21/01/17

SULLO SCIOPERO 'DELLE DONNE...

_______

'Non una di meno' ha lanciato un Appello 'a tutti i sindacati confederali, di base e autonomi: l'8 Marzo fermiamo il mondo per dire no alla violenza maschile sulle donne'

Nell'appello scrivono: 'Siamo le donne che hanno costruito la grande mobilitazione nazionale dello scorso 26-27 novembre che ha visto scendere in piazza più di duecentomila persone...
La manifestazione ha ribadito che la violenza è un problema strutturale delle nostre società e agisce in ogni ambito della nostra vita. Il femminicidio è la punta dell'iceberg, l'epilogo tragico di una catena di discorsi e atti, simbolici e concreti, che dalla casa al posto di lavoro, dalla scuola all'università, negli ospedali e sui giornali, nei tribunali e nello spazio pubblico tende ad annientarci.
Sappiamo come la violenza sulle donne si esprime in una molteplicità di agiti/piani: nella disparità salariale; nelle tante discriminazioni sui posti di lavoro, nei luoghi della formazione e della ricerca; nello sfruttamento del lavoro domestico e di cura, sottopagato e gratuito; nel ricatto della precarietà; nella privatizzazione della salute e dei servizi; nella negazione della libertà di scelta e dell'autodeterminazione, nella violenza ostetrica e medica, nell'obiezione di coscienza dilagante, nella squalificazione del nostro ruolo e della nostra dignità...'.

Siamo d'accordo che la violenza contro le donne è strutturale e si esprime in ogni aspetto della vita e della condizione delle donne, ma occorre chiamare le cose per nome e cognome, non basta parlare genericamente di 'violenza', di 'nostre società', perchè si tratta di violenza reazionaria, fascista, frutto inevitabile di questo sistema capitalista, che può essere combattuta solo rovesciando questa società capitalista.
Questo porta ad un'altra importante e fondamentale questione: chi deve prendere in mano lo 'sciopero delle donne'. L'MFPR (Movimento Femmminista Proletario Rivoluzionario), nel foglio fatto sulle manifestazioni del 25 e 26 novembre, ha scritto:
'Sono e devono essere le donne proletarie, più sfruttate e oppresse, quelle che subiscono non una ma tutte le violenze fasciste, sessiste, razziste di questo sistema ad essere l'avanguardia e il riferimento, per contenuti, pratica, prospettiva.
LO SCIOPERO DELLE DONNE È OGGI L'ARMA DELLE DONNE LAVORATRICI, PRECARIE, DISOCCUPATE, DI CHI LOTTA OGNI GIORNO, PERCHÈ VI SIA UNA LOTTA GENERALE CONTRO TUTTO QUESTO SISTEMA BORGHESE, LOTTA RIVOLUZIONARIA'.

Ma le donne di 'non una di meno' fanno appello ad indire lo sciopero anche ai sindacati confederali. Quando questi sindacati confederali sono parte complementare, organica di questo sistema capitalista di sfruttamento e oppressione. I loro accordi avallano i peggioramenti che i padroni stanno sempre più portando sui posti di lavoro e che colpiscono in particolare le donne, non solo dal punto di vista economico, ma di vita - pensiamo all'accordo dei sindacati confederali, compreso la Cgil, di Almaviva, dove la maggioranza sono lavoratrici, e alla sua devastazione verso le loro vite, lavoratrici che proprio sabato prossimo scendono in lotta contro quell'accordo.
Lo 'sciopero delle donne', vero, non virtuale - fortemente ostacolato nel novembre 2013 soprattutto dalla Cgil - è quindi, per forza, anche contro i sindacati confederali, anello della catena che opprime le donne proletarie - E non possiamo chiedere a chi contribuisce a stringere questa catena, di indire il nostro sciopero....

