30/11/12

Grande Conferenza Internazionale a sostegno della guerra popolare in India

Il 24 novembre si è tenuta ad Amburgo, Germania, la Conferenza Internazionale a sostegno della Guerra Popolare in India. Accogliendo l'appello congiunto del Comitato Internazionale di sostegno alla Guerra Popolare in India e della Lega contro l'aggressione imperialista di Amburgo, internazionalisti provenienti da diverse parti del mondo si sono riuniti per scambiarsi opinioni su come sviluppare il lavoro internazionale a sostegno della lotta del popolo indiano contro l'imperialismo, il semi-feudalesimo e il capitalismo burocratico. Delegazioni, organizzazioni e singoli compagni provenienti da Afghanistan, Austria, Brasile, Canada, Croazia, Colombia, Filippine, Francia, Germania, Iran, Italia, Kurdistan, Norvegia, Olanda, Palestina, Perù, Galizia Spagna, Sri Lanka, Svezia, Svizzera, Turchia, Regno Unito e di altri paesi hanno preso parte alla Conferenza. Messaggi sono pervenuti da India, Tunisia,Nepal. Circa 300 persone hanno partecipato all'evento...

A QUESTA CONFERENZA HA PARTECIPATO E INTERVENUTA UNA DELEGAZIONE DEL MOVIMENTO FEMMINISTA PROLETARIO RIVOLUZIONARIO, SALUTATA DA FORTI APPLAUSI E SLOGAN. RIPORTIAMO STRALCI DELL'INTERVENTO.
CHIUNQUE DESIDERI RICEVERE GLI ATTI DELLA CONFERENZA, PUO' RICHIEDERLI A: mfpr.naz@gmail.com

Come compagne del Movimento femminista proletario rivoluzionario salutiamo con gioia questa Conferenza a sostegno della guerra popolare in India e portiamo anche i calorosi saluti delle donne lavoratrici, precarie, disoccupate, giovani in lotta nelle città italiane dove siamo presenti.

L'8 marzo di quest'anno, sul piano internazionale, lo abbiamo dedicato alle migliaia di donne indiane protagoniste nella lotta rivoluzionaria contro oppressione di classe, di genere, feudale, di casta, religiosa... donne che sono il cuore nella guerra di popolo che avanza contro un governo e uno Stato che  si definisce "la più grande democrazia del mondo".

Questo tipo di democrazia è fatta di oppressione, anche in un paese capitalista e imperialista come il nostro, l'Italia, che la borghesia al potere considera "civile". Ma lo Stato, il governo tecnico/dittatoriale di Monti, affiancati dalla Chiesa cattolica, mostrano quotidianamente tutta la loro inciviltà dichiarando guerra alle masse proletarie e popolari e doppiamente a noi donne, facendoci violenza in tutti i modi sia per le condizioni di lavoro che di vita e che vuole portarci indietro, a quello che definiamo "moderno medioevo".

Assalto ai NOTAV e caccia alle streghe - solidarietà e lotta

Arresti e perquisizioni a Torino, Roma, Trento e in Val di Susa, sigilli e demolizioni a Chiomonte. All'alba di oggi è scattata una vera e propria retata - l'ennesima - contro il movimento No Tav. La diretta

13.00 - C'è ''una regia più alta per questa sospetta rapidità giustizialista a senso unico. Magari direttamente dal Ministero dagli Interni''. Davide Bono, capogruppo del Movimento 5 Stelle nel Consiglio regionale del Piemonte definisce ''provvedimenti a orologeria'' le misure cautelare eseguite questa mattina nei confronti di presunti attivisti No Tav e l'abbattimento delle baracche-presidio in Valsusa. ''Ci aspettiamo che nelle prossime 24 ore, con la stessa solerzia, vengano posti sotto sequestro e demoliti tutti gli edifici abusivi in Piemonte, soprattutto a Chiomonte'', afferma Bono. ''Gran parte delle misure cautelari, il tutto condito da perquisizioni all'alba in casa di persone neanche presenti sul luogo dei fatti contestati, sono state poste in essere - aggiunge - in seguito al presidio presso la società Geodata di Torino: le riteniamo eccessive in un Paese in cui i veri reati contro il patrimonio e la Pubblica Amministrazione non vengono perseguiti, ma aspettiamo con fiducia rapidi sviluppi''.

12.55 - Per questo pomeriggio un presidio di solidarietà con il movimento no Tav e gli arrestati è stato convocato alle 18.00 a Piazza Castello, nel centro di Torino.

12.40 - ''Gli arresti, i sequestri e gli smantellamenti dei presidi No Tav di stamattina sono l'ennesimo episodio di repressione e criminalizzazione del movimento No Tav. Prosegue intanto la militarizzazione della valle come prosegue lo sperpero di denaro pubblico con lavori tanto inutili quanto dannosi. E' vergognoso che mentre si demolisce la sanità pubblica per mancanza di soldi in Val di Susa come sul Ponte sullo stretto si sprechi il danaro dei cittadini, cercando di coprire il malaffare trasformando tutto in una questione di ordine pubblico. Colgo quindi l'occasione per ribadire la piena solidarietà e il pieno appoggio mio e di Rifondazione Comunista al Movimento NO TAV''. Lo afferma Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista.
 
