22/01/18

22 gennaio, processo alla solidarietà femminista - il volantino del MFPR

Le donne in lotta non hanno da difendersi da un processo, ma hanno da ribellarsi contro una "giustizia" che continua la violenza sulle donne
 

Il 22 gennaio, vi sarà l'avvio del processo a L'Aquila contro 3 compagne, accusate di "diffamazione" dall'avvocato dello stupratore Tuccia.

L'Mfpr non riconosce questo processo a donne che hanno espresso concretamente la solidarietà attiva verso "Rosa" stuprata orribilmente e quasi assassinata dall'ex militare Tuccia.

L'Mfpr utilizzerà il processo per ribadire la legittimità della lotta delle donne, rivendicando tutta la mobilitazione fatta.

Noi vogliamo che nessuno dimentichi l'orribile crimine perpetrato contro "Rosa"; esso ha colpito e colpisce tutte le donne
Noi vogliamo che nessuno faccia finta di non sapere dell'aumento di stupri e femminicidi, di questa strage di bassa intensità contro le donne, che il più delle volte non trovano giustizia ma, anzi, si ritrovano loro messe sotto accusa
Noi vogliamo ricordare che "Rosa" ha continuato ad essere violentata per tutto il processo. Invece di trovare nelle aule di giustizia un clima sereno, dalla parte delle donne , è entrata nel girone infernale di un "processo per stupro"! Rosa, ma anche le donne nei presidi fuori e dentro il Tribunale, ha dovuto sentire e subire offese indegne, da parte di un avvocato che è andato ben oltre anche lo stesso diritto di difesa, facendo vivere a "Rosa" un'altra pesante violenza durante il processo
Noi rivendichiamo la piena legittimità della mobilitazione di solidarietà di tante donne, e intendiamo dare voce alla denuncia di questa seconda violenza che si perpetua oggi nel Tribunale. Non si può parlare della violenza sessuale verso le donne il 25 novembre da parte anche di rappresentanti Istituzionali, e poi trovarsi anche imputate per aver difeso i nostri diritti!
Oggi sono le donne che hanno reclamato un elementare diritto democratico (che si impedisse all'avvocato di Tuccia di intervenire nella Casa Internazionale delle Donna, infangando anche questo luogo) ad essere messe sotto processo; sono le tante, troppe donne offese, violentate, discriminate, oppresse, ma ribelli e sempre in lotta, ad essere "accusate" di diffamazione, perchè un "ometto" si è sentito "colpito nella sua dignità, professionalità"; quando ogni giorno le donne subiscono non una ma mille offese, fino agli attacchi alla loro vita.
Volete cercare di zittirci, cancellare la solidarietà e la lotta delle donne... Non ci riuscirete!

Pensiamo che ben altro dovrebbe essere "condannato": quelle parole indegne che "continuano ad uccidere" la stessa vita delle donne; che uccidono, così, anche la giustizia.

Questo processo sarà una "pietra che ricadrà sui piedi" di chi l'ha sollevata.
Questo, come tanti altri processi, farà comprendere più chiaramente a tante donne cosa è questo Stato borghese, farà comprendere la necessità di rendere più forte la lotta delle donne, per affermare una reale giustizia per le donne, perchè tutta la vita e tutta la società devono cambiare!
Non abbiamo nulla da cui difenderci!
Noi non dimentichiamo e continueremo a denunciare le atrocità commesse sul corpo di Rosa.
Noi continueremo a mettere sotto "processo" le complicità e coperture verso chi stupra e uccide le donne!
Noi continueremo la lotta dando voce a tutte le donne!

MFPR

20/01/18

Si denuncia la solidarietà tra donne: 22 gennaio Tribunale di L’Aquila LE DONNE CI SARANNO!!