'Non una di meno', nell'appello scrive poi:
'Si tratta di un esperimento inedito in Italia che ha come riferimenti più prossimi gli scioperi delle donne argentine e polacche dei mesi scorsi. E' una sfida che lanciamo per rimettere al centro, dopo il 26 e il 27 novembre, il protagonismo delle donne contro la violenza psicologica, fisica, sociale, economica, politica e culturale, perché “Se le nostre vite non valgono, allora ci fermiamo”.

(dal Tavolo 4) - 'Lo sciopero delle donne il prossimo 8 marzo non è affatto un''esperimento inedito' in Italia. Come MFPR lo abbiamo promosso sin dal 2008 e messo in pratica a livello nazionale il 25 novembre 2013 e l'8 marzo dell'anno scorso...
...Negare che ci siano già state esperienze in Italia di questo tipo, vuol dire oscurare... almeno 20.000 donne e lavoratrici in Italia (lotte di cui il web è pieno e che hanno avuto un eco mondiale, arrivando anche in India), che hanno scioperato il 25 novembre 2013 e l'8 marzo 2016, pagando anche sulla propria pelle il coraggio di quella lotta con licenziamenti e, indirettamente, con altre misure repressive...
...quelle donne lavoratrici, precarie, disoccupate, immigrate, che si sono spese nella lotta sono invece 'invisibili' per questo 'movimento' che sin'ora è stato solo a guardare, quando non ha voltato addirittura la testa dall'altra parte...'.

MFPR

17/01/17

Una risposta a [nonunadimeno] su sciopero dell'8 marzo e lettera ai sindacati

Questa risposta, anche se zittita (con il pretesto che intasava la mailing list), ha comunque innescato una discussione nella rete nonunadimeno su separatismo e sul primo sciopero delle donne in Italia.
A seguire la lettera ai sindacati dell'assemblea romana, poi modificata in virtù di questa segnalazione, ma solo in superficie, senza di fatto valorizzare il primo vero sciopero delle donne in Italia, quello del 25 novembre 2013 (la nuova versione la trovate qui):

 

Non diciamoci bugie, lo sciopero delle donne il prossimo 8 marzo non è affatto un'"esperimento inedito" in Italia
Come MFPR lo abbiamo promosso sin dal 2008 e messo in pratica a livello nazionale il 25 novembre 2013. Allora, come anche lo scorso 8 marzo, I sindacati che si sono realmente messi "al servizio della mobilitazione delle donne" sono stati lo Slai Cobas per il sindacato di classe e l'USI, che sicuramente appoggeranno anche il prossimo sciopero delle donne (http://femminismorivoluzionario.blogspot.it/).

Negare che ci siano già state esperienze in Italia di questo tipo, vuol dire oscurare la storia di lotta recente di almeno 20.000 donne e lavoratrici in Italia (Lotte di cui il web è pieno e che hanno avuto un eco mondiale, arrivando anche in India), che hanno scioperato il 25 novembre 2013 e l'8 marzo 2016, pagando anche sulla propria pelle il coraggio di quella lotta con licenziamenti e, indirettamente, con altre misure repressive, come la denuncia per diffamazione da parte dell'avvocato di un militare stupratore nei confronti della sottoscritta, individuata proprio grazie al ruolo assunto nello sciopero generale e nazionale delle donne del 25 novembre 2013.

Negare che ci siano già state esperienze in Italia di questo tipo, vuol dire anche ostacolare questa nuova esperienza in Italia, mozzarne alla base le ragioni e le radici, ripartire da 0 anche se a zero non siamo
Vuol dire alla fine fare del male alle donne, alle lavoratrici, alle proletarie che per la prima volta si trovano a fare questa scelta di lotta
Vuol dire fare altrettanta violenza a quelle donne e lavoratrici che si sono spese nella lotta e che sono ancora "invisibili" per questo "movimento", che si vuol dire "rappresentativo" della lotta contro la duplice violenza - genere/classe - e che sin'ora è stato solo a guardare, quando non ha voltato addirittura la testa dall'altra parte.

