21/02/17

8 marzo: facciamo entrare il vento forte dello sciopero delle donne anche nelle nere galere dei cie, dei centri di (non)accoglienza, nelle carceri - appello alle immigrate, alle detenute a farsi sentire in ongi modo!

Roma – CIE di Ponte Galeria: lo Stato risponde alla violenza di genere con le deportazioni

Retate nelle strade, stupri, soprusi e continue violenze nei centri di detenzione: questa è la quotidianità che lo stato offre alle donne migranti. Uno stato fascista e razzista fondato su machismo e cultura dello stupro; al di là dei propagandati progetti della polizia in difesa delle donne contro la violenza di genere, questo è uno stato che dice di proteggerti e nella realtà, al contrario, si trasforma in un ulteriore pericolo per la tua libertà e la tua vita.
Questo è ciò che è successo a Olga (nome di fantasia), una delle tante donne che spesso trovano il coraggio di liberarsi dalle loro relazioni violente. Olga è una donna ucraina che, nel momento in cui si è rivolta alle forze dell’ordine per denunciare le violenze agite da quello che era il suo compagno, è stata rinchiusa nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria, da dove la deporteranno a breve, perché la sua condizione di “irregolare” ha prevalso sulla sua richiesta di aiuto. Non si tratta di un caso isolato: ogni giorno le migranti devono vivere sulla propria pelle gli effetti di questo stato che le umilia, le sfrutta, le criminalizza e imprigiona per perpetuare poi le stesse violenze all’interno delle mura infami di un CIE.
Ogni giorno le donne migranti portano avanti le loro resistenze a questo sistema razzista fatto di confini e galere.
Non chiediamo allo stato di difenderci dalla violenza che esso stesso produce e di cui si nutre.
Quello che vogliamo è continuare a sostenere le lotte di chi a tutta questa brutalità si ribella, di chi resiste nei CIE, di chi si oppone alle deportazioni.
Quello che vogliamo è la libertà per tutte le donne recluse.

nemiche e nemici delle frontiere

Verso lo sciopero delle donne l'8 marzo - Solidarietà a Higui

L'autodifesa non è reato, solidarietà a Higui, a tutte le donne che si ribellano, alle migranti, alle donne che per sfuggire alla violenza sessuale, economica, strutturale di questo sistema capitalistico e patriarcale, sono ora rinchiuse nelle nere galere dei CIE e nelle carceri imperialiste!

MFPR
***

Una corrispondenza dall'Argentina...

Vorrei raccontarvi la storia di eva, higui per le amic*
Higui è una compagna lesbica che vive in uno dei 700mila quartieri di buenos aires.
A ottobre scorso è stata attaccata da 10 merde che l'hanno violentata e picchiata e minacciata di morte.
Higui ha reagito, si è autodifesa, riuscendo a salvarsi la pelle.
Una delle merde è morto.
Higui ora è in carcere accusata di omicidio. Non sono bastati i segni della violenza e delle botte.
Manda a dire in una lettera che si sente fortunata ad essere viva, anche se in carcere, il che da i brividi.

In questi mesi si sono susseguite tante iniziative di solidarietà e sostegno a lei e alla sua famiglia che continua a subire minacce e intimidazioni che potete immaginare.
Quello per cui si combatte è l'immediata liberazione di higui, ma anche e soprattutto per far cadere tutte le infami accuse che le sono state rivolte.
Ovviamente la solidarietà si può esprimere anche dall'altra parte del mondo per questo vi scrivo.
Ci stiamo vedendo in assemblea una volta a settimana per organizzare la giornata del 7 marzo (giornata della "visibilità lesbica") e dell'8 dove si sta organizzando un grosso spezzone in solidarietà a higui, più vari cartelli, "bandiere", striscioni per tutto il corteo. L'appoggio a tutte queste iniziative è arrivato anche dalle realtà organizzatrici del corteo, e la speranza è che la forza di tutte possa cambiare qualcosa.
Vi incollo un articolo che racconta un pò meglio, forse anche troppo, quello che è accaduto. da tradurre è un pò lungo, ma con un minimo sforzo si capisce
http://kaosenlared.net/argentina-higui-presa-por-ser-mujer-y-lesbiana/

non mi dilungo in considerazioni perchè è tutto molto complesso e delicato, soprattutto rispetto alla questione intersezionalità, però l'unica cosa che ho fissa in testa è che autodifendersi non può essere reato.

