07/12/16

FORMAZIONE RIVOLUZIONARIA DELLE DONNE

la Rivoluzione culturale proletaria e le donne.


Riprendiamo la Formazione rivoluzionaria delle donne, pubblicando dal 12 dicembre una serie di scritti che affrontano una questione decisiva soprattutto nella lotta di liberazione rivoluzionaria delle donne, che hanno non una, ma mille catene della società borghese attuale da spezzare, che hanno necessità, perchè subiscono doppio sfruttamento e oppressione a tutti i livelli, di rovesciare e trasformare non solo la terra ma anche il cielo, non solo la struttura ma anche la sovrastruttura e ogni idea, abitudine, ecc. che riproducano, anche nella società socialista, le idee della borghesia, tra cui l'ideologia maschilista: la questione decisiva della rivoluzione nella rivoluzione.
Questa lotta si è affrontata in Cina e per almeno un decennio ha vinto, trasformando la condizione delle donne dal buio di prima della rivoluzione all'assalto al cielo dopo la rivoluzione.
La Grande Rivoluzione Culturale Proletaria in Cina, avviata nel 1966 è stata l’esperienza più moderna del proletariato, che ha indicato come portare la lotta rivoluzionaria in ogni ambito, non solo della struttura ma anche della sovrastruttura. Le donne durante gli anni precedenti la Rcp, con la rivoluzione democratica e socialista e la Repubblica popolare avevano già acquisito grandi cambiamenti sociali: l’ingresso massiccio nel mondo del lavoro, nelle fabbriche, la riforma della legge sul matrimonio, la riforma del sistema d’istruzione, vedi i corsi di istruzione gratuita per le contadine, la riforma agraria ecc., che avevano portato le donne da una condizione di nera oppressione a “liberare i loro piedi, i loro corpi, il loro spirito”; ma è con la Grcp che le donne vengono chiamate per diventare loro protagoniste dell'assalto al cielo, per portare avanti in prima persona la “rivoluzione nella rivoluzione”.
Durante il vento della Grcp le donne dovettero lottare su tutti i campi per conquistare la metà del cielo. Dalle case e fuori dalle case, ai quartieri, alle fabbriche, ad una nuova educazione dei bambini; contro la violenza sessuale organizzarono comitati di quartiere in cui facevano processi popolari contro i mariti, i padri violentatori; furono distribuite le pillole anticoncezionali tra le donne che potevano iniziare a decidere della propria vita e maternità…
“Le donne sostengono la metà del cielo. Ma le donne devono conquistare la metà del cielo" – diceva Mao Tse tung.
Come questo è avvenuto – e come ci serve nella lotta di liberazione rivoluzionaria delle donne oggi anche nel nostro paese – cercheremo di approfondirlo nella Formazione rivoluzionaria.

MFPR

06/12/16

Un'altra giovane sorella migrante rischia la vita per attraversare i confini di morte di questa europa razzista

Una giovane donna di origini africane è rimasta ferita oggi sull’autostrada A8 nel versante francese poco oltre il confine italiano, un tratto di strada su cui numerosi migranti si avventurano a piedi, spesso con conseguenze drammatiche: tre di essi sono morti negli ultimi mesi. La donna «è stata ricoverata all’ospedale Pasteur di Nizza», ha precisato la gendarmeria francese, senza riferire la sua la nazionalità, né la gravità delle condizioni cliniche.
L’incidente è avvenuto nei pressi del piccolo paese di Eze.
Il 7 ottobre, sul versante italiano poco oltre Ventimiglia, una ragazza eritrea - Mjmelet Berhal, di 16 anni - aveva trovato la morte travolta da un camion nei pressi del confine di Stato .

Il 22 ottobre un altro africano è precipitato nella notte da un viadotto all’altezza di Mentone dopo che un’auto lo aveva investito. A settembre, un altro migrante era caduto da quello stesso viadotto dopo aver scavalcato il parapetto. Non voleva farsi vedere da una volante della gendarmeria.