E poi cosa significa: "Lo sciopero si rivolge principalmente alle donne, ma ha più forza se innesca un supporto mutualistico con gli altri lavoratori, le reti relazionali e sociali, chi assume come prioritaria questa lotta"?
Vuol dire forse, come specificato in seguito dal contributo sullo sciopero dell'8 marzo da nonunadimenoRoma: "Vogliamo trovare soluzioni condivise e collettive ... in cui molti uomini, mariti, compagni, padri, fidanzati, fratelli, nonni, amici, hanno svolto un lavoro di supplenza nello svolgimento di attività normalmente svolte dalle donne"?

VUOL DIRE CHE IO, PADRONE, NON MI DEVO PREOCCUPARE PERCHE' IL MARITO DI QUELLA SCELLERATA DI SUA MOGLIE VERRA' A LAVORARE A POSTO SUO?
Ammesso che ciò sia possibile e non lo è, perché io donna, lavoratrice, dovrei accettare che qualche maschio, addirittura "mio marito" venga a lavorare a posto mio? Venga a rendersi schiavo e complice allo stesso tempo delle mie catene?

NO GRAZIE, QUESTA PROMISCUITA' NON FA' AFFATTO BENE, NE' ALLA LOTTA DI GENERE NE' ALLA LOTTA DI CLASSE

Né fanno bene certi consigli per evitare, ai datori di lavoro, le conseguenze dello sciopero, tipo "Se sei precaria e non ti è garantito il diritto di scioperare, puoi chiedere un permesso (per esempio per andare a donare il sangue) e astenerti dal lavorare" : Se non hai sangue infetto puoi andare a donare il sangue e l'INPS rimborserà ai datori di lavoro che ne faranno richiesta la tua giornata di permesso, Mentre se non puoi chiedere di donare il sangue sciopererai alla luce del sole e come minimo il datore di lavoro ti tratterrà, dalla busta paga la giornata non lavorata, ma almeno si saprà che l'8 marzo 2017 tu hai fatto sciopero contro la violenza maschile, padronale e di Stato sulle donne!

Tra l'altro tali "consigli" svelano una certa ignoranza, se non addirittura indifferenza, verso il peggioramento delle condizioni di lavoro (e dei "diritti"), aumentato negli anni fino al jobs act, per cui la "garanzia del diritto di sciopero" è di fatto aria fritta, che dobbiamo riconquistarci con la lotta radicale e unitaria (quella che i sindacati concertativi hanno evitato come la peste)

Così com'è lo sciopero delle donne il prossimo 8 marzo, sarà ancor più silenziato di quello del 25 novembre 2013, quando anche i vari centri antiviolenza si sono dati latitanti e non hanno saputo/voluto approfittare della voce delle lavoratrici che spingeva dal basso, da una 2 giorni di accampata a piazza S. Giovanni in cui abbiamo dovuto occupare il palco dei sindacati di base per far sentire la voce delle donne proletarie!


[Nonunadimeno] lettera ai sindacati

L'assemblea romana di Non Una Di Meno propone il testo che trovate di seguito ed in allegato da inviare alle direzioni sindacali nazionali e territoriali per sollecitare la convocazione di uno sciopero generale per la giornata dell'8 marzo contro la violenza maschile sulle donne.  Vi mandiamo una proposta per un testo breve e snello, ma che raccoglie la complessità del percorso e i contenuti già discussi lo scorso 27 novembre. Chiediamo ai sindacati, in particolare a quelli che hanno partecipato alle giornate del 26-27, di farsi strumento, di mettersi al servizio delle donne e non di esserne ostacolo negandone l'indizione.
L'intento è quello di arrivare al più presto alla proclamazione sindacale della giornata di sciopero, utile per il lancio e la costruzione della giornata stessa e, soprattutto, per consentire e favorire l'adesione delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti.  Poichè per attuare uno sciopero esistono dei tempi burocratici ben precisi è necessario che il comunicato venga reso pubblico il più presto possibile.