Le tante ragioni per lo sciopero delle donne l'8 marzo

17/02/17

 - LA POLIZIA VORREBBE PROTEGGERE LE DONNE DALLE VIOLENZE - MA STIAMO SCHERZANDO?! NEL MOVIMENTO DELLE DONNE E' NECESSARIA CHIAREZZA E LOTTA CONTRO LE POLITICHE DI MILITARIZZAZIONE

Lo Stato, il Ministero degli Interni ha colto la giornata del 14 febbraio (S. Valentino), per lasciare l'unica parola, nelle televisioni, giornaliradio, sui giornali, contro i feminicidi, gli stupri, le violenze sessiste, fasciste che subiscono le donne, alla Polizia di Stato. Hanno poi prodotto anche dei volantini per autopropagandarsi
A Taranto (ma è pensabile anche in altre città), la Polizia ha fatto anche di più. Ha diffuso un volantino con numero telefonico del "centro antiviolenza" della Questura
A parte la tragica ironia che dovrebbero difendere le donne e dare "consigli" alle donne proprio chi, umiliando le donne che denunciano violenze, persecuzioni, è corresponsabile di tanti femminicidi (e proprio qui a Taranto troppi femminicidi, avvenuti dopo denunce per stalking lasciate nei cassetti, ne sono una drammatica testimonianza)  - questa campagna è la dimostrazione che la risposta di questo Stato verso le donne è solo da Stato di polizia, in una logica di controllo, di politiche securitarie, di repressione, come è stato con la legge sul femminicidio, come è recentemente anche nel decreto Minniti che strumentalizza i numeri dei femminicidi, stupri per attuare "zone rosse", fare città sotto controllo militare, colpire le nostre sorelle prostitute.


Il governo, da parte sua, che fa? Taglia i fondi ai centri antiviolenza gestiti da associazioni di donne, ma evidentemente non per un problema solo di taglio dei fondi sociali, ma all'interno della politica del Ministero degli Interni di considerare "centro antiviolenza" le sedi delle questure!

Riportiamo un passaggio di un  articolo "Le articolazioni della lotta di classe nella fase "globale" dell'imperialismo" di Marco Morra (dal Libro 'Crisi, governance, imperialismo'), utile per capire la fase dell'azione dello Stato, dei governi:
"Alle trasformazioni delle funzioni economiche e sociali dello Stato corrispondono... determinate forme di
governo della popolazione, corrisponde l'esclusione delle classi subordinate dalla dimensione del "politico", la fine del paradigma socialdemocratico fondato sull'ottenimento del consenso politico di vasti strati delle masse subalterne, sostituito da un paradigma repressivo, che si manifesta nella generale recrudescenza della repressione e del controllo, nella tendenza alla militarizzazione securtiva dei territori e delle metropoli, nella sospensione della democrazia e nel progressivo disfacimento di tutti i diritti politici e sociali"