12.30 - Il tam tam sul web, su Facebook e tramite l'emittente antagonista torinese Radio Black Out sta portando a Chiomonte altre decine di militanti in solidarietà con gli attivisti arrestati stamattina. Un gruppo di manifestanti dopo esser stato allontanato dal municipio di Chiomonte ha dato vita a un blocco del traffico sulla statale. Gli attivisti e le attiviste che avevano occupato il Municipio sono state invece identificate e poi rilasciate dai Carabinieri dopo lo sgombero.

12.20 - Il vertice italo francese, in programma a Lione, il 3 dicembre, "deve costituire una tappa decisiva verso il lancio definitivo dei lavori della nuova linea ferroviaria Torino-Lione". E' quanto chiedono in un appello, indirizzato al Premier Mario Monti, i parlamentari italiani ed europei eletti nella circoscrizione Nord Ovest. In particolare, i parlamentari che discuteranno dell'appello con il Comitato Transpadana, in un incontro, domani, a Torino, chiedono di "procedere alla ratifica, entro fine legislatura, dell'Accordo firmato lo scorso 30 gennaio".

12.15 - Secondo le agenzie di stampa, che riproducono le veline della Questura di Torino "Due No Tav (un anarchico di Rovereto, già sottoposto ai domiciliari per associazione a delinquere, e un anarchico romano) sono stati arrestati per i fatti del 29 febbraio quando, durante un blocco autostradale organizzato dai No Tav e dalle componenti antagoniste ed anarchiche sull'autostrada A32, era stata assalita una troupe televisiva che svolgeva i servizi per il Corriere della Sera".

12.08 - "Siamo di nuovo di fronte ad una operazione a orologeria come tutte le altre, messa in campo oggi perché lunedì a Lione c'è l'incontro Monti-Hollande". È il commento di uno dei portavoce del Movimento No Tav della Val di Susa, Alberto Perino. "In Val di Susa c'è una sensazione diffusa tra la gente, e cioè che la procura di Torino sia al servizio del Pd e di Ltf. Non è un giudizio, ma una sensazione", ha precisato Perino, che sta per iniziare una conferenza stampa nell'atrio di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche a Torino. Secondo Perino le operazioni delle forze dell'ordine seguono un teorema di fondo: "Vogliono far credere che il movimento No Tav sia fatto solo di anarchici e antagonisti. È un teorema che cercano di far passare, ma è falso".

12.00 - La casetta no Tav di Chiomonte é stata smantellata da operai Anas a cui fa capo la proprietà dell'area su cui era stata costruita. Ha affermato in un comunicato la Procura di Torino. ''Nel corso della mattinata militari della Compagnia CC. di Susa hanno dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo, emesso dal Gip di Torino su richiesta della Procura della Repubblica, avente ad oggetto i manufatti abusivi eretti da esponenti del movimento NO-TAV in località Gravella di Chiomonte, su terreno di proprietà privata, di cui era stata denunciata l'occupazione abusiva. Contemporaneamente é stata smantellata la struttura prefabbricata abusiva realizzata anch'essa da esponenti del movimento NO-TAV su terreno di proprietà Anas in adiacenza alla strada provinciale n.233, sempre nel Comune di Chiomonte, a seguito della contestata violazione dell'art. 16 C.d.S. che prevede come sanzione accessoria l'obbligo di rimozione delle opere abusive a carico del proprietario del fondo. A tutela delle maestranze impiegate per l'esecuzione materiale del provvedimento di sequestro e dello smantellamento predetti e per prevenire possibili problemi di ordine pubblico é stato impiegato un contingente di polizia che ha presidiato la zona delle operazioni''.

11.35 - Donne No Tav sono riuscite a penetrare all'interno del Comune di Chiomonte e ne hanno occupato una sala prima di essere sgomberate dai carabinieri che hanno allontanato di alcuni metri anche il nutrito presidio all'esterno della sede comunale. Intanto alcune decine di manifestanti sono riusciti a raggiungere da due lati il campeggio/presidio in località Garavella recintato all'alba dai militari.

29/11/12

contro una violenza senza confini... ci vuole una rivoluzione senza confini


"guerra popolare, rivoluzione - scateniamo la nostra ribellione"
è stato il grido prorompente delle donne dell'Mfpr alla conferenza internazionale di Amburgo.
Una rivoluzione nella rivoluzione che non può più aspettare, che non si limiti all'autodifesa, ma si estenda all'offesa
Chi ci vuole come compagne di guerra e ci fa guerra merita la nostra guerra

Giriamo per informazione un articolo di Repubblica da http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2012/05/28/news/congo_violenza_alle_donne_e_ora_di_rompere_il_silenzio-36106492/

IL SEMINARIO
Congo, violenza alle donne "E' ora di rompere il silenzio"
Stupri di massa, mutilazioni, fosse comuni non sono "effetti collaterali" di una guerra ma una vera e propria strategia militare perpetrata ai danni di una popolazione. Circa 400.000 stupri l'anno (due donne su cinque) da moltiplicare per 16 anni di guerra che colpiscono tutti, bambine di 3 anni (il racconto è agghiacciante perché alle bambine spesso restano le anche rotte per gli stupri di gruppo) e persone di 90 anni
di LAURA LANDOLFI

Ragazza afghana rifiuta le nozze: sgozzata


"noi che odiamo così tanto il burqa non permetteremo ad altri di togliercelo" così alla vigilia dell'intervento USA in Afganistan le femministe afgane si ribellarono contro l'intervento "giustificato" sul corpo delle donne e per liberarle dall'oppressione feudale del burqa.
A più di dieci anni la condizione è peggiorata, ma le donne non si rassegnano e lottano.
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Ragazza afghana rifiuta le nozze: sgozzata. Aveva 14 anni. Due arresti, anche 'pretendente' rifiutato
29/11/2012


KABUL - Una adolescente afghana che aveva rifiutato di sposare un pretendente nella provincia settentrionale di Kunduz, è stata sgozzata ieri mentre tornava a casa. Lo riferiscono oggi i media a Kabul.

