24/03/17

Carige, stipendi da 100 euro per lavorare 20 minuti ogni 2 giorni

Nuovo presidio di protesta per i lavoratori dell’appalto di pulizia dei locali di Banca Carige, preoccupati per il loro futuro occupazionale

Carige, la dignità violata

Genova - «Carige ci porta alla fame» è scritto su uno degli striscioni sorretti in piazza dai lavoratori e soprattutto dalle lavoratrici dipendenti di una ditta che ha l’appalto per le pulizie nella banca ligure. Oggi hanno tenuto un presidio davanti alla sede genovese dell’istituto.
Non si tratta di «fame figurata» - hanno spiegato - ma di una situazione concreta, che interessa 80 persone in regione alle quali sono stati offerti contratti da circa 100 euro al mese. Questa è la paga prevista per un orario non solo ridottissimo, ma anche incredibilmente frazionato: «Ci hanno chiesto di lavorare tre giorni alla settimana per 20 minuti al giorno - denunciano i sindacati - per uno stipendio da un centinaio di euro». Per il sindacato, quindi, si tratta anche di una battaglia per la dignità di questi lavoratori. «Diteci che tipo di pulizia si può fare in 20 minuti. Purtroppo in quasi tutti gli appalti di pulizie private vediamo la proposta di orari frazionati. Un maledetto meccanismo provocato dal massimo ribasso nel quale ci rimette sempre il lavoratore, che è l’ultimo anello debole della catena».
Il presidio di Genova
Per la seconda volta, dopo la mobilitazione del 24 febbraio, le lavoratrici si sono riunite davanti alla sede centrale dell'istituto di credito in via Cassa di Risparmio con fischietti e striscioni.
«. Sono circa 80 le persone in questa situazione in Liguria, le ore sono state ridotte in alcuni casi fino al 70/80%. Se prima le lavoratrici erano impiegate due ore e mezza, ad oggi lavorano dai 20 ai 30 minuti ad intervento. Tutto questo comporta anche una carenza dal punto di vista delle pulizie, non riusciamo a capire le ragioni di quest'appalto costruito in questa maniera. È il solito appalto concesso al massimo ribasso».

23/03/17

Marchionne reprime le operaie che hanno fatto lo sciopero delle donne

Solidarietà alle operaie della Fca di Nola dello Slai cobas (già trasferite in questo reparto confino perchè hanno lottato contro il piano Marchionne) che hanno scioperato l'8 marzo scorso.
Giù le mani dalle lavoratrici!


MFPR

22/03/17

CONTRO L'OSCENA SENTENZA DI TORINO: “SE NON URLI NON SEI STATA VIOLENTATA...”

Il Movimento femminista proletario rivoluzionario denuncia con forza la oscena e sessista sentenza del Tribunale di Torino che ha assolto un uomo accusato di violenza sessuale verso una sua collega lavoratrice, perchè “il fatto non sussiste”. “Non sussiste” perchè la donna non ha urlato e ha detto solo “basta”, “non sussiste” perchè si è bloccata, “non sussiste” perchè ha detto “solo” di aver provato “disgusto”; “non sussiste” perchè le sue reazioni non rientrerebbero nei canoni dei giudici, perchè ha cercato “solo” che quell'orrore finisse al più presto, ecc.
E ora quella donna da vittima, non solo di una violenza ma di ripetuti abusi, molestie sessuali da parte dell'uomo, si trova incriminata per “calunnia”.
L'Mfpr da tutta la sua solidarietà alla donna, e fa appello a dare solidarietà pubblica a denunciare questa ennesima vergognosa sentenza e attacco alle donne (dopo troppe altre, ricordiamo quella dei jeans troppo stretti).
Vogliamo sostenere la donna perchè, con ancora più coraggio, vada avanti nella sua battaglia, in cui non deve essere sola!
Vogliamo che il giudice che ha emesso questa sentenza sia cacciato.
Dopo lo sciopero delle donne dell'8 marzo: mai più come prima!
Ma questa sentenza conferma che la violenza sessuale è strutturale in questo sistema sociale, che esiste un humus, delle aberranti concezioni contro le donne, che danno per normale una “certa violenza degli uomini verso le donne”. Queste “leggi”, i “valori” borghesi sono quelli che prevalentemente albergano anche nei Tribunali. In questa sentenza, infatti, ha pesato il fatto che la sentenza “avrebbe rovinato la vita famigliare e lavorativa dell'uomo”; la famiglia di questo squallido individuo vale più della vita di una donna, come il lavoro dell'uomo vale più della vita lavorativa precaria della donna, che ora, è facile immaginarlo, diventerà ancora più precaria.
Questo mostra che è l'intero sistema sociale borghese che opprime e odia le donne e che, quindi, è l'intero sistema borghese che deve essere rovesciato, con una lotta dura delle donne, una rivoluzione quanto più “tremenda” possibile, soprattutto da parte delle donne per spazzare via lo “schifo senza fine di questo sistema”. 