Questa militarizzazione della risposta di questo Stato borghese alle violenze sessuali contro le donne, che inevitabilmente aumenterà la condizione di oppressione generale delle donne, dovrebbe far aprire gli occhi a tante, ai tanti centri antiviolenza che, oggi, nella mobilitazione sotto la sigla di "nonunadimeno", chiedono al governo un passo indietro su quei tagli e maggiori fondi. Mostrando nei fatti o una tragica illusione, una incomprensione della marcia di questo sistema capitalista verso un moderno fascismo, un moderno medioevo per le donne; o, peggio, una colpevole, politica che se passa toglierebbe forza alla potenzialità di rottura che può portare questo nuovo grande movimento delle donne.
Non si tratta solo di "riformismo" che, anche se volto sinceramente a migliorare la condizione delle donne, frena di fatto la marcia necessaria verso la rivoluzione - unica via per la liberazione delle donne, ma oggi, nella fase del moderno fascismo, di militarizzazione degli interventi dello Stato, si tratta di "riformismo senza riforme".
Questo deve far riflettere anche sui discorsi, che trovano spazio anche tra le ragazze, che propongono come principale, contro le violenze sessuali, il sessismo, azioni di educazione.
Ma "Chi educa chi?". Come dei "centri antiviolenza" se ne vogliono appropriare le Questure, a chi il governo, questo Stato darebbe fondi per progetti di "educazione"? Tra un poco ci potremo trovare la polizia nelle scuole (in coerenza tra l'altro con la politica reazionaria della "buona scuola")!
Quindi, attenzione. Le stesse rivendicazioni, obiettivi del movimento delle donne (di cui si è discusso e se ne discuterà ancora nelle assemblee di "nonunadimeno"), non possono prescindere dalla lotta esplicita contro questa politica di militarizzazione, non possono essere ciechi e non comprendere che ogni rivendicazione del movimento delle donne senza una lotta "senza se e senza ma" contro l'intero sistema, non farebbe che accompagnare le sue tragiche politiche.
Se la violenza sessuale è sistemica, strutturale, la lotta deve essere sistemica, per rovesciare il sistema capitalista. E su questo le donne sono una forza poderosa!