12 mila miliardi in 10 anni di Pil... se solo le donne lavorassero

La crisi dell’economia mondiale costringe i capitalisti e i loro lacchè a rifare i conti, ad analizzare e sperimentarle tutte, pur di ricominciare a fare profitti e cercare di scongiurare il pericolo della “stagnazione secolare”.
In questo caso (oltre a fare ricorso alla guerra permanente) l’ennesimo “centro studi” ha pensato alle donne, cioè alla forza lavoro delle donne, come possibile ulteriore “risorsa” per cercare di salvare l’imperialismo con i suoi profitti e tutte le sue indicibili schifezze…
La cifra riportata è davvero gigantesca, è l’equivalente di dieci anni di prodotto interno lordo di un paese come l’Italia!

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12 mila miliardi in 10 anni di Pil se solo le donne lavorassero
Che sia una questione economica, non c’è più dubbio ormai da anni. Ora resta da capire a quanto ammonti il contributo che le donne possono dare all’economia mondiale con il loro lavoro. A livello globale solo una donna su due lavora in modo retribuito, conto il 75% degli uomini. Se la percentuale di donne al lavoro salisse ai livelli dell’occupazione maschile il Pil mondiale avrebbe un balzo di 12 mila miliardi di dollari. Il dato è ripresa dal report di Ubs “Women as a force for economic change”, che analizza la miriade di dati diffusi, educazione, carriera. Ma aumentare l’occupazione femminile è un’azione a costo zero? Tutt’altro. Perché per arrivare all’obiettivo servono investimenti da 2 mila miliardi (pari all’1,7% del Pil globale), ma soprattutto, sottolinea Ubs, serve un cambiamento culturale sostanziale. I numeri resteranno, quindi, ancora una volta, un semplice esercizio intellettuale.
 
Il Sole 24 Ore

9 novembre 2016

03/12/16

Il NO delle operaie, delle lavoratrici...

Le ragioni del NO OPERAIO al referendum del 4 dicembre, spiegate da una lavoratrice di Taranto:

Boldrini, ma quale dalla parte delle donne!



DONNE/26 NOV: LA BOLDRINI METTE A SUO MERITO IL DECRETO SUL FEMMINICIDIO - DENUNCIATO DA TANTE DONNE (di cui riportiamo sotto un'analisi critica) - E... GESTI SIMBOLICI... CHE SONO ARIA FRITTA PER LE DONNE; MENTRE NULLA DICE DEL PEGGIORAMENTO DELLE CONDIZIONI DI VITA, DELL'ATTACCO AL LAVORO DELLE DONNE, DEL TAGLIO DEI SERVIZI SOCIALI, FATTI DAL SUO GOVERNO E FATTI PASSARE DAL SUO PARLAMENTO