Dal comunicato di solidarietà del collettivo Fuori Genere (L'Aquila)

Lunedì 22 gennaio inizia il processo voluto dall’avvocato Antonio Valentini e che vede accusate tre donne per diffamazione.
A neanche un mese di distanza dalla notte in cui, proprio in un paese limitrofo dell’aquilano, si è consumata l’ennesima violenza ai danni di una giovane donna, ancora in attesa che prenda inizio un processo per stupro a carico del trentunenne Piero Coletti, ci ritroviamo in tribunale a difendere tre donne che nel 2015 hanno evitato che la Casa Internazionale delle Donne di Roma si trovasse ad accogliere nella propria sede il sopracitato Antonio Valentini come referente all’interno di un convegno.
Un avvocato che tre anni prima, dal 2012, aveva difeso il militare Francesco Tuccia per uno stupro le cui aggravanti sono state tali da richiedere l’ipotesi di tentato omicidio. Un avvocato che senza nessuna esitazione ha condotto una difesa spietata volta all’attacco della ragazza. C’eravamo nel processo di «Rosa» e non dimentichiamo quelle arringhe violente finalizzate a colpevolizzare la ragazza e sminuire le colpe dello stupratore fino a parlare di «rapporto amoroso consensuale».
Oggi poco ci riguardano i tecnicismi d’avvocato, quello che ci appare contestualmente violento e oramai ridicolo è l’atteggiamento punitivo e repressivo che esercitano alcuni individui che ricoprono ruoli di potere nei confronti di qualunque forma di resistenza, soprattutto quando ad esercitarla sono donne che fanno della solidarietà e della pratica femminista un impegno e una lotta quotidiani.
La nostra massima solidarietà va alle donne che si troveranno lunedì in aula a difendersi dall’ennesimo atto di intimidazione nei confronti di una cultura che si batte contro ogni forma di maschilismo e che ha il preciso obiettivo di ribaltare la cultura patriarcale e violenta che ci opprime. Ben sappiamo quanto questa cultura sia radicata e trovi espressione esemplare all’interno dei tribunali, nei processi per stupro, quando l’unico mezzo a disposizione della difesa di un uomo accusato di stupro sembra essere quello di screditare la donna, il suo comportamento, i suoi abiti.

la nostra solidarietà alle donne accusate e la nostra rabbia contro chi vuole farci spaventare e tacere.

Alle 3 compagne processate a L'Aquila il 22 - Solidarietà da Milano


Ieri al corteo a Milano delle maestre in lotta che stanno subendo l'ennesima violenza è stata portata la necessità della solidarietà tra le donne che lottano su diversi fronti e che su diversi fronti questo sistema opprime e reprime.

In tante hanno chiesto il volantino e fotografato lo striscione.

In tante saremo con voi anche se lontane il 22!