MFPR
22.3.17

Le operaie di Taranto continuano la lotta - la lettera di una operaia

Le operaie, con gli operai, della Pasquinelli-selezione della differenziata di Taranto, dopo lo sciopero delle donne, ancora in lotta! - LA LETTERA DI UNA OPERAIA IN PRIMA FILA NELLO SCIOPERO DELL'8 MARZO


Venerdi' 17 Marzo è stato un giorno di "fuoco" a Taranto: tutte le realta' dell'ex Ancora in liquidazione sono scese in p.za Castello per manifestare tutta la loro protesta e per avere un appuntamento con il sindaco, visto che il ministero ha rigettato la proposta di proroga fallimentare e, quindi, sono saltate eventuali soluzioni per salvare 96 operai e operaie.
Gli operai e le operaie incazzate hanno rallentato il traffico, un operaio è finito in ospedale, in quanto cardiopatico ha avuto un malore, il sole picchiava...

"Io sono un'operaia della Pasquinelli che giorno 31 Marzo va' a casa con tutti i colleghi visto che soluzioni effettive non ce ne sono, e le dico, assessore Cosa, che la nostra dignita' non vale nemmeno una parola di quello che ha detto. Noi continueremo ad urlare, sbraitare, stenderci a terra, bloccare traffico, protestare e nessuno ce lo puo' impedire, visto che ci avete tolto il futuro. E come dicevo a un sindacalista che mi invitava a far passare le auto "RIBELLARSI è GIUSTO" e la protesta  continua...
Noi della Pasquinelli abbiamo ottenuto quel posto con la lotta dei Disoccupati Organizzati, pensando che lì c'era il futuro; invece abbiamo trovato un lavoro disastrato, una raccolta che non si fa come andrebbe fatta, abbiamo selezionato sì plastica, metallo, carta, cartone, ma anche amianto, rifiuti ospedalieri, animali morti, batterie esauste, acidi di ogni tipo e polveri sottili, ecc, ecc. E dopo aver pregiudicato cosi' la nostra salute ci volete mandare a casa??? Ma non ci pensate proprio!!!


Li su quell'impianto la differenziata non è mai arrivata prendete in giro gli utenti che pagano cara la tassa sui rifiuti per colpa vostra che mai avete fatto una raccolta fatta bene ed avete fatto ricadere le responsabilita' sull'utenza...
A tutto cio' noi non ci stiamo vogliamo una raccolta fatta bene,vogliamo incremento del personale per creare altri turni ed espandere la raccolta a tutti in tutti i quartieri, e soprattutto nessuno di noi va a casa! Il futuro, il lavoro non si tocca, a casa ci sono le nostre famiglie che ci vedranno morire per quello che abbiamo respirato li su quell'impianto. Ci avete pregiudicato la salute, il lavoro, ed ora ci volete togliere quei quattro spiccioli che ci permettono di sopravvivere?


ATTENDIAMO SOLUZIONI IMPORTANTI PER QUESTE EMERGENZE!
E RICORDATEVI CHE NOI NON CI FERMIAMO FINO A CHE NON CI RESTITUITE IL NOSTRO FUTURO!

Un'operaia Pasquinelli
Loperfido Raffaella
slai cobas psc

21/03/17

Questo sistema fascio patriarcale fa propaganda sessista in tv di Stato

Informazione di Stato: ovvero come "diffondere" l'ideologia sessista in tv. La conferma che è questo sistema il primo nemico delle Donne




«Sono sempre sexy, fanno comandare i mariti»: polemiche per la lista di Rai Uno sulle donne dell'Est
Nel programma «Parliamone Sabato» di Paola Perego il dibattito sul perché «gli uomini italiani preferiscono le straniere» con una grafica che elenca «sei motivi per scegliere una donna dell'Est». Polemica e scandalo in Rete: «Ma è uno scherzo?» 