MFPR

16/02/17

Brevi informazioni da compagne del mfpr che sono state a Bologna

 -Tavolo lavoro
Grossa partecipazione, sia la aule dove si sono tenuti i Tavoli, sia l'aula magna della plenaria erano piene, con tante anche sedute a terra, sui davanzali delle finestre, tanto che hanno utilizzato lo streaming.
I numeri dati ufficialmente frutto delle registrazioni erano sui 1600. Al Tavolo sul lavoro vi sono state mediamente più di 200 persone, alcune hanno partecipato solo il 1° giorno, altre il 2°. Nella plenaria erano un migliaio.
Circa lo sciopero. Allo stato attuale è stato indetto da: Slai cobas per il sindacato di classe, Usi, Usb, Cobas confederazione, Sial, (e forse Cub). Lo sciopero è per tutta la giornata.
Le organizzatrici hanno cercato di ridimensionare lo sciopero, proponendo anche altre forme di iniziative.
Un intervento di Bologna e delle compagne del mfpr ha chiarito che anche se indetto da alcune sigle sindacali lo possono fare tutte.
Alcune volevano nell'8 marzo anche una manifestazione nazionale. Ma questa proposta non è passata.
Al Tavolo sul lavoro la richiesta principale è stata: fondi europei per corsi di educazione/formazione. In una logica di “gestione”: gestione delle emergenze, gestione dei molestatori, gestione delle donne vittime di violenza. Sui posti di lavoro, dovrebbe essere il datore di lavoro garante nel far rispettare le norme contro le molestie sessuali.
Interventi hanno parlato di fare impresa tra donne, realizzazione di sé, disponibili a consulenza autoimprenditorialità. Il Sial Milano: formazione aziendale nei luoghi di lavoro attingendo ai fondi interprofessionali su violenza e discriminazione di genere.
Altra rivendicazione per la maggiore, il “Reddito di autodeterminazione” - mentre altre, tra cui un'operaia di Napoli, dicevano: lavoro, no a redditi di assistenza.
Quindi rivendicazioni di: borse lavoro, servizi, casa, salario minimo, welfare.
Sulla questione appello alla Cgil, vi sono stati interventi contrastanti. Alcune dicevano: ci devono dire perchè non indicono anche loro lo sciopero. Altre, invece, in particolare l'mfpr, hanno detto che non andava proprio fatto l'appello ai sindacati confederali. La CGIL per l’8 marzo organizzerà assemblee nei luoghi di lavoro, quindi depotenziando, anzi, sabotando attivamente lo sciopero. Mentre, in embrione, le lavoratrici, operaie hanno mostrato in diverse forme che non si è disponibili a farsi chiudere in un recinto.
Vi sono stati interventi contro il governo. Compagne di Bologna hanno smascherato, con contestazioni, interruzioni una che si presentava come semplice donna, quando in realtà era stata assessora a Bologna alle politiche sulla casa.
Sulla gestione dell'assemblea dalle organizzatrici di nonunadimeno, la valutazione da parte di varie compagne non è buona sia dal punto di vista del metodo che del merito: esclusiva, poco chiara, e non orizzontale, riformista.
Vi era anche una logica da “addette ai lavori”. Per esempio, al tavolo sulla comunicazione il concetto della comunicazione, portato avanti dalle giornaliste professioniste (anche della carta stampata), era improntato all'aziendalismo, all'autoimprenditorialità, sotto un'ottica "professionale".
I maschi c'erano, non tanti, più presenti nel Tav sul sessismo nei movimenti (hanno la “coda di paglia”?...). La presenza dei maschi diventava quasi rassicurante, normalizzante, legata ad una concezione per cui se lotto lotto per tutti e quindi non c’è necessità di un’organizzazione specifica delle donne, di una lotta specifica.
Si è creata un’inedita saldatura che ruota intorno ai CAV e ai loro finanziamenti che vede convergere e convivere UDI, centri sociali area disobbedienti in tutte le declinazioni, PD, sindacalismo di base (USB in maniera massiccia), sinistra critica/quaderni viola/marcia delle donne.
ALCUNI INTERVENTI:
UDI Modena: formazione e responsabilità su violenza nei luoghi di lavoro
“La precarietà rende sterili” slogan dell’ UDI per indicare come la precarietà renda difficile scelta di maternità. Uomini e donne, mettere insieme maternità e paternità nel lavoro, coinvolgere gli uomini nel lavoro di cura (in diversi interventi tornerà il concetto di genitorialità).
CAV Mantova: femminilizzazione del lavoro. Proposta Fedeli condivisione genitoriale. Non è sufficiente lo sciopero ma entrare nelle istituzioni.
Fiom Roma: sui posti di lavoro si stima che almeno 4mln hanno subito molestie. No al differenziale di retribuzione. Indennità di maternità legata al lavoro e/o disoccupazione da estendere.
USB: critica delle politiche di conciliazione che contribuiscono alla precarizzazione. Passare da maternità a genitorialità è importante. Riduzione orario di lavoro. Battaglia sui ritmi. Riduzione età pensionabile.
USB Napoli: Tutti gli studi affermano che il PIL con maggiore inclusione delle donne nel lavoro migliorerebbe. Contrattazione a favore delle donne.
UDI Bologna: Il part time a seguito di maternità è penalizzante sia in termini di carriere, pensione, reddito. Sulle politiche abitative, che attualmente prevedono l’assegnazione al capofamiglia, bisogna chiedere che all’uomo violento non venga assegnata l’abitazione. 8/3 sciopero contro la violenza sulle donne ma anche del lavoro. Non può essere uguale allo sciopero “normale”. Lo sciopero dovrebbe trovare forme di sottrazione, sciopero del lavoro riproduttivo. In diversi lavori sono previste mansioni “implicite” che implicano il doversi prendere cura degli altri clienti-capo, etc; vi è un surplus di sfruttamento, la molestia a volte è parte della mansione. Autorganizzazione del welfare (una sorta di mutuo soccorso).
Lucha y Siesta Roma: Precarietà causa di violenza economica e sociale, la condizione abitativa fondamentale per uscire da situazioni familiari a rischio. Ricerca appartamenti con garante il governo e gli enti locali.
S.G. Base scuola: lavoro precario e disoccupazione causa violenze, difesa della Sanità pubblica,

15/02/17

VIVA LO SCIOPERO DELLE DONNE!

L'assemblea di Bologna del 4/5 febbraio ha confermato, dopo la manifestazione del 26 novembre con 200mila donne, la straordinaria mobilitazione delle donne, tantissime giovani. A Bologna tutti i Tavoli erano pienissimi e nell'assemblea plenaria vi erano più di 800 donne, ma è realistico che nei due giorni vi siano state almeno il doppio. Una novità anche rispetto agli altri paesi europei.