Il commissario di polizia Nizamuddin Hakimi ha precisato che il cadavere della giovane di 14 anni è stato trovato in un campo nel distretto di Imam Sahib, e che nell'ambito delle indagini due persone sono state arrestate. Hakimi ha poi aggiunto che a quanto risulta uno dei due aveva chiesto in sposa la ragazza ricevendo però un rifiuto sia dall'interessata sia dalla sua famiglia.

Il mese scorso, nella provincia occidentale di Herat, una ragazza di 20 anni è stata decapitata perché si era rifiutata di prostituirsi, come aveva ordinato la suocera, con il conseguente arresto di quattro persone, fra cui il marito, la madre di questo, un parente e l'autore materiale della decapitazione.

Dacca, incendio in impianto tessile: 124 morti, tra le vittime soprattutto donne

 Ancora una volta nel giorno della lotta contro la violenza sulle donne e la chiamano tragedia!

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TRAGEDIA IN BANGLADESH 

DACCA -Intrappolati tra le fiamme di una fabbrica che produce indumenti. Donne (soprattutto),uomini, molti ragazzi. Le vittime dello spaventoso incendio divampato nella tarda serata di sabato nella periferia di Dacca, la capitale del Bangladesh, sono 124 ma il bilancio, stando a quanto affermato dalla polizia, è ancora provvisorio. Decine di cadaveri sono stati trovati nei nove piani dell'edificio andato a fuoco.
INCERTE LE CAUSE -Non sono ancora chiare le cause che hanno scatenato le fiamme, ma è noto che nel Bangladesh la sicurezza presso fabbriche e opifici è praticamente inesistente. A settembre, in un altro incendio divampato in una azienda tessile, le vittime accertate sono state 300. Secondo alcune testimonianze il rogo è partito dai piani più bassi dell'edificio che ospita la Tazreen Fashion, azienda presso la quale lavorano circa 1000 dipendenti, e in pochi secondi sono risalite verso quelli più alti, rendendo impossibile la fuga anche per via delle strettissime vie d'uscita verso le scale di sicurezza.
LANCIATI DALLE FINESTRE- Per sfuggire alle fiamme c'è chi si sarebbe lanciato nel vuoto dalle finestre, trovando ugualmente la morte nella caduta. Tra le vittime ci sono soprattutto donne (sembra anche ragazze se non bambine) impiegate nella lavorazione di tessuti e abiti. L'industria dell'abbigliamento rappresenta l'80 per cento delle esportazioni del Bangladesh, Paese in cui producono molti gradi marchi internazionali.

23/11/12

CONFERENZA INT. AMBURGO: UN PONTE TRA LE DONNE ITALIANE E LE DONNE IN INDIA


Il 24 novembre ad Amburgo vi sarà la Conferenza internazionale di sostegno alla guerra popolare in India. Questa Conferenza si tiene a ridosso della giornata internazionale contro la violenza sulla donne, e auspichiamo che attraverso di essa si crei una sorta di ponte: vogliamo portare ad Amburgo, come compagne del Mfpr, a tutte le donne indiane che fanno la guerra popolare la nostra solidarietà e sostegno. Questo significa sia far conoscere alle masse proletarie e popolari femminili nel nostro paese la guerra del popolo indiano e il protagonismo diretto in essa delle tante compagne e migliaia di donne indiane, sia trovare forza e esempio per fare avanzare anche nel nostro paese il processo rivoluzionario che veda protagoniste le donne, in particolare le proletarie.

Facciamo appello alle donne che si mobiliteranno in Italia per il 25 novembre di mandare il loro saluto e solidarietà alle donne indiane che lottano nella guerra popolare oggi più grande e incisiva che da una risposta liberatrice anche alla condizione di dura violenza sessuale e oppressione, che in India le donne - e nel mondo - subiscono in maniera feroce.

In India molti stupri sono di guerra, compiuti da militari e paramilitari per reprimere ed annichilire la rabbia e la forza delle donne. Ma  per tantissime donne la violenza e gli stupri subiti sono diventati una leva per ribellarsi per unirsi alla guerra popolare trasformandosi, in combattenti in "prima linea" del Partito Comunista maoista nella lotta rivoluzionaria, per la "rivoluzione nella rivoluzione"; e molte donne oggi hanno ruoli di dirigenti nella guerra e nel partito, ed esse sono un forte esempio per le donne in ogni parte del mondo.