Appello a tutti i sindacati confederali, di base e autonomi: l'8 Marzo fermiamo il mondo per dire no alla violenza maschile sulle donne



Siamo le donne che  hanno costruito la grande mobilitazione nazionale dello scorso 26-27 novembre che ha visto scendere in piazza più di duecentomila persone.

Con lo slogan Non Una di Meno ci siamo rimesse in marcia contro la violenza maschile sulle donne insieme a tutt* coloro che hanno riconosciuto questa lotta imprescindibile per la trasformazione radicale dell'esistente.

La manifestazione ha ribadito che la violenza è un problema strutturale delle nostre società e agisce in ogni ambito della nostra vita. Il femminicidio è la punta dell'iceberg, l'epilogo tragico di una catena di discorsi e atti, simbolici e concreti, che  dalla casa al posto di lavoro, dalla scuola all'università, negli ospedali e sui giornali, nei tribunali e nello spazio pubblico tende ad annientarci.

Sappiamo come la violenza sulle donne si esprime in una molteplicità di agiti/piani: nella disparità salariale; nelle tante discriminazioni sui posti di lavoro, nei luoghi della formazione e della ricerca; nello sfruttamento del lavoro domestico e di cura, sottopagato e gratuito;  nel ricatto della precarietà; nella privatizzazione della salute e dei servizi; nella negazione della libertà di scelta e dell'autodeterminazione, nella violenza ostetrica e medica, nell'obiezione di coscienza dilagante, nella squalificazione del nostro ruolo e della nostra dignità.

Ma siamo altrettanto consapevoli  - e dobbiamo farlo capire a molti - del peso che le donne, più della metà della popolazione mondiale, hanno nei processi economici, sociali,culturali,  produttivi e riproduttivi, e della forza di mobilitazione trasformativa che  possono esprimere e stanno esprimendo in tutto il mondo.



Le giornate del 26 e 27 Novembre sono state solo l’inizio di un percorso di lotta, di elaborazione, di trasformazione, dunque, perché sentiamo fortemente il bisogno che tutto questo non rimanga sul piano esclusivamente simbolico.

Per questo abbiamo fatto nostro l'appello delle donne argentine alla costruzione di uno SCIOPERO INTERNZIONALE DELLE DONNE PER IL PROSSIMO 8 MARZO. Una giornata in cui rivendicare la nostra forza agendo la nostra sottrazione/astensione da ogni funzione produttiva e riproduttiva che ci riguardi.

Si tratta di un esperimento inedito in Italia che ha come riferimenti più prossimi gli scioperi delle donne argentine e polacche dei mesi scorsi. E' una sfida che lanciamo per rimettere al centro, dopo il 26 e il 27 novembre, il protagonismo delle donne contro la violenza psicologica, fisica, sociale, economica, politica e culturale, perché “Se le nostre vite non valgono, allora ci fermiamo”.



Chiediamo, quindi, a tutti i sindacati confederali, di base e autonomi, in particolare a tutti quelli che hanno aderito alle giornate del 26 e del 27 Novembre, di mettersi al servizio della mobilitazione delle donne e di indire lo sciopero generale per la giornata dell'8 Marzo 2017,   essere strumento utile allo sciopero e non ostacolo all'adesione delle lavoratrici e di tutt* coloro intendano partecipare a questa nuova giornata di lotta per la nostra autodeterminazione.


--
Non Una Di Meno

15/01/17

LE PRECARIE COOP SOCIALI DI PALERMO APRONO L'ANNO DI NUOVO IN LOTTA

NON CI AVETE FERMATO E NON CI FERMERETE!" HANNO GRIDATO IL 25 NOVEMBRE A ROMA "ASSEDIANDO" IL PALAZZO DEL PARLAMENTO INSIEME AD ALTRE LAVORATRICI, PRECARIE, DONNE DISOCCUPATE, ALLE COMPAGNE DEL MFPR
  contro la violenza del governo, dei padroni, dello Stato, di questa società a base dell'humus maschilista e sessista che diffondendosi a livello di massa produce l'odiosa violenza sulle donne fino ai femminicidi, portando questa lotta anche  alla grande manifestazione  del 26

 QUESTO "NUOVO" GOVERNO AL SERVIZIO DEI PADRONI CI VUOLE TOGLIERE IL LAVORO,  CONTINUA AD ATTACCARE PESANTEMENTE LA NOSTRA DIGNITA' DI LAVORATRICI E DI DONNE, LA NOSTRA VITA  

NON VE LO PERMETTEREMO! 
VERSO LO SCIOPERO DELLE DONNE!