Se toccano una ci ribelliamo tutte!
Le compagne dell'mfpr  di Milano




19/01/18

Basta violenza dei tribunali contro le donne - Il 22 gennaio a Torino e L'Aquila

Torino - Presidio contro la violenza dei Tribunali ore 11.30
Torniamo in presidio di fronte al tribunale di Torino per protestare:
contro le sentenze che assolvono violenti e stupratori, trasformando la parte lesa in parte imputata; contro la repressione della solidarietà femminista.
Lo facciamo in solidarietà alle donne che, dopo aver seguito il processo di Rosa, stuprata brutalmente a Pizzoli dal militare Francesco Tuccia nel 2012, oggi saranno processate per diffamazione nel Tribunale dell’Aquila. Al processo di Rosa hanno partecipato molte donne e femministe da tutta Italia, per sostenerla e per vigilare sull’andamento delle udienze. Per aver solidarizzato con Rosa e aver denunciato nel 2015 la possibile presenza dell'avvocato di Tuccia (Antonio Valentini) in un convegno ospitato dalla Casa internazionale delle donne di Roma, ora queste donne si ritrovano a loro volta inquisite. Ci chiediamo come un avvocato di uno stupratore che ha impostato il processo colpevolizzando la sopravvissuta, possa pensare due anni dopo di varcare impunemente come ospite d’onore la soglia di una Casa delle donne!
A Torino invece l'anno è iniziato con due agghiaccianti sentenze:
· la seconda in cui il giudice garantisce una serie di attenuanti allo stupratore di una ragazzina, poiché si sarebbe comunque preso cura di lei
La violenza maschile contro le donne è una delle più frequenti forme di violenza di genere; in Italia ogni due giorni una donna muore per mano di mariti, compagni, padri ed ex. Nell’ambito delle relazioni intime la violenza maschile viene agita con premeditazione e in modo reiterato da aggressori lucidi, attraverso differenti forme (violenza fisica, sessuale, psicologica, economica) che minano l’autostima e la dignità delle donne, isolandole sovente da qualsiasi rete familiare e affettiva.
I centri antiviolenza laici e femministi, luoghi di accoglienza e progettualità per sostenere le donne in percorsi di fuoriuscita dalla violenza, vengono chiusi o mal finanziati dalle istituzioni.
I criteri adottati dalle e dai magistrati per interpretare le leggi ad hoc contro le violenze maschili se non sono scevri dalla cultura patriarcale (inferiorizzazione della donna, imposizione di ruoli di cura e riproduzione), generano una colpevolizzazione delle donne che non vengono credute e da parte lesa diventano parte imputata.
I processi per stupro, molestie e maltrattamenti sono spesso processi alle donne che denunciano: nei tribunali si cerca di dimostrare il consenso o la provocazione distruggendone la reputazione, le intenzioni, la vita, discutendo chi frequentano, come si vestono, e con quanta forza si sono opposte alla violenza.
Contro la violenza sulle donne non smetteremo di alzare la voce e solidarizzare.
La repressione non ci ferma!
LUNEDÌ 22 GENNAIO ore 11:30 PRESIDIO DI FRONTE AL TRIBUNALE DI TORINO


Su L'Aquila dall'Assemblea Romana: Si va e si torna insieme

22/11/2017

Il 22 gennaio alle ore 9 inizia il processo per diffamazione nei confronti di 3 donne

Prima avvennero lo stupro e le violenze, poi l’ignobile processo e infine la denuncia a quante avevano sostenuto la donna sopravvissuta.

Lo stupro e le violenze:
È il 12 febbraio del 2012 quando Rosa si trova con una sua amica in una discoteca a Pizzoli (L’Aquila). Nella discoteca non ci sono tante persone se non quei militari che il terremoto ha portato là per l’operazione “strade sicure”. Verso le 4 del mattino Rosa verrà ritrovata in mezzo alla neve, con una temperatura sotto lo zero, mezza nuda, sanguinante e in stato di non coscienza. Altri cinque minuti e sarebbe morta. Quello che Rosa ricorderà sarà solo che si trovava al guardaroba a parlare con la sua amica. Si risveglierà poi in sala operatoria. Lo stupro è evidente e anche la brutalità con la quale è stato commesso. Il militare del 33° reggimento artiglieria Aqui de l’Aquila, Francesco Tuccia, difeso dagli avvocati Antonio Valentini e Alberico Villani, sarà l’unico indagato e condannato per i fatti.