"O vincono loro, l'imperialismo, lo Stato, i governi, i padroni. o vinciamo noi!" Abbiamo detto in un'assemblea nazionale di donne proletarie che si è tenuta a Palermo nell'8 marzo scorso. E noi dobbiamo per forza vincere, costi quel che costi, perché siamo nel giusto, perché attraverso la "rivoluzione nella rivoluzione"  noi donne dobbiamo lottare per una nuova società, una società socialista, per una nuova umanità. E la grande lotta delle compagne e donne indiane questo dice con forza: non solo di una lotta "per sé" si tratta ma di una lotta complessiva che chiami a fare i conti con che tipo di nuova società si vuole costruire.
Dall'India al mondo intero.scateniamo la ribellione delle donne come forza poderosa della rivoluzione!

MFPR


Le compagne che volessero inviare dei messaggi per la conferenza possono mandarli a: csgpindia@gmail.com o tramite: mafp.naz@gmail.com 

19/11/12

"No Tav e giornata internazionale contro la violenza sulle donne" - report e foto

Importante e bella iniziativa organizzata dalle Donne In Movimento No Tav “No Tav e giornata internazionale contro la violenza sulle donne”, come compagne del mfpr abbiamo partecipato a una della due giorni, che ha portato la questione di genere nell'ambito della lotta in Val di Susa all'alta velocità.

La giornata del 17 ha visto lo snodarsi lungo via Fontan a Bussoleno di banchetti di donne con prodotti  artigianali, di artiste, ma anche di gruppi e collettivi femministi con materiali, manifesti, striscioni, locandine.

Nel pomeriggio, nella sala consiliare di Bussoleno strapiena l'assemblea che ha visto anche la presenza di compagne e collettivi femministi da Torino, Genova, Roma, Milano, Bologna, Bergamo, Varese. Una bella sala piena, attenta, partecipe.

Gli interventi introduttivi sono stati tenuti da: Elina Colongo del Soccorso violenza sessuale del Sant' Anna di Torino che, attraverso i dati delle violenze e dei femminicidi, ha ben chiarito il quadro di bassa intensità dispiegato in questo paese contro le donne in cui i femminicidi rappresentano la punta di un iceberg, le forme delle violenze sono molteplici: svalorizzazione delle donne, isolamento, controllo del comportamento, ma, anche, con i riferimenti legislativi e le ricadute di essi su concezioni diffuse: in Italia, ad esempio, è recente l'abrogazione del matrimonio riparatore, come anche del delitto d'onore. Ha tenuto a sottolineare come nei casi in cui ad uccidere sono le donne, questo avviene dopo anni di violenze e soprusi: che, nella maggior parte dei casi, non vengono denunciati o, quando le donne denunciano, non trovano un'accoglienza adeguata.
Non ha fatto mancare la critica a forme di comunicazione che mascherano quelli che oggi definiamo femminicidi con l'uso di termini quali “delitti passionali”. Importante anche il riferimento a violenze usualmente poco affrontate, ad esempio su donne in gravidanza, durante la quale le donne si trovano in condizione di maggiore vulnerabilità o verso transgender, omosessuali.
Noi donne sopportiamo la violenza di genere, di classe, economica, culturale, religiosa.

A seguire l'intervento del collettivo Medea di Torino, affidato alla compagna Cristina Albino che ha reso bene il cuore, il senso profondo dell'iniziativa, a nostro parere:  “ Nella lotta in Val Susa cambiano le donne e cambiano le comunità. le donne in lotta lottano un po' per se stesse.” (Le donne quando lottano portano nella lotta la famiglia, rotture nei rapporti uomo-donna, portano più determinazione. nda)
Altri spunti importanti, significativi dell'intervento “Come trasformare la violenza in rabbia?” E, come spesso vediamo, “il ritorno a casa è il rischio che si corre”.
La presenza delle donne nelle lotte dei territori, quanto ha cambiato.
Quanto viene assunto in maniera collettiva? Sembra ci siano due livelli: da un lato c'è una donna che ha subito una violenza, dall'altro c'è una donna che partecipa alla lotta. Questa noi la chiamiamo autodeterminazione.

Per le Re.Fe l'intervento di Nicoletta Poidimani ha legato il pensiero e la pratica dell' ecofemminismo di Vandana Shiva e la lotta in Val Susa, in particolare sul concetto di mal sviluppo.

L'intervento di Marzia per Donne di Giaglione: come dalla lotta contro la TAV le donne abbiano cominciato anche ad organizzarsi come donne.

Laura della casa protetta di Susa ha messo in evidenza come possono accogliere solo donne che abbiano subito violenza con bambini.

Le compagne del Laboratorio Sguardi Sui Generis hanno messo in evidenza come, nella lotta No Tav, i mass media usano immaginari sessisti volti a criminalizzare e delegittimare le lotte partecipate dalle donne, esempio, in occasione dell'arresto di Nina e Marianna.

Purtroppo il ritardo con cui è iniziata l'assemblea non ci ha permesso di seguirla sino in fondo né di poter intervenire direttamente e dare il nostro contributo a questa prima, importante iniziativa o, per meglio dire, prima serie di iniziative visto che per l'indomani era organizzata una marcia in Clarea e per sabato 24 si prosegue

report a cura della compagna del movimento femminista proletario rivoluzionario che ha partecipato

19 novembre L'Aquila: 2° udienza del processo contro il militare stupratore - fuori del tribunale la protesta e la denuncia delle donne

E' ripreso oggi il processo a carico di Francesco Tuccia, il militare accusato di aver violentato una studentessa laziale fuori di una discoteca di Pizzoli nel febbraio scorso. 