(Da Il manifesto del 27.11) - 'Alla vigilia della manifestazione «Non una di meno» ha gioito del ritorno in piazza delle donne contro la violenza...
(Domanda della giornalista alla Boldrini): ...Dalla piazza è arrivato un messaggio alle istituzioni. E alcune richieste precise, fra cui quella di comporre insieme un piano antiviolenza. Le istituzioni sapranno coglierlo?
(Risposta della Boldrini): ...Per quanto riguarda le istituzioni, con l’intergruppo delle deputate abbiamo incontrato le organizzatrici a Montecitorio per farci spiegare i contenuti della manifestazione. Si è creato un clima positivo e collaborativo. Ho voluto chiarire che le donne delle istituzioni e quelle delle associazioni stanno dalla stessa parte...
...Per quanto riguarda Montecitorio, ho voluto ricordare quello che abbiamo fatto in questa legislatura... In parlamento abbiamo ratificato la Convenzione di Istanbul e approvato il decreto sul femminicidio, inasprendo le pene per alcuni reati, aumentando le tutele per le vittime e inserendo il piano straordinario contro la violenza.
(Domanda della giornalista): Lei sa che alcune associazioni non hanno apprezzato quella legge.
(Risposta della Boldrini): Ne discuteremo ancora, ma quello che abbiamo fatto in questa legislatura non ha precedenti (?!). Personalmente mi sono spesa anche in gesti simbolici (Ah, ecco...): dal drappo rosso esposto sulla facciata di Montecitorio, ad abbassare in segno di lutto la bandiera italiana in memoria delle donne ammazzate e degli orfani di femminicidio; ho istituito la Sala delle donne con le foto delle donne della Repubblica... infine ho dato il via, da un anno, all’intergruppo delle deputate. Grazie al quale nella legge di bilancio sono stati inseriti emendamenti per il sussidio agli orfani di femminicidio, alle vittime di stupri di guerra, l’estensione del congedo per violenza alle lavoratrici autonome, e l’aumento di 5 milioni di euro del contributo ai centri antiviolenza. Le deputate hanno dato la priorità al fatto di essere donne, prima ancora che espressione di gruppi politici. Aggiungo: alla Camera abbiamo approvato la legge che consente di dare il cognome della madre ai figli, ora ferma al Senato. Ed io ho introdotto il linguaggio di genere negli atti parlamentari, che fin qui prevedevano solo il maschile...

(Tornando infine sulla manifestazione del 26): ...una volta che saranno partiti i tavoli di lavoro, subito ci incontreremo con le organizzatrici insieme alle deputate dell’intergruppo per confrontarci sulle proposte. Funzionerà se saremo tutte coinvolte e tutte determinate a raggiungere l’obiettivo. Non più ’noi’ e ’voi’: cammineremo insieme'.

QUESTO FILO DIRETTO TRA ASSOCIAZIONI ORGANIZZATRICI DEL 26 E LA BOLDRINI PER UN PIANO ANTIVIOLENZA, SERVIRA' ALLA PRESIDENTE DELLA CAMERA PER METTERSI ALTRE 'MEDAGLIE' SUL PETTO, MA NON CERTO ALLE MIGLIAIA DI DONNE CHE SONO SCESE IN PIAZZA.

Sul decreto sul femminicidio

NORME SU FEMMINICIDIO E STALKING O PACCHETTO SICUREZZA?

'...il provvedimento, presentato da Alfano e approvato dal consiglio dei ministri come decreto contro femminicidio e stalking, contiene tutta un'altra serie di provvedimenti che non hanno nulla a che vedere con il tema ma hanno invece molto a che vedere con l'ordine, la sicurezza e la repressione di altre manifestazioni. La cosa più eclatante e grave è l'inserimento di misure di rafforzamento della repressione del movimento No Tav, tra cui vi sono tantissime donne, che prevedono una punizione più severa per “l'accesso abusivo” nei cantieri della Tav; tra l'altro anche una vera provocazione, visto che proprio recentemente le forze dell'ordine nel reprimere e arrestare giovani, donne, compagni/e del movimento No Tav, hanno usato anche molestie e pesanti offese sessuali verso una donna arrestata, Marta.
Poi vi sono altre misure, sempre all'insegna di più repressione, più presenza delle forze dell'ordine, tra cui: estendere gli arresti differiti nelle manifestazioni sportive; rafforzare e dare maggiore flessibilità (= più compiti) all'impiego dei militari sui territori; ecc.
Quindi se vogliamo parlare delle norme su 'femminicidio e stalking' innanzitutto pretendiamo la cancellazione dal decreto di tutte le altre norme e non permettiamo che in nome delle donne si impone un pacchetto sicurezza da Stato di polizia e moderno fascismo.
In questi termini respingiamo nettamente questo decreto.