Il processo:
Da quando la violenza sessuale è entrata nei codici penali, tra Sette e Ottocento, i processi per stupro sono stati processi alle donne che li denunciavano, di cui si cercava di dimostrare il consenso o la provocazione distruggendone la reputazione, le intenzioni, la vita, discutendo chi frequentavano, come si vestivano, a che ora uscivano e con quanta forza si erano opposte. I movimenti delle donne negli ultimi cinquant’anni hanno fatto di quello che succedeva nelle aule dei tribunali uno dei terreni-chiave nella campagna contro la violenza. Si richiedeva, e lo si continua a fare, da una parte che le donne che denunciano e scelgono di intraprendere la via del processo penale non debbano essere sottoposte a processi di vittimizzazione ulteriore, vale a dire di colpevolizzazione, ritenute parzialmente o interamente responsabili di ciò che è accaduto loro; dall’altra che si riconosca che la condotta assunta in aula dagli avvocati che difendono gli stupratori e dai giudici che sostengono simili impianti è di natura politica, e in quanto tale implica una responsabilità individuale. Un avvocato che sceglie di difendere uno stupratore e insinua, come avvenuto in questo processo e come diversi avvocati hanno fatto nel corso della storia dei processi per stupro, che la donna fosse consenziente e avesse provato piacere durante le violenze compie una scelta precisa, niente affatto neutra o tecnica, figlia della stessa cultura dello stupro che dovrebbero processare.
Al processo di Rosa, come tante altre volte è successo in passato, hanno partecipato molte donne e femministe da tutta Italia, per sostenerla e per vigilare sull’andamento del processo.
La denuncia:
Nel novembre 2015 l’avvocato Valentini è invitato ad un convegno, organizzato dall’associazione Ilaria Rambaldi Onlus di Lanciano, presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma, un luogo simbolico per la libertà delle donne.
Molte donne si mobilitano e alla fine la Casa delle donne di Roma segnala all’organizzazione del convegno che l’avvocato Valentini non può varcare quella soglia, perché indesiderato. Ma l’avvocato Valentini non ci sta e denuncia per diffamazione tre donne, colpevoli di avere diffuso una lettera di una aquilana in cui si cercava di spiegare alle donne romane chi fosse l’avvocato Valentini (ciriguardatutte.noblogs.org).

La posta in gioco:
A sembrarci grave non è la denuncia di per sé. A sembrarci grave è che un avvocato di uno stupratore che ha impostato il processo colpevolizzando la sopravvissuta, possa pensare che due anni dopo può impunemente varcare come ospite d’onore la soglia di una Casa delle donne; la cosa che ci sembra grave è che rifiutato, si senta nella posizione di forza e di diritto di intentare lui un processo contro tre donne; la cosa che ci sembra più grave è che uomini del genere invece di vergognarsi, nascondersi, defilarsi, continuino ad occupare la scena pubblica e a condizionare la vita delle donne.
Questa vicenda, lo abbiamo detto dall’inizio, ha un valore simbolico che non si può trascurare.
Vogliamo che diventi l’occasione per evidenziare cosa sono i processi per stupro, la responsabilità politica e individuale di chi partecipa al teatro della giustizia e chi colpisce le reti di solidarietà femminista.

Si va e si torna insieme abbiamo intitolato questo scritto. Alludendo al fatto che insieme siamo state al processo contro gli stupratori di Rosa e insieme ritorneremo a L’Aquila nel processo che coinvolgerà tre di noi per diffamazione. Il riferimento, però, è anche alla necessità di riprendere in mano, per le vecchie e nuove generazioni di donne, pratiche e strategie di autodifesa: in discoteca, nei centri sociali, per strada, ad una festa, si va e si torna insieme, ci si guarda le spalle e ci si protegge l’una con l’altra.

Appuntamento per tutte il 22 gennaio 2018 ore 9 presso il Tribunale dell’Aquila.