Stamane l'ascolto di nuove testimonianze dell'accusa presso il tribunale dell'Aquila. Il processo si svolge a porte chiuse e, secondo quanto appreso, la sentenza potrebbe esserci nel giro di poche altre udienze.

Fuori del tribunale, oltre una cinquantina di donne di L'Aquila, Tivoli, Roma ecc. hanno presidiato l'ingresso con striscioni, cartelli e slogans, riaffermando la loro presenza e la loro rabbia, anche davanti alla troupe televisiva di canale 5, la stessa rete che ha mandato in onda, in 2 trasmissioni televisive, l'intervista all'avvocato di Tuccia, Villani, mentre questo divulgava le generalità della ragazza stuprata. 

18/11/12

CI RIGUARDA TUTTE! 19 novembre PRESIDIO IN SOLIDARIETA' ALLA DONNA STUPRATA ALL'AQUILA DA UN MILITARE IN SERVIZIO


Lunedì 19 novembre 2012 dalle ore 18 in piazza Ravegnana

CI RIGUARDA TUTTE

PRESIDIO IN SOLIDARIETA' ALLA DONNA STUPRATA ALL'AQUILA DA UN MILITARE IN SERVIZIO


Saremo in piazza perché il 12 febbraio scorso, in una discoteca di Pizzoli (L'Aquila), una giovane donna di 20 anni è stata stuprata in modo efferato e ridotta in fin di vita, con lesioni gravi e permanenti.
La donna ha coraggiosamente denunciato Francesco Tuccia,  militare in servizio all'Aquila per l'operazione “Strade Sicure”, partita dopo il terremoto, che ora è accusato di aggressione e tentato omicidio.
Il 19 novembre si svolgerà la seconda udienza del processo e come per la prima ci sarà davanti al tribunale un presidio femminista a sostegno di questa
Anche a Bologna e in altre città si svolgeranno presidi di solidarietà e sostegno perché LA VIOLENZA MASCHILE CI RIGUARDA TUTTE:in questo caso esaltata dalla divisa militare, è stata perpetrata in un territorio in cui è stato messo in atto un vero e proprio esperimento di disgregazione  sociale, disperdendo le comunità in piccoli insediamenti (le “new town”) e militarizzando il territorio. Quindi si tratta di una violenza maschile e istituzionale.
CI RIGUARDA TUTTE  perché non vogliamo essere complici e mute di fronte al  perpetuarsi di una violenza maschile  che  si fa simbolo di virilità.

CI RIGUARDA TUTTE dichiarare e sostenere la “inviolabilità dei nostri corpi”

CI RIGUARDA TUTTE e per questo saremo in piazza, luogo pubblico per eccellenza, a dichiararlo, a ribadire la nostra autodeterminazione, la nostra libertà, contro ogni forma di violenza che le voglia negare!

Saremo in piazza per sostenere una donna ma la nostra solidarietà diventa in questo modo anche autodifesa


SIAMO E SAREMO DAVANTI AD OGNI TRIBUNALE DOVE SI SVOLGONO PROCESSI CONTRO UOMINI CHE AGISCONO QUALUNQUE TIPO DI VIOLENZA SULLE DONNE.

UNITE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE – Bologna


La Biblioteca delle Donne Melusine - Il Centro Antiviolenza per le Donne dell'Aquila - Martedì Autogestito da Femministe e Lesbiche di Roma saranno davanti al Tribunale dell'Aquila.

15/11/12

VAL DI SUSA 17 18 novembre- donne in movimento_ comunicato di adesione dell'mfpr

Compagne, aderiamo all'iniziativa da voi promossa in Valle di Susa “No Tav e giornata internazionale contro la violenza sulle donne”.

Crediamo che la militarizzazione dei territori, per le donne, significa spingerle a rinchiudersi in casa, dentro quelle case in cui avvengono la maggioranza delle violenze sulle donne, sino alle uccisioni che, in questo paese continuano a crescere. Ma, sopratutto è l'humus reazionario, razzista e fascista che viene profuso a piene mani che, nei confronti delle donne, si esprime come maschilismo e violenza. L'abbiamo visto nel 2007 con l'uso strumentale dello stupro e uccisione di Giovanna Reggiani per giustificare con l'uso strumentale delle violenze sulle donne, il cosidetto pacchetto sicurezza; l'abbiamo visto a L'Aquila, dopo il terremoto, un territorio in cui la popolazione non poteva più muoversi, se non con pass, riconoscimenti, veri e propri check-point, in particolare nelle tendopoli, mentre si lucrava sulla ricostruzione, dove le donne sono le prime a subirne gli “effetti” come lo stupro e il tentato omicidio da parte di un militare dell'operazione “Aquila sicura” della studentessa davanti la discoteca di Pizzoli, dimostra. Lo vediamo da anni in Valle di Susa, dove all'opposizione popolare per un'opera inutile, che distrugge un'intero territorio, una comunità si risponde con repressione, militarizzazione.
La militarizzazione dei territori porta con sé  la desertificazione delle città, un cambiamento nella vita, nella socialità, un imbarbarimento delle relazioni, in primis uomo-donna.
Ma, sempre, abbiamo visto che, sempre, le donne sono state le prime, più determinate ad opporsi, a lottare, a rispondere in prima persona.
L'abbiamo visto nel 2007, con la grandiosa manifestazione nazionale- “non in nostro nome” pacchetto sicurezza; a L'Aquila con l'invasione della zona rossa, dopo che è venuta alla ribalta lo sciacallaggio sul terremoto degli avvoltoi di turno; lo vediamo quotidianamente in Valle di Susa.