LA FILOSOFIA DI FONDO
Ma dobbiamo dire che anche nelle norme su femminicidio e stalking, la logica generale che le guida è all'insegna del potenziamento del ruolo di controllo dello Stato... Questo decreto crea un clima e una politica non di difesa e aumento dei diritti da parte delle donne, non di rispetto per le scelte, la vita, l'autodeterminazione delle donne, non di più libertà, ma di messa sotto controllo e “tutela” delle donne, quindi di minore libertà. Questo rende questo decreto - al di là di singole misure che in parte già erano presenti ma inapplicate, in parte sono inevitabili di fronte a un'emergenza oggettiva – non accettabile dal movimento delle donne...
...sarà una mera coincidenza, ma proprio negli stessi giorni in cui il governo ha approvato queste norme contro femminicidi e stalking, il Tribunale de L'Aquila ha concesso la libertà di uscire per lavoro (dopo già la condanna vergognosa degli arresti domiciliari) all'ex militare Tuccia stupratore e quasi assassino di “Rosa”.

NEL MERITO
Pur considerando, e su questo sono le donne che lo hanno per prima e sempre denunciato, che le violenze, i femminicidi avvengono soprattutto in famiglia o nelle relazioni personali, questo decreto introduce, oltre l'aggravante se l'autore della violenza è il coniuge, anche se separato o divorziato, o il partner pure se non convivente, altre aggravanti - se alla violenza assiste un minore di 18 anni o se la donna è incinta – che guardano non alla gravità del reato nei confronti della donna ma di fatto delle donne in essa, derubricando oggettivamente le violenze sessuali in tutti gli altri ambiti (posti di lavoro, “strade”, carceri, ecc.) e sulle altre donne non inquadrabili nel sistema famiglia – guarda caso, ma per esempio queste norme parlano poco di “stupri”.

Altre misure sono necessarie, come: le forze di polizia potranno buttare fuori di casa, con urgenza, il coniuge violento, impedendogli di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla donna; l'arresto obbligatorio in flagranza per maltrattamenti contro familiari e conviventi o per stalking; la corsia preferenziale; il gratuito patrocinio; la protezione dei testimoni; la procedibilità anche su denuncia di terzi; il permesso di soggiorno per motivi umanitari ai cittadini stranieri che subiscano violenze di questo tipo.
MA SU QUESTO LE DONNE NON POSSONO AVERE FIDUCIA E DELEGARE ALLO STATO.
Già ora alcune misure utili vi erano, ma gestite da questo Stato, dalle forze dell'ordine, da questa Magistratura, da centri antiviolenza istituzionali o non vengono applicate o diventano anch'essi strumenti di violenza della volontà delle donne – vedi l'andamento dei processi.
Le donne vengono considerate come “vittime” al massimo da “tutelare” e non come soggetti attivi, principali nella battaglia contro femminicidi e stupri; anzi quando lo sono, con le lotte, le si vuole riportare ad una condizione di “delega” alle istituzioni o le si reprime. Si vuole soffocare, impedire il protagonismo delle donne, la ribellione delle donne, e nascondere che “gli uomini che odiano le donne” sono una reazione oggi anche al fatto che le donne, come donne, vogliano decidere della propria vita.
Quindi, anche là dove si vogliono introdurre norme utili, SENZA LA LOTTA E L'AUTORGANIZZAZIONE DELLE DONNE, diventano inutili e anche controproducenti...

...Tornando alle norme. In alcuni casi vogliono toccare solo alcuni aspetti, ma volutamente restano in superficie, vedi la questione dei processi, in cui si parla di “corsia preferenziale” ma nulla si dice su come vengono svolte le udienze, sulla doppia violenza che vi devono subire le donne, e soprattutto nulla si dice per impedire le scandalose condanne anche di questi ultimi mesi, non considerando esplicitamente le violenze sessuali contro le donne tra i reati più gravi.
In altri casi, la “tutela” diventa uno strumento di oppressione, vedi il divieto del ritiro della querela, che potrà avere come risultato la rinuncia delle donne a farla.
Nel decreto si parla, poi, di potenziare i centri antiviolenza e i servizi di assistenza, formare gli operatori. Questo nel momento in cui si tagliano le risorse ai centri autogestiti direttamente da associazioni di donne, fa capire, lì dove dalle parole, per ora generiche, si passasse ai fatti, che verrebbero incrementati e finanziati solo i centri istituzionali.