 Occupazione del palazzo della Città Metropolitana  a Palermo 
in questi giorni

Rosa Luxemburg "l'Aquila" al servizio della lotta rivoluzionaria

Rosa Luxemburg "l'Aquila" al servizio della lotta rivoluzionaria

Nell'anniversario della morte di Rosa Luxemburg avvenuta il 15 gennaio 1919,  vogliamo renderle onore riportando lo stralcio dell'intervento fatto in occasione della celebrazione/festa del 20* anniversario del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario, tenutosi a Palermo il 6 Giugno 2015:
"... Rosa Luxemburg fu tra i fondatori del partito spartachista in Germania e insieme a K. Liebknecht promosse l'insurrezione spartachista. Subì lunghi anni di prigionia e nel gennaio 1919 fu uccisa nella repressione che seguì l'insurrezione. Rosa Luxemburg sostenne l'impossibilità di realizzare il socialismo attraverso azioni riformiste e affermò invece la necessità di superare e sovvertire definitivamente i rapporti sociali esistenti. Lenin, pur avendo con Rosa forti divergenze sulla visione del partito comunista, su alcune sue analisi differenti da quelle di Marx, la chiamava "l'Aquila". Rosa Luxemburg riuscì ad essere un'aquila nel pensiero, imparando a leggere e scrivere da sola. Questo lo sottolineiamo perché spesso le compagne, alcune compagne lavoratrici su questo si nascondono dietro una sorta di giustificazione: la difficoltà di studiare, la difficoltà di essere non solo quelle che fanno ma anche quelle che pensano ecc. Ma le donne devono pensare, perché il loro pensiero, proprio perché strettamente legate alla pratica, alla condizione di totale oppressione che tocca tutti gli aspetti, è un pensiero molto ricco. Rosa Luxemburg dimostra che si può anche non sapere leggere e scrivere ma si può diventare una teorica. 
B. Brecht alla sua morte le dedicò queste frasi: "Ora è sparita anche la Rosa rossa. Dov'è sepolta non si sa. Siccome disse ai poveri la povertà, i ricchi l'hanno spedita nell'aldilà..."

NOI SIAMO FIGLIE ED EREDI DI QUESTA STORIA E DI QUELLA DI ALTRE  DONNE,
COMPAGNE RIVOLUZIONARIE CHE HANNO AVUTO UN RUOLO DETERMINANTE E HANNO CONTRIBUITO ALLA DOPPIA BATTAGLIA 
RIVOLUZIONARIA DELLE DONNE,
e oggi vogliamo portare avanti questa storia non facile ma entusiasmante.
Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario

12/01/17

Cona: un aggiornamento, dopo la morte di Sandrine, della situazione grave dei migranti - la risposta dello Stato e'... repressione

Dalla Mensa Marzolo Occupata di Padova sui recenti fatti di Cona (Ve).