Le compagne del Movimento femminista proletario rivoluzionario, che il 25 novembre organizzarono un assedio delle donne proletarie al parlamento a Roma, e il giorno dopo parteciparono al grande corteo, sono state presenti e sono intervenute anche nell'assemblea di Bologna, facendo appello ad uno sciopero delle donne vero, che veda al centro nella preparazione e nella giornata dell'8 marzo, lo sciopero nei vari posti di lavoro, le operaie, le lavoratrici, le precarie, verso cui padroni, capi ogni giorno fanno violenza, sia con discriminazioni, umiliazioni, ricatti, sia distruggendo i nostri corpi. Dicevano delle operaie della fabbrica metalmeccanica, Necta di Bergamo, che avevamo incontrato nei giorni precedenti: "Ci tolgono la salute con i ritmi di lavoro, i movimenti non normali, ripetitivi; ognuna di noi ha dolori articolari, alle spalle, è come se avessimo un coltello dietro la schiena. Poi tante operaie in questa fabbrica si sono ammalate di tumore"; nelle fabbriche, dalla Fca di Melfi alla Oerlikon di Bari, le lavoratrici non possono neanche andare al bagno, vengono umiliate; nelle campagne invecchiano e muoiono per la fatica e lavorano sotto il ricatto delle violenze sessuali; tantissime, dopo essere state sfruttate, vengono da un giorno all'altro licenziate, come le migliaia di Almaviva; e poi le centinaia di migliaia di precarie dei servizi, trattate da padroni e Stato come "usa e getta", e poi le lavoratrici immigrate schiavizzate, e poi, e poi...
Uno sciopero sull'insieme delle condizioni delle donne, e quindi contro padroni, governo, Stato, che a tutti i livelli portano avanti un pesante, feroce attacco pratico, politico, ideologico in un clima da moderno fascismo, che unisce, attacchi alle condizioni di vita, di lavoro, oppressione, eliminazioni dei diritti conquistati con le lotte nei paesi imperialisti, come l'aborto, a repressione, e di cui le violenze sessuali degli "uomini che odiano le donne" sono la naturale conseguenza e la punta di iceberg. 
Si tratta di violenza reazionaria, fascista, quotidiana, sistemica, perchè frutto inevitabile di questo sistema capitalista, una violenza che non può fermarsi e che può essere combattuta solo lottando contro tutta la società capitalista.
Lo sciopero delle donne è oggi l'arma delle donne per costruire una lotta generale contro tutto questo sistema borghese, una lotta rivoluzionaria in cui le donne portano una "marcia in più".
Nel nostro paese, lo "sciopero delle donne" l'ha "inventato" il Movimento femminista proletario rivoluzionario, e nei recenti anni l'ha cominciato a fare - nel novembre 2013 e nell'8 marzo dell'anno scorso - in una situazione in cui da parte di alcune di coloro che oggi scoprono lo sciopero delle donne, veniva ignorato, o peggio svilito/attaccato. Ma già questa scintilla dello sciopero, che ha visto fermarsi 20mila lavoratrici, precarie, disoccupate, immigrate, donne in lotta nei quartieri, studentesse, ecc., ha mostrato la forza di questa arma di lotta che intreccia condizione di classe e condizione come donne, e che porta rotture, necessità di trasformazione in ogni ambito, anche tra i lavoratori, nel movimento sindacale, nelle famiglie...
Queste scintille, oggi via via si sono trasformate in fuochi, non solo in Italia, ma dall'Argentina, alla Francia, ecc.

Siamo contente che nell'assemblea molti interventi, soprattutto delle giovani, hanno respinto l'appello ai sindacati confederali ad indire lo sciopero delle donne 
Questi sindacati confederali sono parte complementare, organica di questo sistema capitalista di sfruttamento e oppressione. I loro accordi avallano i peggioramenti che i padroni stanno sempre più portando sui posti di lavoro e che colpiscono in particolare le donne, non solo dal punto di vista economico, ma di vita. I sindacati confederali sono anello della catena che opprime le donne proletarie. E non possiamo chiedere a chi contribuisce a stringere questa catena, di indire il nostro sciopero. Nello sciopero delle donne del 2013, le direzioni della Cgil, per "mettersi la coscienza a posto" dichiararono solo uno sciopero virtuale di mezz'ora, ma ostacolarono fortemente sui posti di lavoro le lavoratrici iscritte o delegate che invece volevano, e tante lo fecero, lo sciopero per l'intera giornata
E a dimostrazione da che parte sta la Cgil, anche ora la segreteria ha detto di non voler proclamare nazionalmente lo sciopero.
Anche tanti interventi nei tavoli hanno attaccato il governo, dello Stato, le politiche, dal jobs act ai tagli dei servizi, come l'azione di molta magistratura, polizia, la cui "giustizia" è di usare la legge per "garantire" gli stupratori e i loro complici, mentre piuttosto denunciano e condannano le donne che lottano contro gli assassini/stupratori, le donne che lottano per la casa, per la salute, per il lavoro, ecc.