Assemblea Romana Ci Riguarda Tutte

Sostegno alla lotta delle maestre fuori e contro i sindacati confederali


Milano, 15 gennaio 2018
I maestri e le maestre, dopo aver subito un violento attacco dalla magistratura e dalla politica, hanno risposto concretamente all’arroganza di chi pensa di poter mettere in strada 40 mila famiglie. La nostra lotta è la lotta di tutti i precari della scuola, dall’infanzia alla secondaria, e di quelli che dopo
anni di sfruttamento rischiano di tornare ad esserlo a condizioni peggiori di quelle precedenti. Abbiamo sempre denunciato la volontà politica di frammentare la categoria attraverso un sistema di gironi infernali chiamate fasce, utili solo a generare una guerra tra chi vive le stesse condizioni di sfruttamento. Ancora una volta i sindacati confederati non hanno ascoltato i lavoratori e si accingono a sedere a un tavolo che non ha mai rispettato i diritti e la dignità dei lavoratori della scuola. Anni e anni di precariato con la complicità dei sindacati. La politica della delega e il ricorsificio ci ha portati a questa situazione.
ORA ALZIAMO LA TESTA DIFFIDIAMO I SINDACATI A RAPPRESENTARCI
La natura politica della sentenza Plenaria pilotata, attraverso la nomina diretta del capo del Consiglio di Stato, dal governo uscente, ci impone proclamazione della lotta di tutti i precari della scuola, dall’infanzia alla secondaria, e di quelli che dopo anni di sfruttamento rischiano di tornare ad esserlo a condizioni peggiori di quelle precedenti.
OGGI PIU’ DI PRIMA RITENIAMO NECESSARIO RIVENDICARE:
– Il mantenimento dei contratti a tempo indeterminato per tutti i docenti, diplomati magistrali, PAS, TFA, SFP colpiti dal l’esito della Plenaria.
– la permanenza nelle Gae in base al punteggio acquisito
– la riapertura delle Gae
– Il passaggio in ruolo di TUTTI i precari con tre anni di servizio presso l’istituzione scolastica di ogni ordine e grado
– L’eliminazione del Fit che mortifica la professione di tutti i precari e quella dei docenti che rischiano di tornare ad esserlo. Non accetteremo mai di essere pagati 500€ per svolgere lo stesso lavoro che facciamo da decenni e che ha contribuito a mantenere le scuole aperte.
– L’eliminazione del Fit come modello di nuovo reclutamento e istituzionalizzazione di sfruttamento selvaggio dei futuri colleghi.

Lavoratori della scuola autorganizzati Milano Coordinamento lavoratori della scuola “3 ottobre”

18/01/18

Riprende la lotta di precarie e precari delle coop a Palermo

 
PALERMO, LA LOTTA NON SI E' MAI FERMATA
E ORA SI RIPARTE!

20 anni di precariato nelle scuole e ora 2000 Assistenti igienico-personale agli studenti disabili si vogliono cancellare in Sicilia  (circa 200 solo a Palermo) dal mondo del lavoro per la strumentalizzata e illegale interpretazione della legge delega sul sostegno prodotta dalla scellerata "BUONA SCUOLA" DEL GOVERNO, con il beneplacito dei venduti sindacati confederali e compagnia che si seggono più che ipocritamente ai tavoli nazionali di "contrattazione" solo per danneggiare migliaia di lavoratori e lavoratrici e permettere l'eliminazione di diritti sacrosanti.

PER DIFENDERE IL LAVORO E LA NOSTRA VITA LA LOTTA E' L'UNICA ARMA!

Oggi pomeriggio a Palazzo Comitini...


Ass.ti igienico-personale studenti disabili nelle scuole
SLAI COBAS sc

17/01/18

Le lavoratrici degli asili di Taranto tornano sul piede di guerra

Basta con la vergogna e l'illegalità di una condizione, che si trascina da anni a vantaggio delle tasche del Comune e delle Ditte, di sottorari (1h e 50 al giorno), sottosalari (sui 300 euro al mese), di doppio lavoro (pulizia e ausiliariato) non riconosciuto;
basta con una amministrazione comunale che è stata responsabile di appalti al massimo ribasso e di condizioni lavorative in aperta violazione di leggi e contratti, e che anche ora (cambiando amministrazione) continua ad esserlo;
nella falsa "giustificazione" che "almeno si salvano tutti i posti di lavoro, perchè siete troppe" (il che è platealmente falso viste le permanenti sostituzioni che le lavoratrici sono chiamate a fare per mancanza di personale), si continua a calpestare diritti sacrosanti delle lavoratrici;
basta coi sindacati confederali silenti e complici di questa truffa "legale";
basta ad un nuovo appalto o a proroghe che puntano a perpetuare questa situazione vergognosa


Le lavoratrici Slai cobas sc riprendono la mobilitazione!
Mentre stanno facendo varie e pesanti azioni legali contro le varie Ditte (che si sono succedute negli anni) e il Comune - che dovranno pagare caro! - avviano lo stato di agitazione e a fine mese scendono in lotta, se non ci saranno risposte positive alla richiesta di incontro e soluzioni immediate inoltrat

LE LAVORATRICI di SLAI COBAS per il sindacato di classe
16.1.18