Per questo riteniamo importante questa iniziativa, ci trova d'accordo lo spirito di voler dare risalto ed importanza a vicende che hanno valenza simbolica importante per le donne. Per questo, già da ora, in questo comunicato di adesione, proponiamo di costruire a L' Aquila, per ciò che simbolicamente rappresenta, una manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne.

Movimento femminista proletario rivoluzionario

14/11/12

Per una manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne a L’Aquila, per una lotta complessiva e radicale delle donne.

PERCHE’ A L’AQUILA

L’Aquila è sempre stata, anche prima del terremoto, una città fortemente militarizzata, con ampie porzioni di territorio sotto demanio militare. I militari hanno sempre goduto in città di sconti e privilegi. In questo retroterra sociale, che offre loro a prezzi di favore beni di consumo di qualsiasi tipo, perché meravigliarsi se le donne, in questo contesto, vengono considerate e trattate come “bottino di guerra”, come è successo per la studentessa di Tivoli?
L’Aquila è anche il simbolo di una violenza clerical-fascista, di una chiesa che ha protetto stupri di donne e bambini sotto l’egida dell’”Armata Bianca”, che ha eretto monumenti ai “bambini mai nati”, rubando e pubblicando l’identità delle donne che abortivano
Ma L’Aquila è anche un simbolo della resistenza delle donne. Dopo il terremoto nelle forme di resistenza le donne sono sempre state in prima linea. Le donne sono state quelle maggiormente colpite non soltanto dai lutti, molte, la maggior parte delle persone uccise da questo terremoto, erano donne, ma anche dalla crisi.

13/11/12

Report dell'assemblea di donne e lesbiche del 28 ottobre a Roma


La violenza degli uomini è la prima causa di morte per le donne nel mondo.
In Italia, un giorno sì e uno no, un uomo uccide una donna.
Il silenzio sulle relazioni di potere e oppressione degli uomini sulle donne ci sta portando al massacro.
E’ ora di tornare, insieme, ad agire e reagire!


Il 18 ottobre 2012 sotto il Tribunale dell’Aquila si è tenuto un sit-in di femministe e lesbiche in solidarietà con la giovane donna sopravvissuta allo stupro e al tentato omicidio da parte di un militare impiegato nell’operazione “strade sicure”.
A seguito di questa iniziativa, il 28 ottobre, a Roma, si è tenuta un’assemblea di donne femministe e lesbiche di Roma, L’Aquila, Bologna, Tieste, Milano, Sardegna.

Ci siamo ritrovate unite dal desiderio di riprendere collettivamente ad immaginare ed agire spazi di conflitto, forti di un’analisi condivisa sulla violenza maschile contro le donne  e sulle sue radici profonde, mutuata mettendo insieme, negli anni, esperienze e riflessioni.

Nel 2007 in tante abbiamo detto che “l’assassino ha le chiavi di casa”.
Le esperienze di moltissime donne ci dicono che la famiglia è il primo luogo della violenza sulle donne, e gli uomini che la commettono sono quasi sempre conosciuti: mariti, padri, fidanzati, ex fidanzati, e anche: vicini di casa, datori di lavoro, professori, medici.

La violenza sulle donne non ha colore, né passaporto, né classe, né età, ma ha un unico genere: sono gli uomini a compierla.

Abbiamo compreso e contrastato l’uso strumentale che la politica fa della violenza degli uomini contro le donne unicamente a fini razzisti, repressivi, e di controllo sociale.

La violenza maschile sulle donne e sulle lesbiche è uno strumento atto a perpetuarne l’oppressione. Affonda le radici nel sistema patriarcale e interagisce con altri sistemi e dispositivi ideologici di oppressione (capitalismo, neo-colonialismo, fascismo, razzismo).

Carmela: al danno la beffa


Le compagne del movimento femminista proletario rivoluzionario di Taranto e le lavoratrici  e le disoccupate dello slai cobas Taranto sono da sempre a fianco di Carmela e sostengono con forza la denuncia del padre, e saranno come sempre al processo il 16 novembre.

Suicida dopo stupro il padre attende «Al danno la beffa»
TARANTO - «Il nostro Paese ha uno strano concetto di giustizia e dopo tutto questo tempo mi ritrovo ancora qui con un pugno di mosche in mano e con le beffe che la giustizia italiana impone alle vittime, come se non bastasse il danno subito». Inizia così una lettera di Alfonso Frassanito, presidente dell'associazione 'IosòCarmela', padre della ragazzina di 13 anni che si tolse la vita il 15 aprile del 2007 lanciandosi dal terrazzino al settimo piano di uno stabile del quartiere 'Paolo VI', a Taranto. La minore qualche mese prima era stata stuprata, ma nessuno le credeva.