«Sono tutte mamme, ma dopo aver partorito recuperano un fisico marmoreo». «Sono sempre sexy, niente tute nè pigiamoni». E poi: «Sono disposte a far comandare il loro uomo». E così a seguire. La «lista» del perché «gli uomini italiani preferiscono le straniere» è andata in onda, con tanto di dibattito, nella trasmissione di Paola Perego, «Parliamone sabato», rubrica di «La vita in diretta» su RaiUno. «Sono rubamariti o mogli perfette»? Si sono chiesti in trasmissione mostrando la grafica con i 6 punti. Il dibattito e la «lista» (che oscilla tra sessismo e razzismo) non passano ovviamente inosservati e sui social fioccano le polemiche e le richieste di spiegazioni agli autori del programma. Da un lato incredulità, dall’altro denuncia. L'origine della lista
Ma andiamo con ordine. Nel programma condotto da Paola Perego, il tema è stato affrontato con diversi ospiti in studio, fra i quali l'ex Miss Italia Manila Nazzaro, il direttore di Novella 200 Roberto Alessi, Marta Flavi e l'attore Fabio Testi. Il dibattito si scalda e all'apparizione della grafica Perego precisa che «proviene da Internet». E poi legge l'elenco: 1) Sono tutte mamme, ma dopo aver partorito recuperano un fisico marmoreo; 2) Sono sempre sexy, niente tute né pigiamoni; 3) Perdonano il tradimento; 4) Sono disposte a far comandare l'uomo; 5) Sono casalinghe perfette e fin da piccole imparano i lavori di casa; 6) non frignano, non si appiccicano e non mettono il broncio. I punti vengono analizzati e commentati dagli ospiti senza alcun accenno alla critica.
L'indignazione online
Non passa molto tempo e la «lista» finisce sui social. «È uno scherzo, giusto?«, twitta qualcuno. «Non ho capito se la puntata di #ParliamoneSabato offendesse di più le donne italiane o quelle dell'est. comunque, com'è lontano l'8 marzo... », commenta qualcun altro. Mentre la scrittrice Silvia Ballestra denuncia: «Fuori i nomi degli autori di “Parliamone sabato” di Rai1 subito. E domani tutti a casa, la Perego per prima. #Rai #donne #vergogna». La polemica cresce ma - almeno per il momento - dagli autori della trasmissione non arriva alcun chiarimento sullo «scivolone» della lista.
20 marzo 2017 (modifica il 20 marzo 2017 | 08:19)
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17/03/17

L' otto marzo l'uccisione delle bambine in Guatemala è femminicidio di Stato!



Da venerdì 10 marzo, quasi tutti i giorni si susseguono presidi di organizzazioni femministe e per i diritti umani presso le ambasciate del Guatemala e in luoghi pubblici in tutta l’America Latina e Caribe. Sabato 11 marzo a Città del Guatemala migliaia di persone si sono riunite al Plaza de la Constitución per denunciare lo Stato femminicida e chiedere la destituzione dei funzionari incaricati.
Dal comunicato delle compañeras “Feministas Comunitarias Guatemaltecas” si apprende che alle 12.00 del 10 marzo 2017 il numero è di 37 morte. Secondo i mezzi di informazione ufficiali guatemaltechi, ieri mattina il numero delle vittime è salito a 40.
Dal giorno della tragedia, si aggiungono continuamente alla lista i nomi di altre bambine e adolescenti che sono morte bruciate all’interno del albergue per minori situato a 20km da Città del Guatemala.
Il giorno successivo, l’8 marzo, le stesse adolescenti che scontavano il castigo per aver tentato la fuga, vengono rinchiuse in un salone senza avere la possibilità di mangiare, andare in bagno o lavarsi. Decidono quindi di ribellarsi e di denunciare pubblicamente i fatti di cui erano vittime all’interno della struttura: gli abusi sessuali da parte del personale scolastico e dei maestri erano continui, mancavano inoltre le cure basiche necessarie per una struttura di quel tipo; sovraffollamento, malnutrizione, malattie non curate, maltrattamenti erano episodi che venivano denunciati dal 2015.
Le ragazze decidono di bruciare i materassi del salone in segno di protesta ma gli educatori responsabili della struttura “ritardano” nell’aprire le porte e liberarle e quando lo fanno, alle 19.00, sono già decedute.

Il 10 marzo la Procuradoría de Derechos Humanos guatemalteca dichiara che 9 delle 15 sopravvissute, di età compresa tra i 14 ed i 17 anni, sono incinte. Ad oggi possiamo supporre che tre di loro siano le ultime giovani decedute, ma purtroppo le informazioni ufficiali sono contraddittorie.
La tipificazione giuridica del femminicidio di Stato attribuisce alle istituzioni le responsabilità della morte per “omissione” o per “diretta attuazione”. Le 40 morti sono da considerarsi femminicidio di Stato perché la responsabilità per omissione è evidentemente imputabile alla istituzioni guatemalteche, negligenti davanti alle numerose denunce e segnalazioni che avvenivano dal 2015 per una mancata azione nel momento di emergenza e per una incapacità delle istituzioni scolastiche, a vari gradi, di proteggere la vita delle minori e tentare, invece, di mascherare il tutto come una “ribellione giovanile per la qualità del cibo” e insabbiare poi i fatti reali.


13/03/17

L'8 marzo del Punto Libreria "MILITANTE" Metropolis Milano: per una teoria rivoluzionaria al servizio delle DONNE RIBELLI

Curiosità-approvazione-interesse queste sono state le considerazioni espresse dalle giovani studentesse, lavoratrici, madri e figlie. Ci hanno colpito gli sguardi trasparenti e solari delle giovanissime studentesse, così come le interlocuzioni tra le diverse generazioni di Donne presenti in questo radioso 8 marzo di intense iniziative milanesi. Modestamente vogliamo esprimere un sentito e commosso GRAZIE per aver "valorizzato" il nostro impegno a portare nelle piazze, nelle lotte, la teoria al servizio del cambiamento.
 
Compagne e compagni del Punto Libreria Metropolis-MI

una ragazza ha voluto scrivere un cartello e attaccarlo al nostro banchetto