Infine il governo, andando indietro anche alla stessa Convenzione di Istanbul, nulla dice contro le discriminazioni, oppressioni, contro le condizioni di vita che sono alla base delle violenze sessuali e femminicidi...
...Su questo... i governi sono direttamente responsabili della condizione di doppio sfruttamento e oppressione delle donne...'

29/11/16

Grande manifestazione Delle donne/ragazze del 26 - nostra speranza...

MARTEDÌ 29 NOVEMBRE 2016- GRANDE MANIFESTAZIONE DELLE DONNE/RAGAZZE DEL 26 - LA NOSTRA SPERANZA... E' CHE LA QUANTITA' SI TRASFORMI IN QUALITA'/ROTTURA

E' stata sicuramente una grande manifestazione quella di sabato 26 nov. a Roma contro la violenza sessuale. 200mila è un dato realistico, ed è stata veramente nazionale, erano presenti grandissimi o piccoli gruppi di donne, come donne singole venute da tutte le Regioni e da tutte le province, città, anche piccole.
Non dagli anni '70 come scrive erroneamente "Il manifesto", ma dalle grandi manifestazioni a Milano, Roma del 2006 e 2007, non c'era stata una mobilitazione così ampia.
Vi erano, insieme a donne non giovani o anziane, tante ragazze, giovani, vi erano in migliaia le universitarie della Sapienza di Roma, ecc.
Un corteo che è iniziato a muoversi quando sono arrivate tutte, tutti i pulmann - fermati ancora una volta (dopo la manifestazione nazionale dei migranti) dalla polizia/carabinieri, su una nuova direttiva del Ministero degli Interni che bisogna subito contrastare, non accettare (una direttiva che si aggiunge al divieto di cortei a Roma dal lunedì al venerdì, vergognosamente accettata dai sindacati), perchè se non contrastata diventerà un modo per impedire le manifestazioni, come vi sarà una terza, una quarta direttiva repressiva...
E' stato un corteo che ha occupato come un fiume le strade centrali di Roma.

Noi speriamo che tutta questa quantità - come succede nelle leggi delle natura - si trasformi in qualità. Sia in termini di continuità, estensione di una mobilitazione che tocchi tutti i nodi della violenza reazionaria contro le donne, sia soprattutto in termini di elevamento della lotta, di agirla contro tutti i nemici delle donne, non solo gli uomini che odiano le donne ma i padroni, governo Renzi, Stato che odiano sistematicamente le donne e hanno pure il potere di mettere in pratica questo odio che diventa attacco quotidiano.
Ma questo sarà possibile se la quantità produca anche al suo interno delle "rotture".
Perchè la manifestazione è stata bella e grande, ma la sua organizzazione/direzione nei contenuti, negli scopi di essa è stata, dall'inizio fino alla fine, al di là delle affermazioni, nelle mani dei centri antiviolenza, di associazioni paraistituzionali, di aree che fino a poco fa gravavano nell'area dell'attuale partito di governo (vedi Udi).