11/11/12

Golden Lady, le OO.SS. sono sceme o ci fanno?

Prima Cgil, Cisl, Uilm hanno dato a padron Nerino Grassi mani e altre parti del corpo e ora si lamentano che la Golden Lady vuole tutto?

A luglio, ad accertamenti in corso da parte di tutti gli ispettorati del lavoro che constatavano finalmente che non di contratti truffa di associazione in partecipazione si trattava ma di rapporti di lavoro subordinati e che quindi la Golden Lady doveva regolarizzare le 1200 lavoratrici con tutti i diritti retributivi e normativi contrattuali, i sindacati confederali firmano un accordo vergognoso che concede un anno di tempo a Grassi rimandando a luglio 2013, neanche l'automatica regolarizzazione di tutte, ma la "verifica" caso per caso della trasformazione del contratto.

Ora che Nerino Grassi forte anche di questo regalo, va avanti e comincia a licenziare, in modo che a luglio 2013 saranno meno rapporti da regolarizzare, cgil, cisl e uil, gridano al "tradimento dell'accordo"...

Ma cosa si aspettavano? Dopo che l'accordo (in deroga alla stessa legge) ha dato un anno di tempo a Grassi per "riorganizzare la struttura del lavoro". E lui, la sta riorganizzando eccome!

Chi oggi alza la voce contro questi primi licenziamenti è il massimo dell'ipocrita ed è fino in fondo complice dei licenziamenti!

06/11/12

Sull'assemblea del 28 a Roma

COMUNICATO DELLA COMPAGNA DEL MFPR CHE HA PARTECIPATO


Assemblea nazionale del 28 ottobre a Roma per organizzare una “ manifestazione di donne in occasione della giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne”


L'assemblea, decisa alla fine del sit-in in concomitanza con l'udienza del 18 per il brutale stupro a L'Aquila, ha visto la partecipazione di circa 50 di compagne di Roma, L' Aquila, Bologna, Trieste e Milano, una partecipazione numerica buona visti i tempi stretti della convocazione.


Oggettivamente, già dall'inizio alcuni interventi hanno spostato il centro del discorso dalla questione della costruzione di una manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne a L'Aquila, alla necessità di ricostruire, riconnettere collettivi, donne su un percorso comune sulla violenza degli uomini contro le donne.

Comunque, in tutti gli interventi è stato ripreso, da diverse sfaccettature quello che L' Aquila rappresenta: dalle macerie e devastazione del terremoto alla militarizzazione del territorio, dall'uso strumentale del corpo delle donne per giustificare la militarizzazione alla perdita del lavoro e/o basse retribuzioni che, per le donne, significa più dipendenza, “ritorno a casa” più insicurezza, dal brutale stupro all'humus maschilista nell'esercito – non è un caso che amici di Tuccia abbiano assistito allo stupro, compresa la fidanzata di uno di loro, non è un caso che gli amici di Tuccia siano stati presenti davanti al Tribunale e che il suo avvocato si sia permesso di dire che “la ragazza dovrebbe spiegare...” e che “di rapporto consenziente si è trattato” (uno schieramento pro violentatore di amici, ecc. già visto a Montalto nello stupro di Marinella).

02/11/12

lavoratrici Triumph... un forte filo ci unisce quello della lotta


Ciao a voi tutt* voi,
che ci avete supportato facendo girare la lettera  che vi abbiamo inviato alcuni mesi fa, nella quale si denunciava il tentativo della multinazionale svizzera dell’abbigliamento intimo, di liberarsi dei “vecchi” dipendenti trasferendo la sede italiana a 65km da quella attuale.

Vi scrivo per un breve aggiornamento sulla situazione, poiché l’evoluzione della vicenda non è stata documentata. 

Infine, mesi di terrorismo psicologico/”velate” minacce/pressioni in ufficio e in famiglia/ + la prospettiva di 65km A/R tra casa e ufficio, hanno funzionato, e una 20ina di brave impiegate (che negli anni hanno buttato il sangue per l’azienda) si son dimesse “volontariamente” in cambio di 4 soldi e un futuro, è quasi matematico, da disoccupate (o mogli/mamme full-time o badanti per genitori o nonni).

Ricacciate a casa per far spazio a giovani precari interinali. Laureati, svegli e intelligenti _ la Fornero stia tranquilla, qui niente “choosy”_ dal futuro alquanto incerto poiché, allo scadere di ogni mese, non gli è dato sapere se, il mese successivo, avranno ancora modo di mantenersi autonomamente, con tutto quel che ne consegue. 
Ma la nostra storia, anche se non è andata come auspicavamo, non si è ancora conclusa e comunque, non è ancora una sconfitta.
In un buon gruppo di “vecchi” dipendenti, si continua a resistere e si segue l’azienda nella nuova sede a Segrate, decisi nonostante i tanti ostacoli a non mollare. Un mese fa circa, abbiamo eletto una RSU, malgrado svariate difficoltà create ad arte dall’azienda e i tentativi di intralciarne le votazioni. Compresa l’irruzione, stile “padrone delle ferriere”, del capo del personale nel seggio e l’interruzione del voto seguita da una diffida comminata dallo stesso, alla presidente di seggio e alla scrutatrice. 
L’RSU mancava da anni in Triumph, sarà un’altra battaglia ottenerne il riconoscimento da parte dell’azienda e, soprattutto, far sì che la maggioranza dei collegh* capisca che le conquiste non si possono ottenere in altro modo che agendo collettivamente. 