Ciao a tutti e tutte,
inviamo un comunicato diffuso a Padova sui recenti fatti accaduti nel centro di prima accoglienza di Cona (Ve). Fino a qualche giorno fa il centro era militarizzato dalla celere in antisommossa e chiudeva l'ingresso a chiunque: oltre naturalmente ai solidali, anche a giornalisti o parlamentari della borghesia di sinistra catapultatisi fin da subito a Cona come pescecani. Sembra che la richiesta di "non far passare nessuno" sia arrivata dal responsabile della cooperativa Ecofficina-Edeco che gestisce la stragrande maggioranza delle strutture per richiedenti asilo della provincia di Padova, Venezia e Treviso nonostante i suoi vertici siano indagati per corruzione, maltrattamenti e ruberie varie.
I ragazzi all'interno del centro denunciano molti altri casi di profughi in gravi condizioni di salute abbandonati a se stessi senza cure mediche e la stessa Sandrine, morta lunedì scorso, era da giorni che soffriva. Il quadro per capire la loro lotta sembra piuttosto chiaro...una lotta che non sembra affatto pacificata.
Inviamo anche un'intervista fatta a RadiAzione.info ad un ex operatrice del centro di Cona.
http://www.radiazione.info/2017/01/morte-di-sandrine-nel-centro-accoglienza-di-cona/
Seguiranno aggiornamenti.

Al fianco degli immigrati in lotta!
Sui recenti fatti di Cona

Lunedì 2 gennaio, presso il centro di accoglienza di Cona (in provincia di Venezia), è morta Sandrine Bakayoko, venticinquenne richiedente asilo della Costa d’Avorio.
In seguito ad alcune ore di ritardo dei soccorsi, è esplosa una protesta per denunciare l'accaduto e le condizioni terribili di vita cui sono costretti più di 1400 immigranti, ai quali va tutta la nostra solidarietà per la loro coraggiosa lotta.
Riscaldamento assente, servizi igienici e pasti scadenti, acqua fredda, mancanza di cure mediche e sovraffollamento sono le reali problematiche con cui migliaia di immigrati devono confrontarsi ogni giorno in tutti i centri di accoglienza.
In questi casi, la maschera della propaganda reazionaria e populista cade di fronte alla situazione reale: da un lato i vermi razzisti che sputano odio parlando di profughi negli hotel a 5 stelle, dei 35 euro al giorno rubati dalle tasche degli onesti lavoratori italici; dall'altro chi millanta un'accoglienza degna e rispettosa degli individui, ma sui quali poi s’arricchisce. Quello che vediamo quotidianamente sono solo ghetti, nuove frontiere e muri che s’innalzano e sopraffazione verso chi ha il colore della pelle diverso. Vediamo cooperative  come la nostrana Ecofficina-Edeco che, alla faccia dell'accoglienza e della solidarietà, fanno migliaia di euro sulla vita degli immigrati e dai quali trattengono più del 90% dei famosi 35 euro! A questa situazione si somma la recente richiesta del capo della polizia di intensificare i rastrellamenti degli immigrati senza documenti, l’ipotesi di aprire un Cie per regione, fino alla loro criminalizzazione, arrivando a considerare una persona irregolare come un terrorista.
La classe politica, insieme ai suoi servi fascisti, cerca di indirizzare il malessere sociale, dovuto al peggioramento delle condizioni di vita a causa dell’aggravarsi della crisi economica, contro i profughi, aizzando il proletariato bianco contro l'altrettanto sottomesso proletariato migrante. Viene deviata così l’attenzione dai veri responsabili dell’immiserimento delle nostre vite: i padroni e le istituzioni di ogni orientamento politico che ci vogliono divisi per mantenere intatti i loro profitti e i loro privilegi.
Ma la realtà supera di gran lunga la fantasia: chi ha varato il jobs act non è ghanese, chi permette il massacro quotidiano nei posti di lavoro non è senegalese, chi taglia fondi alla sanità e alla ricerca, all'istruzione pubblica e al welfare non è rumeno. Chi arresta, sfratta i proletari dalle loro case, affama e sfrutta i popoli, sgancia tonnellate di bombe non è tunisino. Chi ci ammazza ogni giorno, a prescindere dal colore della nostra pelle, ha la giacca e la cravatta.
Lo scopo della classe politica è anche quello di distrarci dalle vere ragioni dei flussi migratori, cioè la guerra e la povertà che i paesi imperialisti europei, Italia compresa, continuano a portare da decenni in Africa, in Asia e Medioriente. Proprio in Costa d’Avorio la Francia ha investimenti miliardari e nel 2011 sostenne un colpo di stato per destituire il governo intenzionato a rivedere gli accordi economici con le multinazionali francesi e che causò più di 1000 morti e inaudite atrocità contro i civili. Facile immaginare quante persone furono costrette ad emigrare!
Quello che unisce i proletari bianchi e stranieri è l'appartenenza alla stessa classe sociale, quella degli oppressi. Uniti dobbiamo lottare contro la guerra e i nostri governi che le promuovono. Alle loro guerre neocoloniali e a quelle tra poveri nelle nostre città, preferiamo la guerra tra le classi.