Queste realtà hanno reso una potenzialità di lotta di massa delle donne che poteva far preoccupare i veri nemici delle donne, una manifestazione che non poteva dare fastidio e non ha dato fastidio - "Con i complimenti - scrive Il Manifesto - del questore per l'organizzazione".
Lo stesso giornale il giorno dopo si sorprende che il premier Renzi non ha detto "neanche una parola. Neanche in onore della delega alle pari opportunità che si è tenuta fino allo scorso giugno". E perchè avrebbe dovuto dirla? Quella manifestazione, per lui, per il governo, non faceva paura, non era "contro". Era veramente un'impresa trovare un cartello, uno striscione
contro Renzi, nonostante con il suo Jobs act abbia reso permanente la precarietà, di cui le donne sono state e continuano ad essere le prime colpite, e stia permettendo ai padroni di licenziare tantissime lavoratrici, o nonostante questo governo, per i suoi interessi imperialisti, stia uccidendo ogni settimana centinaia di nostre sorelle migranti e bambini, ecc. ecc., nonostante processi e incarceri le donne che lottano (dalla No Tav a L'Aquila); come erano rari i cartelli contro le ministre che tagliano il diritto allo studio alle ragazze, tagliano o peggiorano asili, servizi sociali, che chiudono interi reparti ospedalieri, anche di maternità - e poi la Lorenzin, fa le campagne per la fertilità aprendo la strada a un nuovo attacco al diritto d'aborto; come era impossibile vedere cartelli contro i padroni che tolgono pure i minuti di pausa alle donne che devono correre tra lavoro e casa - ma qui chi li avrebbe potuti portare fondamentalmente non era presente in questa manifestazione...
E, allora, perchè meravigliarsi che Renzi, la stampa dei padroni non abbia parlato della manifestazione di sabato?
Il corteo non esprimeva, non poteva esprimere tutta la rabbia, il dolore, la ribellione delle donne che non ce la fanno più, non esprimeva la necessità di una guerra di classe e di genere, contro la guerra di bassa intensità e continua che subiamo.
Esprimeva una "marea", come è stata chiamata, ma tranquilla.
Da cui vengono "richieste" al governo, "richiami al suo dovere" per avere "più soldi, più servizi sociali, più educazione di genere, leggi migliori"", ma non certo viene un messaggio di lotta che faccia paura e preoccupi. E nei fatti, al massimo le richieste a cui questo governo moderno fascista potrà rispondere, sono soltanto una elemosina di fondi ai centri antiviolenza. Un governo che col suo Ministro degli Interni proprio nella giornata mondiale contro al violenza sulle donne, in un paese dove sono state uccise (per quelle che si sanno) 116 donne finora e tante ferite nel corpo e nell'anima, tante stuprate, ha sciorinato, a suo merito, presentando il calendario della polizia, cifre che dimostrerebbero una riduzione delle violenze sessuali.

Infine, due, ma veramente due, parole sul fatto della presenza degli uomini - tanto sottolineata, invece. Un bel cartello di una ragazza diceva: "In questo giorno tanti uomini sono pubblicamente solidali poi arriva domani, chiudono le porte e ti alzano le mani".
La questione non è uomini sì o uomini no, ma la necessità della lotta autonoma, separata delle donne, una lotta dura, che ponga chiaro la priorità del contro, non pacifica, accogliente (gli uomini hanno potuto partecipare e prendere la parola anche il giorno dopo, ai Tavoli). Questa lotta può e deve porre anche tra gli uomini, anche tra i proletari, rotture reali che continuino il "giorno dopo", non adesioni o sostegno, comprensione, o "battiture sul petto" che restano molto ma molto in superficie senza una rivoluzione.
Lenin - come abbiamo ricordato ieri - scriveva: "Pochissimi uomini - anche tra i proletari - si rendono conto della fatica e della pena che potrebbero risparmiare alla donna se dessero una mano al "lavoro della donna". Ma no, ciò è contrario ai "diritti e alla dignità dell'uomo"; essi vogliono pace e comodità..."; "Gratta un comunista (un compagno, diremmo oggi) e troverai un filisteo! Evidentemente bisogna grattare il punto giusto: la sua concezione della donna...".

Questa manifestazione non ha posto all'OdG la necessaria guerra come classe e come donne; ma è stata sì di classe, cioè espressione di una classe, quella della piccola e media borghesia, che vuole, appunto, miglioramenti, non rovesciare questo sistema capitalista che, come 100 anni fa, sempre e di più, si basa sulla proprietà privata, sulla famiglia, sulla conservazione dell'ordine statale esistente, e per questo non potrà che attaccare le condizioni di vita, di lavoro, opprimere sempre più le donne. Certo anche il 26 tante lavoratrici, precarie, disoccupate, immigrate, ecc. stavano alla manifestazione, ma non potevano stare come voce, come ideologia, come bi/sogni, come necessità di rompere tutte le catene, di rivoluzione.

