che si sviluppano in tutto il mondo a difesa dei prigionieri politici rivoluzionari. E in particolare segnaliamo le manifestazioni del 19 giugno – 30° anniversario della resistenza eroica dei prigionieri politici e di guerra peruviani e del loro massacro – e comunichiamo la nostra adesione alla manifestazione nazionale per George Ibrahim Abdallah


MOVIMENTO FEMMINISTA PROLETARIO RIVOLUZIONARIO
SOCCORSO ROSSO PROLETARIO