Ma in questo grande movimento delle donne vi è un femminismo piccolo borghese, un femminismo borghese e un femminismo proletario, ancora debole in questo movimento, ma determinante nelle lotte continue sui posti di lavoro e del non lavoro, in varie realtà soprattutto al sud, ma anche in importanti città del nord.  

Soprattutto nell'organizzazione dei Tavoli, negli obiettivi agisce il femminismo borghese portando una logica riformista, da "addette ai lavori" che di fatto chiedono al governo, allo Stato di migliorare questo sistema capitalista.
Ma questo è insieme una tragica illusione e una, più colpevole, politica che se passa toglierebbe forza alla potenzialità di rottura che può portare questo grande movimento delle donne.
Ogni giorno questo sistema mostra la sua marcia verso un moderno fascismo, un moderno medioevo per le donne. Simbolicamente, ma poi non tanto, lascia la parola sulle donne alla polizia (ieri, 14 febbraio), a dimostrazione - a parte la tragica ironia che dovrebbero difendere le donne e dare "consigli" alle donne proprio chi, umiliando le donne che denunciano violenze, persecuzioni, è corresponsabile di tanti femminicidi - che la risposta di questo Stato è solo da Stato di polizia, in una logica di controllo, di politiche securitarie, di repressione, come è stato nella legge sul femminicidio, come è recentemente anche nel decreto Minniti che strumentalizza i numeri dei femminicidi, stupri per attuare "zone rosse", fare città sotto controllo militare, colpire le nostre sorelle prostitute.

Il femminismo proletario, le donne, ragazze che vogliono realmente che "tutta la vita deve cambiare", devono fare di questo importante "sciopero delle donne" anche un terreno di chiarezza, di organizzazione delle loro forze, per impedire che questo sciopero si riduca a fare piattaforme a tavolino e Tavoli con governo e Ministri.

Per noi le piattaforme, necessarie, sono frutto delle lotte, dei bi/sogni che le donne, soprattutto le donne proletarie, stanno facendo e agendo con le lotte; sono sfide contro padroni, governo Stato che anche dopo l'8 marzo si riempiono di azioni, per strappare dei risultati, ma soprattutto per accendere tanti fuochi in ogni posto di lavoro, in ogni città, in ogni quartiere, per unire le donne, per essere "tante di più", perchè nessuna sia sola, e cominciare effettivamente a "far paura", a questo sistema e agli uomini che odiano le donne.

VIVA LO SCIOPERO DELLE DONNE!

8 marzo - lo sciopero delle donne operaie e lavoratrici si fa strada nelle fabbriche e nelle file del sindacalismo confederale.

Siamo contente che all'interno della Cgil si alzino voci che sostengono la necessità dello sciopero delle donne e siano critiche verso la direzione della Cgil che ha dichiarato di non volerlo proclamare.

Ma riteniamo che il lavoro nelle fabbriche sia ora prioritario e non debba lasciare spazio ad attendismi. Il rifiuto della Cgil è coerente con la sua linea di accordi e di contratti, come appunto quello dei metalmeccanici, che stravolgono anche una minima e normale prassi sindacale di difesa dei lavoratori e delle lavoratrici, e che lo sciopero delle donne nelle fabbriche debba anche essere una forte risposta a tutto questo.



MFPR


Dal Comitato Direttivo Cgil. E.Como: Il ccnl FIOM è già un modello; l’8 marzo, sciopero.