La voce di queste donne proletarie stava ed era rappresentata il giorno prima, il 25, a piazza Montecitorio, nell'assedio al parlamento.
A queste donne, la polizia non ha fatto "i complimenti", ma è giunta in forze, con uomini e blindato, minacciando quando una parte di loro si è recata al giornale Il Messaggero.
Queste donne non sono entrate in parlamento per creare un "clima positivo e collaborativo" (come ha detto la Boldrini sull'incontro con le organizzatrici della manifestazione del 26), ma hanno imposto con l'assedio, espressione delle lotte di ogni giorno nelle loro realtà, di entrare in Parlamento, rompendo le regole sulle modalità e partecipazione agli incontri e ponendo subito, con gli interventi di forte denuncia delle lavoratrici, disoccupate, che noi non vogliamo sentire chiacchiere e false promesse, ma che dovete voi starci a sentire e noi vi giudicheremo sui fatti.

Queste donne, il giorno 26 hanno chiamato tutte ad un nuovo, più grande, esteso e forte sciopero delle donne - dopo quello da noi cominciato nel 25 novembre 2013 e nell'8 marzo di quest'anno e come hanno cominciato a fare anche in Argentina, Polonia, Islanda, Francia.

Ora lo "sciopero delle donne" nella giornata dell'8 marzo 2017, è diventata una parola d'ordine e un impegno assunto anche nei Tavoli del 27 novembre.
Ma sono e devono essere le donne proletarie, più sfruttate e oppresse, quelle che subiscono non una ma tutte le violenze fasciste, sessiste, razzista di questo sistema ad essere l'avanguardia e il riferimento, per contenuti, pratica, prospettiva.

LO SCIOPERO DELLE DONNE È OGGI L'ARMA DELLE DONNE LAVORATRICI, PRECARIE, DISOCCUPATE, DI CHI LOTTA OGNI GIORNO, PERCHÈ VI SIA UNA LOTTA GENERALE CONTRO TUTTO QUESTO SISTEMA BORGHESE, LOTTA RIVOLUZIONARIA.

Per questo non basta dire "facciamo come l'Argentina", ma anche capire e dire quello che hanno detto le donne argentine:
"In mezzo all’aumento della flessibilizzazione e ai licenziamenti, in un contesto dove la disoccupazione giunge al 9,3%, arrivando al 10,5% nel caso delle donne, con una crescente inflazione, in mezzo alla perdita di potere d’acquisto e al congelamento del consumo, noi donne ci siamo riappropriate della parola sciopero come uno strumento storico di lotta ma che, risignificandolo, lo usiamo noi doppiamente oppresse per rifiutare questa oppressione. Scioperiamo sia come classe e sia come donne, scioperiamo mentre i “ragazzi” della CGT vanno di riunione in riunione, civettando con il governo e difendendo i loro propri interessi, scioperiamo in mezzo a tagli, mancanze, precarietà... Oggi, noi donne dimostriamo che siamo molto più coscienti e, per questo, occupiamo le strade per mandare un messaggio chiaro: non siamo sole, siamo organizzate e daremo battaglia. Questo sciopero non farà finire i femminicidi. Non farà finire la violenza che esercitano su di noi, con la discriminazione che subiamo nel lavoro, con la criminalizzazione di quelle di noi che abortiscono, con la stigmatizzazione di quelle di noi che non sono madri, né vogliono esserlo, o con la repressione che colpisce quelle di noi che si organizzano contro il patriarcato.
Ma dopo questo 19 ottobre staremo un po’ più insieme, un po’ più organizzate, saremo un po’ più coscienti… Continueremo a trasformare l’ingiustizia, la rabbia e il dolore in più lotta".