19/09/15

La condanna a morte del governo Renzi: 20 donne nigeriane violentate, rimpatriate con la forza e di nascosto!


E' passato sotto un sostanziale silenzio questa gravissima operazione dello Stato avvenuta giovedì scorso nel Cie di Ponte Galeria a Roma, che condanna a morte certa nel loro paese 20 donne, vittime già di violenze e di tratta. 
E' così che il governo, Renzi e lo Stato italiano si riempie la bocca sull'Italia paese che tutelerebbe i migranti!

QUESTE DONNE DEVONO TORNARE SUBITO IN ITALIA E DEVE ESSERE RICONOSCIUTO LORO IL DIRITTO DI ASILO.

Sosteniamo le azioni in corso e la protesta delle donne di "lasciateCIEntrare".
FACCIAMO SENTIRE DOVUNQUE LA NOSTRA SOLIDARIETA'!


Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario - mfpr.naz@gmail.com 


Vittime di tratta: rimpatriate

(da Il Manifesto del 18 settembre) - L’aereo è decol­lato. Con le per­sone den­tro. La frase, lapi­da­ria, arriva da un poli­ziotto di guar­dia all’ingresso del Ter­mi­nal 5, aero­porto di Fiu­mi­cino. L’aereo è un veli­volo della com­pa­gnia Meri­diana. Le per­sone dovreb­bero essere circa venti donne nige­riane. Il con­di­zio­nale è d’obbligo, per­ché le infor­ma­zioni che arri­vano – quando arri­vano – non hanno alcuna forma uffi­ciale. Sem­bra che non sia lecito per nes­suno sapere cosa stia suc­ce­dendo all’interno del Cen­tro di Iden­ti­fi­ca­zione ed Espul­sione di Ponte Gale­ria (Roma). Ma l’allarme che è stato lan­ciato ieri mat­tina parla chiaro: stanno depor­tando le ragazze.
«Le ragazze» sono 20 delle 66 donne nige­riane che lo scorso 26 luglio sono state rin­chiuse nel Cie. Arri­vate in due gruppi, alcune in Sici­lia e altre a Lam­pe­dusa, sono state iden­ti­fi­cate tra­mite foto­se­gna­la­mento. Nes­suno ha comu­ni­cato loro la pos­si­bi­lità di chie­dere pro­te­zione né fatto domande sul viag­gio. E dire che sarebbe bastato chie­dere quanto hanno pagato il tra­sporto in mare, per capire che c’era qual­cosa di strano: nes­suna di loro ha pagato nulla, un chiaro segnale che le ragazze sono vit­time di tratta. Nes­suno deve averle nem­meno guar­date, visto che por­tano sulla pelle i segni più che visi­bili delle per­cosse e delle vio­lenze subite. Al con­tra­rio, le donne sono state tra­sfe­rite senza alcun tipo di comu­ni­ca­zione nel Cie, dove hanno tro­vato subito il con­sole nige­riano ad atten­derle per l’identificazione e il con­se­guente rim­pa­trio imme­diato. Solo gra­zie all’allarme lan­ciato dalla coo­pe­ra­tiva Be Free, che ha uno spor­tello di con­su­lenza all’interno della strut­tura deten­tiva di Ponte Gale­ria, una dele­ga­zione della cam­pa­gna Lascia­te­CIEn­trare è entrata a fine ago­sto all’interno del Cie, incon­trando le ragazze. Le quali hanno chie­sto il motivo della deten­zione, hanno par­lato del lungo e dram­ma­tico viag­gio che hanno fatto, hanno mostrato i segni delle violenze.
È tutto testi­mo­niato anche in un ser­vi­zio video andato in onda al Tg2. Le donne hanno final­mente potuto pre­sen­tare domanda di asilo. Quat­tro sono state accolte in un per­corso di pro­te­zione, 40 invece hanno rice­vuto il diniego dalla Com­mis­sione per il rico­no­sci­mento della pro­te­zione, e con­se­guen­te­mente l’ordine di rim­pa­trio. Con­tro i prov­ve­di­menti sono stati pre­sen­tati ricorsi e sospen­sive del man­dato di espul­sione verso la Nige­ria. Un Paese, va sot­to­li­neato, dove la Far­ne­sina scon­si­glia di recarsi. Un Paese da cui pro­ven­gono le imma­gini ter­ri­fi­canti dei seque­stri e delle vio­lenze per­pe­trate da Boko Haram. #bring­bac­kour­girls, reci­tava tempo fa un hash­tag diven­tato virale, pro­prio per sol­le­vare l’attenzione sulla sorte di molte donne rapite dal gruppo ter­ro­ri­stico nige­riano. Men­tre l’Italia le sta depor­tando pro­prio in quell’inferno. Met­tendo a serio rischio la loro vita, come denun­cia anche l’europarlamentare Bar­bara Spi­nelli, sot­to­li­neando che durante i col­lo­qui con la Com­mis­sione gli avvo­cati non sono stati ammessi.
Era già cri­mi­nal­mente assurda la reclu­sione di que­ste ragazze in un posto del genere: avreb­bero biso­gno di acco­glienza, avreb­bero diritto per legge alla pro­te­zione, invece sono state chiuse in una strut­tura deu­ma­niz­zante, le cui con­di­zioni sono da tempo denun­ciate da Lascia­te­CIEn­trare, e il cui solo scopo è l’espulsione, non certo l’accoglienza. Anche il sin­daco di Roma Igna­zio Marino ha par­lato loro, incre­di­bil­mente, di pro­te­zione, durante una visita effet­tuata la set­ti­mana scorsa. Di fronte a que­sta ter­ri­bile situa­zione, si è riu­sciti addi­rit­tura a fare di peggio.
Intorno alle alte sbarre di ferro e ai muri che cir­con­dano il Cie non c’è nulla: un vuoto deso­lante fa sì che nes­suno senta le grida che pro­ven­gono da den­tro. E oggi le grida sono alte, per­ché le per­sone pro­vano a resi­stere alla depor­ta­zione. Alcune per­sone, soli­dali con i migranti, hanno rag­giunto il Cie, e pro­vano a met­tersi in con­tatto tele­fo­nico con i reclusi e le recluse. Una donna nige­riana spiega che que­sta mat­tina i poli­ziotti, insieme agli ope­ra­tori di Gepsa, ente fran­cese gestore del Cie, sono venuti a pre­le­vare alcune delle sue com­pa­gne. E afferma che con loro c’era un fun­zio­na­rio del con­so­lato nige­riano. Dopo qual­che ora, due blin­dati arri­vano davanti al Cie: scen­dono i poli­ziotti in assetto anti­som­mossa che spin­to­nano le per­sone accorse in soli­da­rietà con le recluse. Nel frat­tempo esce un pull­man con sopra le ragazze che gri­dano con­tro i fine­strini. Si muove verso l’aeroporto di Fiumicino.
Sem­bra che 5 ragazze, quelle con la sospen­siva con­fer­mata dal Tri­bu­nale di Roma, siano state fatte scen­dere dall’aereo. Sem­bra, per­ché nes­suno for­ni­sce infor­ma­zioni uffi­ciali. Ma il gruppo era di 20: per tutte era stata richie­sta la sospen­siva del prov­ve­di­mento di espul­sione, il Tri­bu­nale stava ana­liz­zando le richie­ste. Il volo intanto è decol­lato. Il Vimi­nale, con­tat­tato da Gabriella Guido, por­ta­voce di Lascia­te­CIEn­trare, non risponde.

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