....Peraltro, se come ci viene detto in tema di salario, la strada potrebbe comunque essere quella di aggirare gli aumenti fissi e praticare una politica contrattuale che punti all’aumento delle maggiorazioni dei turni, degli straordinari, dei festivi o persino della qualità e della professionalità, sarei ancora più in disaccordo. Si avvierebbe così una stagione di contrattazione ancora più disarticolante, in cui verrebbero  premiati solo alcuni e non altri e in cui aumenterebbero le differenze salariali. Primo tra tutti aumenterebbe il già altissimo differenziale salariale tra uomini e donne, che notorialmente sono quelle che fanno meno turni e meno straordinari e sono più discriminate sugli aspetti legati a professionalità e qualità.
Detto questo, passo facilmente al secondo punto del mio intervento. Lo sciopero internazionale delle donne l’8 marzo.
Come sapete, la bellissima manifestazione del 26 novembre ha lanciato la proposta di arrivare anche in Italia allo sciopero dell’8 marzo contro la violenza e contro le discriminazioni sul lavoro. Si sciopererà in altri 22 paesi nel mondo, come Argentina, Stati Uniti, Polonia, paesi diversi dal punto di vista sociale e economico ma simili quanto alle persistenti discriminazioni delel donne, dentro e fuori dai posti di lavoro.
Il movimento italiano protagonista di questo percorso, Non una di meno, ha chiesto già da tempo ai sindacati di prclamare sciopero l’8 marzo. Hanno aderito subito varie sigle di base. Ragione per cui la copertura per lo sciopero c’è già. Sarebbe però un segnale politico importante se la CGIL aderisse e proclamasse a sua volta sciopero. E’ una grande occasione e sarebbe un errore perderla.
Sarebbe del tutto coerente anche rispetto alla nostra campagna referendaria: scioperiamo contro la violenza, per i salari delle donne, per i loro diritti, contro le discriminazioni, ma anche per tutte quelle donne che lavorano nelle ditte in appalto e con i voucher.
Il movimento delle donne sta dando una straordinaria prova di partecipazione e mobilitazione. Non facciamo finta di niente. Tante lavoratrici, delegate e sindacaliste sono parte integrante di questo movimento e parteciperanno comunque alla costruzione dello sciopero. Non perda la CGIL questa grande occasione. Proclami lo sciopero generale l’8 marzo. ..