UNIAMOCI TRA SFRUTTATI DI OGNI NAZIONE CONTRO IL NEMICO COMUNE!
FERMIAMO LE GUERRE NON LE PERSONE!

Padova gennaio 2017
Marzolo Occupata
via Marzolo 4 q.re Portello Padova

E ora parlano le mogli degli "schiavi" della logistica

Guarda il video su Drive


08/01/17

La memoria di SANDRINE BAKAYOKO non si cancella!


Verità e giustizia sociale
MANIFESTAZIONE SABATO 14 GENNAIO ORE 14.00
PIAZZA DANTE ALIGHIERI (CONETTA – CONA)

Noi saremo a Cona (Venezia) là dove la vita di Sandrine Bakayoko è stata spezzata, mentre era insieme ad altri profughi “parcheggiati” nel cosiddetto Centro d'accoglienza, per chiedere Verità e giustizia sociale. Caro Ministro degli Interni Marco Minniti, le sue operazioni di deportazione, avviate nei confronti di alcuni profughi a differenza di altri, e la gestione affaristica dell'accoglienza costituiscono - insieme ai Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE) - il problema e non la soluzione. Motivo per cui siamo, senza Se e senza Ma, dalla parte della giusta protesta che ha seguito la morte di Sandrine Bakayoko. Perché non vogliamo vivere in queste gabbie create dallo Stato tra indifferenza e miopia politico culturale.
Questi depositi umani che voi definite centri d'accoglienza stanno sempre più diventando dei luoghi di privazione di diritti e dignità nonché di sfruttamento lavorativo e sociale dei profughi e degli operatori sociali. E là dove le persone sono costrette a vivere in queste condizioni i diritti dell'uomo sono violati. Uomini e donne scaricati e sospesi tra procedure amministrative, ricatti di ogni natura e forme evidenti di razzismo.
Denunciamo la vergognosa campagna strumentale e razzista secondo cui i richiedenti asilo e i migranti ricevono dai 25 ai 35 euro al giorno! Questi soldi non li abbiamo mai visti. Si tratta di pura campagna demagogica e strumentale finalizzata a speculare sul disagio sociale dovuto alla crisi economica che vive la società tutta.
Invitiamo Sabato 14 gennaio tutte le associazioni, movimenti, forze sociali e laiche antirazziste a condividere insieme un momento di mobilitazione a Cona (Venezia) e in tutti i territori per Sandrine Bakayoko e per la liberazione dei profughi da questo “sistema”. Sistema creato dalle politiche dei vari governi italiani con la complicità di affaristi dell'assistenzialismo senza scrupoli.

Coalizione Internazionale Sans-papiers, Migranti, Rifugiati e Richiedenti asilo (CISPM) - Associazione degli ivoriani Napoli - Associazione degli immigrati senegalesi residenti in Abruzzo e Marche (AISAM) - Unione Sindacale di Base (USB) - Movimento Migranti e Rifugiati - Associazione Senegalese di Torino (AST) – Coordination des Sans-papiers (Belgique) - Coordination 75 des Sans-Papiers (CSP75 France) - Associazione Maliana Piemonte - Osservatorio Repressione - …. (seguono altre firme ) - 

Partecipazione o Adesione: coalizionesanspapiersmigranti@gmail.com