Anche se decimat* teniamo duro, lor signori se ne facciano una ragione, che gli piaccia o no, ABBIAMO BISOGNO DI LAVORARE, UN LAVORO L’ABBIAMO… E LE ELEMOSINE NON CI INTERESSANO!

Grazie ancora a tutt* per la solidarietà a presto (e a disposizione) 

F.M. lavoratrice Triumph 

*****
non mollare e tenere duro, passo dopo passo  - l'elezione come Rsu alla Triumph  è già un primo passo concreto, per nulla scontato, ottenuto solo con la lotta
Un forte filo ci unisce quello della lotta collettiva contro padroni, governo, sindacati venduti
Saluti di lotta  

Lavoratrici, precarie, disoccupate...Palermo - Taranto  Slai Cobas per il sindacato di classe

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Grazie di tutto carissime compagne...

sembra di essere nell’’800, ma quel che è peggio di allora è che nei decenni scorsi è stata instillata nella maggioranza l’idea dominante che dice che il mondo va così e che noi, “il popolo”, non possiamo fare altro che adeguarci alle imposizioni di chi comanda e che quindi opporsi non serve a nulla perchè il nostro destino sarebbe la sconfitta certa.
Ovviamente mille e mille lotte ogni giorno in Italia e nel mondo ci dicono il contrario, ma la loro eco purtroppo, arriva a poch*. 

Sono comunque fiduciosa che qualcosa presto cambierà e vado avanti a testa alta.

Grazie ancora, vi abbraccio e saluto a pugno chiuso

f.m. lavoratrice Triumph 

01/11/12

la liberta' di scelta delle donne non si tocca! Iniziativa a Torino contro l'attacco alla 194


C’è BISOGNO DELLA LOTTA DI TUTTE E TUTTI

 venerdì 2 novembre, L’associazione NO 194 e l’omonimo comitato referendario per l’abrogazione della 194 hanno indetto un pomeriggio di preghiera all’Ospedale Sant’Anna.
Tale azione esplicita un modello di VIOLENZA simbolica sulle donne.
La violenza di questa “preghiera” si manifesta con l’uso di una terminologia fuorviante e attraverso immagini che hanno il solo fine di seminare terrore e sensi di colpa sulle donne.

Questa “rappresaglia” di tipo medievale con tro le donne e la legge 194 si svolgerà in tutta Italia e si inserisce all’interno di un più ampio progetto per l’abrogazione della legge sull’interruzione di gravidanza.

E’ inaccettabile trovarsi dopo ben 34 anni a difendere una legge che tutela la salute della donna e la sua imprescindibile autodeterminazione.

Chi si reca in un ospedale pubblico deve poter usufruire di servizi che devono essere garantiti da uno stato il quale si dichiara, almeno formalmente, laico.


VOGLIAMO ESSERE LIBERE DI SCEGLIERE,
DIFENDIAMO LA 194!

 2/11 ORE 15:30 - OSPEDALE SANT’ANNA Torino

evento creato da Collettivo Altereva

Leporano, lurido assassino!


Ma quale "persona a modo", era un lurido assassino! accecato da una concezione di "proprietà" sulle figlie, di dominio da cui dovevano dipendere tutti gli altri componenti della famiglia


Leporano  Taranto, uccide la figlia. Poi guardia giurata si toglie la vita
Era la figlia prediletta, stravedeva per lei”, le parole rotte delle zie di Rossana. Urla disperate che si confondono, accavallano con quelle della moglie dell’uomo, di Emidio Fanelli, per la morte del marito e della figlia. “Era una famiglia modello e Emidio era una persona molto a modo, mai ci saremmo immaginati una fine del genere”.
Ha ucciso la figlia e poi si è tolto la vita. E in cinque minuti di follia ha devastato quella famiglia che era il suo orgoglio. Emidio Fanelli, 55 anni, ha premuto tre volte il grilletto. Ha sparato alla nuca della figlia Rossana, che era in bagno a truccarsi, freddandola sul colpo. Poi si è accasciato sul divano. Si è puntato la rivoltella alla tempia. Ha sparato ancora, ma il proiettile lo ha graziato. A quel punto ha trovato la forza di poggiare la canna sul mento e di sparare ancora. Così l’ha fatta finita.

C’è il cancro dietro questa tragedia di paese. Emidio lo ha combattuto sino a quando ha potuto. Ha alzato bandiera bianca ieri mattina. Quando si è ucciso. E ha deciso di portare con lui quella figlia di 28 anni che ripeteva sempre che non avrebbe retto all’idea di perdere il suo papà. Allora Emidio, fiaccato dalla malattia e dalla chemioterapia ha preso una decisione folle. Morire per non soffrire più. Un teorema che ha ingiustamente applicato anche alla figlia, che da tempo viveva a Lecce per lavoro.
«Era buono e stravedeva per le figlie e la moglie». Per quella famiglia Emidio ha fatto sacrifici indicibili. Lavorando tutte le ore del giorno.