L’intervento al Comitato Direttivo della CGIL del 10 febbraio 2017.
La relazione introduttiva ha sottolineato che il contratto nazionale dei metalmeccanici non può e non deve essere considerato il nuovo modello della contrattazione. Sono d’accordo! Ma temo che invece accadrà proprio questo nei fatti.
È vero che ogni negoziato è una partità a sé, come è stato detto nell’introduzione. Ed è anche vero che in quello dei metalmeccanici, Federmeccanica ha fatto fino in fondo il mestiere della controparte, impostando fin dall’inizio una trattativa difficile e ostile. É altrettanto vero che la FIOM ha deciso ogni passaggio di quella trattativa nella sua autonomia e che il contratto nazionale è stato votato dai lavoratori. Un dato di fatto che non può essere messo in discussione. Vero anche che la firma della FIOM chiude la stagione degli accordi separati, dopo oltre 7 anni.
Tutto vero, ma resto convinta che l’impianto contrattuale a cui si è arrivati è pericoloso per tutta la contrattazione e apre di fatto a un nuovo modello contrattuale per tutti. In fondo, i metalmeccanici e le metalmeccaniche hanno sempre avuto questo onere nella storia delle relazioni industriali. Nel bene e nel male.
Un modello contrattuale in cui per la prima volta i minimi salariali non sono certi ma soltanto stimati e calcolati sull’inflazione ex post, i premi di risultato sono completamente variabili, la legge 104 condizionata alla programmazione nel mese precedente l’utilizzo. Un modello in cui la sanità integrativa e il welfare aziendale sono centrali e di fatto sostituiscono parte degli aumenti salariali (senza peraltro aver nemmeno definito una regia nazionale sulla loro modalità di erogazione!). Un modello in cui si chiude è vero con la stagione degli accordi separati ma si apre alla flessibilità dell’orario di lavoro e alle deroghe, si modifica il pagamento della malattia e si raddoppiano le ore di straordinario obbligatorio, accettando quindi gran parte di quelle modifiche contrattuali che avevano giustamente suggerito alla FIOM di non firmare nel 2012.
Per queste ragioni credo che questo contratto nazionale rappresenti un elemento di arretramento, non un vittoria. Un modello che i padroni stanno già provando a esportare nelle altre categorie.
È un’altra però la considerazione che vorrei fare a questo direttivo. È possibile che di fronte a questo contratto nazionale passi ora l’interpretazione che ci è stata spiegata nel Comitato Centrale della FIOM rispetto alla quale, una volta approvato dalla maggioranza dei lavoratori, esso va applicato alla lettera, anche eventualmente dove le condizioni di forza suggerirebbero altre scelte?
Se il ccnl prevede che i premi siano completamente variabili, per esempio, è ancora possibile invece contrattarli fissi? Chiaro, so bene che il punto sono i rapporti di forza. E con questo ccnl non credo sarà facile per nessuno difendere parti fisse di salario aziendale, piuttosto che contrastare la flessibilità o imporre l’utilizzo della legge 104 senza programmazione.
Ma il tema è se questo è possibile oppure no, come appunto ci viene spiegato nel Comitato Centrale. Perchè se fosse così, se non fosse possibile provare nella contrattazione aziendale a limitare gli effetti più negativi del ccnl, saremmo arrivati a un paradosso a cui nemmeno le peggiori intenzioni del TU del 10 gennaio potevano arrivare. Ossia il fatto che il ccnl sarebbe eventualmente modificabile in peggio tramite le deroghe ma non in meglio con la contrattazione aziendale. Sarebbe la fine della contrattazione aziendale acquisitiva in nome di una interpretazione della esigibilità che francamente a me sembra esasperata e senza alcun fondamento, nemmeno normativo.
E credo che, se così fosse, sarebbe bene che questa discussione non restasse chiusa in FIOM.
Peraltro, se come ci viene detto in tema di salario, la strada potrebbe comunque essere quella di aggirare gli aumenti fissi e praticare una politica contrattuale che punti all’aumento delle maggiorazioni dei turni, degli straordinari, dei festivi o persino della qualità e della professionalità, sarei ancora più in disaccordo. Si avvierebbe così una stagione di contrattazione ancora più disarticolante, in cui verrebbero premiati solo alcuni e non altri e in cui aumenterebbero le differenze salariali. Primo tra tutti aumenterebbe il già altissimo differenziale salariale tra uomini e donne, che notorialmente sono quelle che fanno meno turni e meno straordinari e sono più discriminate sugli aspetti legati a professionalità e qualità.
Detto questo, passo facilmente al secondo punto del mio intervento. Lo sciopero internazionale delle donne l’8 marzo.
Come sapete, la bellissima manifestazione del 26 novembre ha lanciato la proposta di arrivare anche in Italia allo sciopero dell’8 marzo contro la violenza e contro le discriminazioni sul lavoro. Si sciopererà in altri 22 paesi nel mondo, come Argentina, Stati Uniti, Polonia, paesi diversi dal punto di vista sociale e economico ma simili quanto alle persistenti discriminazioni delel donne, dentro e fuori dai posti di lavoro.
Il movimento italiano protagonista di questo percorso, Non una di meno, ha chiesto già da tempo ai sindacati di prclamare sciopero l’8 marzo. Hanno aderito subito varie sigle di base. Ragione per cui la copertura per lo sciopero c’è già. Sarebbe però un segnale politico importante se la CGIL aderisse e proclamasse a sua volta sciopero. E’ una grande occasione e sarebbe un errore perderla.
Sarebbe del tutto coerente anche rispetto alla nostra campagna referendaria: scioperiamo contro la violenza, per i salari delle donne, per i loro diritti, contro le discriminazioni, ma anche per tutte quelle donne che lavorano nelle ditte in appalto e con i voucher.
Il movimento delle donne sta dando una straordinaria prova di partecipazione e mobilitazione. Non facciamo finta di niente. Tante lavoratrici, delegate e sindacaliste sono parte integrante di questo movimento e parteciperanno comunque alla costruzione dello sciopero. Non perda la CGIL questa grande occasione. Proclami lo sciopero generale l’8 marzo. Tante donne se lo aspettano, lo chiedono alla nostra segretaria perchè è una donna, ma soprattutto lo chiedono alla CGIL.

Eliana Como